La produzione e le attività lavorative ferme nelle zone rosse del Lodigiano e a Vo’ Euganeo. Con inevitabile impatto sulle aziende di tutta la zona. Gite scolastiche annullate, come convention e fiere. Cancellazioni a raffica per viaggi di lavoro e svago. E poi scuole e università – con il loro indotto – chiuse in tutto il Nord. Se fare previsioni a lungo termine sull’impatto economico del coronavirus è impossibile, gli effetti nel breve sono chiari. “Le misure adottate in questi giorni hanno di per sé un impatto notevole e sicuramente nel primo trimestre avremo un forte calo del pil“, anticipa l’economista Fedele De Novellis, responsabile del gruppo di lavoro Previsioni e analisi macroeconomiche di Ref Ricerche. Sarebbe il secondo trimestre di fila in negativo: l’Italia dunque andrebbe tecnicamente in recessione. Secondo Lorenzo Codogno, fondatore di Lc Macro Advisors ed ex dirigente generale al Dipartimento del Tesoro, l’andamento del primo trimestre può “compromettere l’intero anno” facendo calare il pil del 2020 tra 0,5 e 1 per cento.

Colpite due Regioni che da sole fanno un terzo del pil Lombardia e Veneto, le Regioni dove sono state adottate le misure più stringenti per contenere il contagio, insieme generano circa un terzo del pil italiano: rispettivamente 390 e 163 miliardi nel 2018, su un pil italiano di 1.765 miliardi. Basta questo per capire che le ripercussioni economiche dell’emergenza “potrebbero essere fortissime”, come ha riconosciuto il premier Giuseppe Conte. Tanto più che nella zona rossa, per quanto piccola, ci sono imprese i cui prodotti sono molto rilevanti per le rispettive filiere. La portata delle conseguenze è però ovviamente legata a doppio filo alla durata della crisi. “In questo momento fare previsioni è impossibile, tanto che il governo nel Def farebbe bene a sostituire l’usuale previsione di crescita con un’ipotesi“, suggerisce De Novellis. “Nello scenario peggiore, quello in cui il virus si diffonde rapidamente e si estende ai Paesi vicini, ci sarebbero ovviamente effetti rilevantissimi sulla crescita dell’intera Eurozona. Ma se invece l‘azione di contenimento avrà successo, il recupero dopo la contrazione sarà rapido e i livelli produttivi avranno un andamento a “V”. Tra questi due estremi ci sono ovviamente tante possibilità intermedie”. Quale piega prenderà la situazione si capirà già dai prossimi giorni.

Sul turismo le ripercussioni più durature – C’è però un settore che, oltre ad essere nell’occhio del ciclone da diverse settimane, rischia di subire ripercussioni durature: è il turismo, che conta 2 milioni di addetti e genera circa il 13% del pil italiano. “Possiamo immaginare che si viaggerà di meno per almeno un anno”, prevede De Novellis. Con i voli diretti da e per la Cina sospesi, è già crollato l’afflusso turistico dal Paese che l’anno scorso ha garantito alle città italiane oltre 5 milioni di pernottamenti oltre ad alimentare la domanda nel settore moda e lusso. In queste ore il quadro è peggiorato esponenzialmente: i focolai del Nord Italia, i contraccolpi diretti delle misure prese da governo e Regioni e la psicosi che ne è seguita stanno causando cancellazioni a raffica. Non solo da parte dei turisti stranieri i cui governi sconsigliano i viaggi nella Penisola: rinunciano anche molti italiani diretti all’estero, visto che alcuni Paesi sono pronti a imporre la quarantena a chi arriva dal Nord Italia. La Cna Turismo ha chiesto che il ministro Dario Franceschini convochi un tavolo per studiare misure di indennizzo. Anche i viaggi d’affari e il turismo congressuale sono di fatto congelati, visto l’annullamento di tutte le manifestazioni e gli eventi in luoghi pubblici e privati.

Economia cinese già in recessione – Anche secondo Codogno “il primo impatto sarà sul turismo e il retail, ma a fare ancora più danni sarà il successivo impatto sulle aziende delle interruzioni che colpiranno la catena di distribuzione“. Per valutare l’onda d’urto sul tessuto produttivo occorre poi tenere presente che lo scenario globale è già indebolito dall’epidemia in Cina. Secondo l’ultimo aggiornamento di Ref sulla congiuntura, “l’economia cinese sta con tutta probabilità già sperimentando una recessione“, nel senso di “una deviazione significativa del prodotto dalla sua crescita potenziale” che viaggia intorno al 6%. Ci sono addirittura evidenze di aziende che, “in assenza di un flusso di ricavi, avrebbero già interrotto i pagamenti degli stipendi“. Immediato l’impatto sia sui consumi sia sulle forniture alle aziende del resto del mondo. Per Oxford Economics, nel primo trimestre la Repubblica popolare crescerà solo del 3,8% e nell’intero 2020 il progresso del pil non supererà il 5,4%. In questo quadro l’unico aspetto positivo è che la Commissione Ue sarà probabilmente disponibile a concedere margini di flessibilità all’Italia e agli altri Paesi europeo sulle spese per affrontare l’emergenza.

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