Mentre anche la ministra Paola De Micheli conferma che il governo “è disponibile a valutare idee e proposte” di Autostrade, dal numero uno di Atlantia Carlo Bertazzo arriva l’ufficializzazione delle indiscrezioni dei giorni scorsi. Oltre ai nuovi investimenti previsti dal piano industriale al 2023, il gruppo a cui fa capo la concessionaria autostradale è pronto, per evitare la revoca, a “favorire l’ingresso di soci terzi in Aspi, anche con quote di maggioranza, nel rispetto dei diritti degli attuali soci di minoranza”. Parlando al Corriere Bertazzo conferma, quindi, che esiste un’ipotesi di riassetto. Che potrebbe prevedere l’intervento del fondo infrastrutturale F2i, partecipato da Cassa depositi e prestiti. Secondo Il Sole 24 Ore, advisor e banche d’affari stanno studiando una proposta da presentare all’esecutivo per conto di Atlantia.

Il manager, pur riconoscendo che “è inutile negare che sono stati commessi errori” e “abbiamo il dovere di garantire autostrade sicure“, in premessa non manca di sottolineare che a suo giudizio “c’è stata scarsa responsabilità da parte di tutti“. Cioè anche da parte dello Stato? Tra le righe sembra intendere proprio questo: “Senza voler negare gli errori di Aspi, lo Stato che affida un’infrastruttura a un privato deve anche regolare e vigilare rigorosamente. Per noi è importante avere un Concedente implacabile“. Cosa che evidentemente non è avvenuta. E ancora oggi, afferma, mancano regole chiare: “Abbiamo deciso di destinare 70 milioni per la verifica statica di oltre 550 gallerie e ci siamo resi conto che non avevamo criteri nazionali da seguire”.

In ogni caso ora, con il governo che punta dritto alla revoca, l’obiettivo dichiarato è “ricostruire un rapporto di fiducia con Istituzioni e cittadini”. E “riconsegnare allo Stato al termine della concessione nel 2038 una rete autostradale di qualità, moderna e potenziata”, dice Bertazzo. “Per questo, gli investimenti previsti sono stati aumentati del 40%, da 10,4 a 14,5 miliardi di euro al 2038″. Anche perché, come emerge dai bilanci, tra 2009 e 2018 gli investimenti erano stati dimezzati. “Sempre al 2038, la spesa per manutenzione della rete passerà da oltre 200 a 370 milioni di euro l’anno: 7 miliardi in totale, di cui oltre due entro il 2023″.

“Una proposta articolata è già stata formalizzata al governo e siamo in attesa di una risposta”, dice Bertazzo. Ma evidentemente quella prima offerta è considerata irricevibile. Si attende l’eventuale nuovo piano, che secondo il Sole prevederebbe un nuovo fondo in cui il gruppo controllato dai Benetton conferirebbe il controllo di Aspi e F2i a sua volta trasferirebbe una serie di asset infrastrutturali: dagli aeroporti ad altri asset autostradali che potrebbe acquisire. “Agli italiani che sono i Proprietari delle autostrade bisogna garantire di avere condizioni di vantaggi manifesti”, è il punto fermo della ministra De Micheli. “Se ci saranno da parte di Aspi idee e proposte di questo tipo il governo è disponibile a valutare. La decisione finale sarà ispirata all’interesse pubblico e non ad operazioni di consenso. Sappiamo cosa significa viaggiare, pagare pedaggi e di questo ci stiamo occupando”.

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