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6 Febbraio 2020

Ultimo aggiornamento: 10:53 del 6 Febbraio 2020

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Adn Kronos
  • 00:09 - Fine vita, reset delle leggi regionali: due provvedimenti fermi in Senato, il quadro

    Roma, 6 nov. (Adnkronos) - Dopo Toscana, Sardegna ed Emilia Romagna, si è aperto il caso del Veneto. Ancora una volta le leggi regionali sul suicidio medicalmente assistito finiscono sotto la scure del governo, con la decisione di palazzo Chigi (arrivata giovedì al Cdm) di impugnare davanti alla Corte costituzionale la legge veneta sul fine vita. A pochi giorni dalla scadenza dei termini per presentare il ricorso alla Corte Costituzionale, il governo si è diviso perché il vicepremier e leader della Lega Matteo Salvini non ha partecipato alla votazione né alla discussione, mentre il ministro per gli Affari regionali Roberto Calderoli, anche lui esponente del Carroccio, ha espresso la sua contrarietà.

    Da tempo sul fine vita va in scena una battaglia tra poteri combattuta sullo sfondo dell'assenza di una normativa nazionale. A sette anni di distanza dalla storica sentenza della Consulta, la 242/2019, che sancì che non è punibile chi aiuta a morire una persona affetta da patologia irreversibile, fatte salve alcune condizioni, e nonostante le ripetute sollecitazioni della Consulta a legiferare, in Parlamento ancora è tutto fermo. Al momento lo stallo è in Senato dove, nelle commissioni riunite Giustizia e Sanità, sono fermi due testi: il ddl Bazoli per l'opposizione e quello Zanettin (Fi)-Zullo (Fdi) per la maggioranza.

    Le differenze principali tra i due provvedimenti riguardano le condizioni per accedere alla richiesta, più ristrette nella proposta del centrodestra rispetto a quelle indicate dalla sentenza della Corte, i comitati che devono dare l'assenso e il ruolo del Servizio sanitario nazionale, con il centrosinistra che punto all'accesso gratuito con la sanità pubblica e il centrodestra che vuole che tutto si svolga fuori dal Ssn. Da giugno, dopo la richiesta di sospensiva di Fratelli d'Italia ufficialmente chiesta per "trovare una mediazione", tutto è ritornato nelle commissioni riunite Giustizia e Sanità e sembra destinato a un binario morto.

    Forza Italia difende la scelta del governo ed è fiduciosa che lo stallo può essere superato. Il senatore azzurro Pierantonio Zanettin dice all'Adnkronos: ''Mi pare che tutti siano ormai convinti che non va bene che ci siano leggi a macchia di leopardo nelle Regioni ma occorra una legge nazionale. Dal 19 di gennaio l'Aula del Senato è programmata per il ddl sul fine vita. C'è ancora tempo e se le forze politiche ne hanno volontà, si può proseguire nelle Commissioni deputate, ovvero Giustizia e Affari sociali''. Stefania Craxi, presidente dei senatori forzisti, non ha dubbi: "Serve arrivare con urgenza a una legge nazionale capace di evitare frammentazioni normative, assicurare certezza giuridica e offrire risposte serie, equilibrate e rispettose della dignità della persona. Il Parlamento ha il dovere di assumersi fino in fondo questa responsabilità e non rimanere ostaggio delle posizioni più settarie. Forza Italia ha sempre sostenuto la necessità di affrontare questa materia con senso di responsabilità, senza fughe ideologiche né scorciatoie".

    Sulla stessa linea Maurizio Lupi, leader di Noi moderati: ''Bene ha fatto il governo a impugnare la legge sul fine vita della Regione Veneto. Su una questione così decisiva che coinvolge il senso che diamo alla vita e quindi anche al vivere sociale - pur essendo io personalmente contrario a qualsiasi legge che sancisca in qualche modo il diritto al suicidio assistito e all'eutanasia (bisogna chiamare le cose con il loro nome) - è bene che il Parlamento intervenga con una legge nazionale per arginare il proliferare di leggi regionali che creano solo disorientamento''. Va all'attacco della maggioranza Avs per bocca del capogruppo alla Camera, Luana Zanella, che non ha digerito l'impugnazione della legge veneta da parte dell'esecutivo: ''Il fine vita é il solco lungo cui scorre una spaccatura profonda nella destra: l'impugnazione della legge regionale del Veneto é qualcosa in più, un isterismo allergico a temi sensibili e ormai ineludibili. E' evidente che il Parlamento, con questa maggioranza, non potrà fare nulla di buono per il paese, in generale come abbiamo visto, dai temi drammatici dell'economia a quelli del fine vita. Famiglie e persone gravemente malate sono costrette ad assistere a questo spettacolo indecente, questo fa molto male''.

