Economia italiana in frenata a fine 2019. L’Istat stima che nel quarto trimestre il prodotto interno lordo sia diminuito dello 0,3% rispetto al trimestre precedente e sia rimasto invariato in termini tendenziali. E’ il maggior calo trimestrale dall’inizio del 2013. Nel 2019 il Pil corretto per gli effetti di calendario è aumentato dello 0,2%, ma i risultati definitivi per il 2019 saranno diffusi il prossimo 2 marzo. La stima preliminare ha, come sempre, natura provvisoria: si basa sulla valutazione dell’andamento delle componenti dell’offerta e su “un insieme ridotto di indicatori congiunturali”, come ricorda l’Istat.

La variazione congiunturale, prosegue l’istituto di statistica, è la sintesi di un “marcato calo” del valore aggiunto sia nel comparto dell’agricoltura sia in quello dell’industria, mentre il comparto dei servizi ha registrato una variazione pressoché nulla. Dal lato della domanda, c’è un contributo negativo della componente nazionale (al lordo delle scorte) e un apporto positivo della componente estera netta.

Il dato del pil è espresso in valori concatenati con anno di riferimento 2015, corretto per gli effetti di calendario e destagionalizzato. Il quarto trimestre, evidenzia l’istituto di statistica, ha avuto due giornate lavorative in meno rispetto al trimestre precedente e lo stesso numero di giornate rispetto al quarto trimestre del 2018. Alla luce della nuova stima, la variazione acquisita per il 2020 – quella che si otterrebbe in presenza di una variazione congiunturale nulla nei restanti trimestri dell’anno – è pari a -0,2%.

Ieri l’Istat aveva diffuso il dato sull’andamento dell’occupazione a dicembre: i dipendenti stabili sono calati di 75mila unità e il numero di precari ha trovato un nuovo record.

close

Prima di continuare

Se sei qui è evidente che apprezzi il nostro giornalismo. Come sai un numero sempre più grande di persone legge Ilfattoquotidiano.it senza dover pagare nulla. L’abbiamo deciso perché siamo convinti che tutti i cittadini debbano poter ricevere un’informazione libera ed indipendente.

Purtroppo il tipo di giornalismo che cerchiamo di offrirti richiede tempo e molto denaro. I ricavi della pubblicità ci aiutano a pagare tutti i collaboratori necessari per garantire sempre lo standard di informazione che amiamo, ma non sono sufficienti per coprire i costi de ilfattoquotidiano.it.

Se ci leggi e ti piace quello che leggi puoi aiutarci a continuare il nostro lavoro per il prezzo di un cappuccino alla settimana.

Grazie,
Peter Gomez

Articolo Precedente

Deutsche Bank, nel 2019 rosso da 5,3 miliardi. L’ad Sewing: “Il piano di trasformazione procede più veloce del previsto”

next
Articolo Successivo

Ex Ilva, ArcelorMittal pronta a depositare le repliche ai commissari in vista dell’udienza in Tribunale. Ma la trattativa (difficile) prosegue

next