È certo che il quadro di Gustav Klimt ritrovato a Piacenza in un’intercapedine della galleria Ricci Oddi sia stato rubato nel 1997. E ci sono anche due persone che si sono autoaccusate del furto, due 66enni che dopo 23 anni hanno detto a un giornalista del quotidiano Libertà di aver sottratto il “Ritratto di Signora” e averlo nascosto.

Ma al furto aveva pensato, come riporta il Corriere della Sera, anche l’allora direttore del museo in cui l’opera doveva essere esposta, Stefano Fugazza, morto a 54 anni nel 2009. In una pagina del suo diario, sequestrato dagli inquirenti, aveva scritto: “L’idea era proprio di organizzare deliberatamente il furto del Klimt poco prima della mostra. Dio mio, quello che poi accadde”. Insomma, Fugazza pensò a uno stratagemma per promuovere in modo clamoroso l’esposizione artistica, anche se oggi è difficile dire se sapesse i dettagli della scomparsa dell’opera. Ma è quello che il pubblico ministero Ornella Chicca contesta alla moglie dell’ex direttore, Rosella Tiadina: da qui l’accusa di ricettazione.

La donna, 67 anni, insegnante, è indagata insieme a Valeriano Beltrame, uno dei due uomini che aveva confessato di aver rubato il quadro “facendolo ritrovare per fare un regalo alla nostra città, Piacenza”. Dei diari del direttore Fugazza aveva parlato già nel 2016 la Bbc. A un giornalista del notiziario londinese la Tiadina aveva consegnato le 2mila pagine dei diari del marito e alcune di esse erano state pubblicate online. Secondo l’avvocato della donna, Stefano Bontempo, “tutto è già noto, in questa vicenda: dei diari si conosceva il contenuto da anni. E conosco bene Rosella: la ricettazione non c’è”. C’è attesa per gli sviluppi delle indagini e intorno alla storia si è creata una fortissima attenzione mediatica, tanto che anche alcuni registi cinematografici stanno pensando a una pellicola sulla vicenda.

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