  • 21:58 - James Bond, Josh O'Connor sarà il nuovo 007: l'indiscrezione del Sun

    Roma, 6 nov. (Adnkronos) - Josh O'Connor sarà il nuovo James Bond, almeno secondo un'indiscrezione del tabloid 'The Sun'. Al momento non ci sono conferme ufficiali. L'attore - noto per il ruolo di Re Carlo nella serie 'The Crown' e per aver recitato in 'Challengers' di Luca Guadagnino, 'La chimera' di Alice Rohrwacher e nel recente 'Disclosure Day' di Steven Spielberg - avrebbe avuto la meglio sui favoriti Jack Lowden e Callum Turner per raccogliere l'eredità di Daniel Craig, che ha vestito i panni dell'agente segreto più amato al mondo da 'Casino Royale' del 2006 fino a 'No Time To Die' del 2021.

    Il retroscena su come il tabloid sia venuto a conoscenza della notizia ha dell'incredibile. Dopo l'ultima replica di 'Golden Boy', lo spettacolo che lo vedeva protagonista all'Almeida Theatre di Londra, O'Connor sarebbe andato a festeggiare con il resto del cast in un pub. Proprio in quell'occasione, avrebbe rivelato ai presenti di aver ottenuto la parte di Bond. Qualche giorno più tardi, uno dei partecipanti alla serata, complice qualche birra di troppo, avrebbe spifferato la notizia a una fonte del 'The Sun', rivelando così quello che i fan della saga aspettavano dall'addio di Craig.

    "Essere preso in considerazione nella stessa categoria è qualcosa di straordinario", aveva commentato O’Connor qualche giorno fa le indiscrezioni al riguardo. Il 36enne ha definito "un momento incredibile" la possibilità di vestire i panni dell'agente segreto più famoso del cinema. Le dichiarazioni sono arrivate in occasione dell'inaugurazione del nuovo centro educativo e comunitario dell’Everyman Theatre nella sua città natale, Cheltenham, nel Gloucestershire. Interpellato sulle voci relative alla successione di Daniel Craig nel ruolo di 007, O’Connor ha aggiunto: "È una sensazione incredibilmente surreale, quasi da chiedersi se stia succedendo davvero". L'attore ha tuttavia precisato di non avere ulteriori informazioni da comunicare: "Temo che non ci sia altro da dire".

    Il prossimo film della saga dovrà raccogliere un'eredità importante. Daniel Craig ha interpretato James Bond per cinque pellicole nell'arco di quindici anni, dal debutto in 'Casino Royale' nel 2006 fino a 'No Time To Die', uscito nel 2021. O’Connor ha peraltro già condiviso il set con Craig nel 2025, nel film 'Wake Up Dead Man: A Knives Out Mystery', terzo capitolo della serie cinematografica diretta da Rian Johnson. Negli ultimi anni, tra i nomi accostati alla successione di Craig sono circolati anche quelli di Aaron Taylor-Johnson, James Norton e dell'attore irlandese Paul Mescal.

    Il nuovo capitolo della saga è attualmente in fase di sviluppo. La sceneggiatura è stata affidata a Steven Knight, creatore della serie 'Peaky Blinders', mentre la produzione sarà curata da Amy Pascal e David Heyman. Alla regia è stato scelto Denis Villeneuve, già dietro la macchina da presa di 'Dune'.

