“Qualcuno deve pur dirlo: basta! O come diceva una volta qualcuno: vaffa…”. Termina così, con un grande classico preso in prestito dal lessico politico del Movimento 5 stelle, il lungo sfogo con il quale il giornalista de il Fatto Quotidiano Ferruccio Sansa rinuncia salvo colpi di scena alla, a lungo ventilata, candidatura alle prossime elezioni Regionali in Liguria in caso di alleanza tra centrosinistra e M5s. L’intervento, come scritto dal Fatto Quotidiano in edicola, arriva in un momento in cui al capo politico reggente Vito Crimi viene chiesto da più parti di prendere posizione e prendere posizione.

Nel prendere parola sulla questione, per la prima volta pubblicamente, Sansa denuncia l’estenuante attesa di un accordo: “Siamo”, scrive, “appresi ai capricci di qualche consigliere regionale in cerca di conferma” e a quelli di chi perde tempo a “calcolare se garantisca più poltrone correre da soli o in coalizione”. Il riferimento non è al Pd e alla sinistra, che stanno esplicitamente provando in tutti i modi a mettere in campo un’alleanza che includa il M5s per contendere la Regione alle destre unite sulla riconferma di Giovanni Toti. I vecchi giochi di partito, secondo il giornalista, sono piuttosto da attribuire a quello che Sansa definisce come il “comportamento francamente penoso dei vertici del Movimento (non i militanti, nemmeno i tanti eletti oggi delusi e amareggiati) che non ha nemmeno il coraggio di dire ‘no’ e vuole costringere l’odiato alleato Pd ad assumersi la responsabilità della scelta”. Il 17 febbraio scorso infatti, gli attivisti 5 stelle si erano incontrati proprio in Liguria e al termine dell’assemblea hanno chiesto che la decisione fosse messa al voto sulla piattaforma Rousseau. Ma da quel giorno non si è più saputo niente.

Quello pubblicato su “LiguriTutti”, blog condiviso tra Sansa e il collega di Repubblica Marco Preve, più che un semplice sfogo sembra il lancio del programma per un’altra Liguria possibile, una dichiarazione d’intenti abortita sul nascere: “In gioco è molto più della scelta tra due candidati”, scrive ancora il giornalista, “ma proprio l’anima di questa terra. In gioco sono il lavoro, lo sviluppo, l’ambiente e il turismo, la sanità pubblica, i trasporti e l’istruzione”.

L’ormai ex – a meno di clamorosi colpi di scena – candidato in pectore del fronti anti-Toti non risparmia attacchi diretti all’attuale governatore: “In cinque anni non ha espresso nessuna idea di Liguria, l’ha trasformata in una terra di ombrellini e tappeti rossi – scrive Sansa – la Regione ha speso in pubblicità un milione e mezzo di soldi pubblici garantendosi la benevolenza di parte dell’informazione, mentre con la stessa cifra potevano essere acquistate le macchine per la radioterapia dei malati di cancro. Quei pazienti che ogni giorno sono costretti a viaggi in pullman per ottenere cure che salvano loro la vita”.

Nel tirarsi fuori dalla partita, Sansa ammette quella che sarebbe stata la sua disponibilità: “C’erano tempo, entusiasmo, volontà per elaborare un programma che non fosse soltanto ‘contro’, ma soprattutto ‘per’ una nuova Liguria. C’erano ideali comuni nei partiti di una possibile coalizione. (…) C’era tempo per riunire uno schieramento che selezionasse una nuova classe dirigente, politica, ma anche economica. Figure nuove invece dei soliti nomi che per decenni hanno sostenuto il passato centrosinistra e oggi ritroviamo compatti a finanziare Toti”. Così, a tre mesi dalle elezioni, i margini per ribaltare il governo della Regione si assottigliano, in attesa di segni di vita da parte delle forze politiche chiamate in causa da quello che, fino a ieri, era dato come il loro principale candidato.

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