Scoppia la polemica sulle esportazioni alimentari italiane, dopo la notizia del blocco di un lotto di Grana Padano alla frontiera greca per i timori di contaminazione da coronavirus. Sul caso è intervenuta anche la ministra Teresa Bellanova, che ha definito le richieste di certificazione sulla sicurezza dei cibi italiani “casi isolati” e “tentativi spesso maldestri di speculazione tra partner commerciali che non coinvolgerebbero i governi”. E nella serata di venerdì l’ambasciata della Grecia a Roma ha comunicato che le autorità elleniche non hanno emesso alcuna direttiva riguardo all’esigenza di certificati sul Grana Padano importato. La Commissione europea ha voluto sottolineare che il coronavirus non si trasmette tramite alimenti e che perciò misure restrittive sul commercio di prodotti alimentari non sono giustificate.

Il caso del blocco del Grana Padano è stato denunciato da Assolombarda e da Confagri. Immediata la reazione del direttore generale del consorzio Grana Padano, che ha parlato di “allarmismi ingiustificati” che “ci stanno mettendo in grande difficoltà, peraltro in modo del tutto immotivato, oltre che non vero”. Le condizioni biologiche di stagionatura del Grana Padano, come di ogni altro prodotto stagionato, ha sottolineato il direttore Stefano Berni, “inattivano ogni tipo di virus, quindi anche questo, che comunque si trasmette esclusivamente da uomo a uomo e non con contatti di altro tipo”.

Tutto è nato, ha spiegato il consorzio, solo da una richiesta da parte di un agente in Grecia di una dichiarazione “virus free” per far varcare le frontiere al Grana Padano prodotto da un’azienda consorziata. L’azienda ha risposto con un’autodichiarazione di una decina di righe e non sono stati mai richiesti né bollini, né certificazioni.

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