  • 19:47 - Morto a 52 anni Sebastian Lelio, il regista di 'Una donna fantastica'

    Roma, 6 nov. (Adnkronos) - Addio a Sebastian Lelio, il regista è morto a 52 anni. Nel 2018 aveva fatto la storia agli Oscar con 'Una donna fantastica', diventando il primo regista cileno a conquistare l'Academy Award per il miglior film in lingua straniera. Nel corso della sua carriera internazionale ha collaborato con attrici del calibro di Julianne Moore in 'Gloria Bell', Rachel Weisz in 'Disobedience' e Florence Pugh ne 'Il prodigio'.

    Secondo quanto riportato dai media cileni, Lelio è stato trovato senza vita nella sua abitazione a Las Condes, un quartiere nella zona orientale di Santiago. La famiglia ha confermato il decesso attraverso una dichiarazione diffusa dalla sua compagna, l'attrice Amalia Kassai, come riferito dall'emittente cilena '24 Horas'. Nella nota si fa riferimento a motivi di salute, senza fornire ulteriori dettagli.

    "Con profondo dolore annunciamo la morte del regista cileno Sebastián Lelio per motivi di salute", ha dichiarato la famiglia, chiedendo il rispetto della propria privacy in questo momento di lutto. La morte del regista arriva mentre era impegnato nelle riprese di 'Chilean Poet', adattamento cinematografico dell'omonimo romanzo di Alejandro Zambra.

  • 19:44 - Morto a 52 anni Sebastian Lelio, il regista di 'Una donna fantastica'

    Roma, 6 nov. (Adnkronos) - Addio a Sebastian Lelio, il regista è morto a 52 anni. Nel 2018 aveva fatto la storia agli Oscar con 'Una donna fantastica', diventando il primo regista cileno a conquistare l'Academy Award per il miglior film in lingua straniera. Nel corso della sua carriera internazionale ha collaborato con attrici del calibro di Julianne Moore in 'Gloria Bell', Rachel Weisz in 'Disobedience' e Florence Pugh ne 'Il prodigio'.

    Secondo quanto riportato dai media cileni, Lelio è stato trovato senza vita nella sua abitazione a Las Condes, un quartiere nella zona orientale di Santiago. La famiglia ha confermato il decesso attraverso una dichiarazione diffusa dalla sua compagna, l'attrice Amalia Kassai, come riferito dall'emittente cilena '24 Horas'. Nella nota si fa riferimento a motivi di salute, senza fornire ulteriori dettagli.

    "Con profondo dolore annunciamo la morte del regista cileno Sebastián Lelio per motivi di salute", ha dichiarato la famiglia, chiedendo il rispetto della propria privacy in questo momento di lutto. La morte del regista arriva mentre era impegnato nelle riprese di 'Chilean Poet', adattamento cinematografico dell'omonimo romanzo di Alejandro Zambra.

  • 19:39 - La Silicon Valley cerca un'altra giravolta. Ma i dem hanno il dente avvelenato

    (Adnkronos) - C'è un discreto imbarazzo nella Silicon Valley, dove per due anni i più potenti imprenditori del pianeta hanno gareggiato per conquistare l'attenzione di Donald Trump. Donazioni elettorali, cene a Mar-a-Lago, finanziamenti per la nuova sala da ballo della Casa Bianca, il film su Melania Trump generosamente promosso da Amazon. In cambio, la promessa di lasciare correre l'intelligenza artificiale senza troppe regole. La scommessa è stata, dal punto di vista industriale e finanziario, vinta: mostrarsi entusiasti con il Commander-in-Chief ha portato in alcuni casi a decuplicare il valore in borsa.

    Dal lato politico, però, le cose non hanno girato allo stesso modo: dopo l'onda blu delle elezioni di metà mandato, ora i miliardari tecnologici stanno cercando un modo di farsi ricevere dai democratici.

    La storia ha precedenti illustri. La Silicon Valley fu il salotto buono di Barack Obama, finanziò Hillary Clinton e sostenne Joe Biden, salvo scoprire, tra antitrust e regolazione tecnologica, che il Partito democratico aveva smesso di essere un alleato così conveniente. Nel 2024 Elon Musk, Marc Andreessen e altri protagonisti del venture capital abbracciarono Trump, e Mark Zuckerberg, Jeff Bezos e diversi amministratori delegati si adeguavano al nuovo corso con maggiore prudenza. Alla cerimonia d'insediamento del 2025 sembrava la consacrazione di un'alleanza destinata a durare. È durata meno di due anni.

    La rivolta contro i padroni dell'AI

    Le midterm hanno consegnato ai democratici entrambe le camere del Congresso e diversi governatorati strategici. Ma soprattutto hanno rivelato qualcosa che i miliardari tecnologici avevano sottovalutato: l'AI è diventata un problema elettorale, e non soltanto per i democratici.

    In 40 dei 41 "referendum" locali, gli elettori hanno sostenuto limitazioni o blocchi alla costruzione di nuovi data center. Un fenomeno particolarmente evidente in Ohio, Texas e Georgia, dove i candidati democratici hanno trasformato il costo dell'elettricità, il consumo di acqua e gli sgravi fiscali concessi ai giganti tecnologici in temi di battaglia politica. In Texas Gina Hinojosa, nuova governatrice democratica, ha promesso una moratoria sui nuovi impianti.

    Le conseguenze sono tutt'altro che teoriche. Secondo Evercore ISI, Texas, Georgia e Ohio rappresentano oltre il 40% della capacità di data center pianificata negli Stati Uniti. Brad Gerstner, investitore della Silicon Valley, stima che fino al 35% delle nuove costruzioni previste per il prossimo anno potrebbe essere a rischio.

    A Wall Street il messaggio è arrivato con una certa brutalità: giovedì 5 novembre il Nasdaq ha perso il 5,5%, bruciando circa 2.500 miliardi di dollari di capitalizzazione. Non tutta colpa delle elezioni, naturalmente. Da mesi gli investitori si interrogano sulla sostenibilità degli investimenti nell'AI, sui debiti contratti per finanziarli e su un sistema in cui, come ha osservato la Banca dei regolamenti internazionali, quasi il 29% delle operazioni di investimento delle imprese AI riguarda altre imprese AI. Un circuito che funziona magnificamente finché tutti continuano a investire.

    Le prime giravolte, intanto, sono già cominciate. Giovedì OpenAI ha annunciato un "National Community Compact": maggiore trasparenza sui consumi energetici e idrici, niente accordi di riservatezza con le amministrazioni locali salvo eccezioni limitate, impegno a pagare interamente l'elettricità e gli aggiornamenti delle reti necessari ai propri data center. Un nuovo linguaggio, molto più vicino alle richieste dei democratici che alla deregolamentazione trumpiana.

    Sam Altman, che aveva donato un milione di dollari al fondo per l'insediamento di Trump, deve ora fare i conti con una situazione decisamente meno favorevole. Greg Brockman, presidente di OpenAI, aveva già rinunciato a versare altri 25 milioni di dollari a un comitato favorevole all'industria dell'AI, dopo le proteste interne dei dipendenti.

    Anche Meta si sta attrezzando. Il Financial Times racconta che Brian Rice, dirigente vicino ai democratici, ha assunto maggiore centralità dopo l'annuncio dell'uscita di Joel Kaplan, storico lobbista repubblicano. Palantir e Meta hanno cercato nuovi interlocutori a Washington, mentre OpenAI ha assunto Jessica Schumer, figlia del leader democratico al Senato Chuck Schumer.

    Dina Powell McCormick, presidente di Meta, ha ammesso al WSJ che costruire nuovi data center negli Stati Uniti diventerà molto più difficile, tanto da spingere le aziende a valutare investimenti all'estero. Ha però raccontato che uno dei governatori democratici appena eletti, nonostante una campagna contro i data center, l'ha già invitata a incontrarsi dopo l'insediamento per evitare di perdere investimenti e posti di lavoro. La politica ha i suoi principi, ma anche le sue bollette.

    La risposta non è scontata. Greg Casar, presidente del gruppo progressista alla Camera, ha avvertito che i democratici devono chiedere conto ai miliardari dell'AI del loro ruolo politico, non limitarsi a incassarne gli assegni. Il senatore Ed Markey ha promesso, scherzando, una tale quantità di mandati di comparizione che servirà piantare nuove foreste.

    Nel mirino ci sono Musk, i suoi contratti federali e il suo ruolo nell'amministrazione Trump, ma anche David Sacks, i rapporti tra industria e Casa Bianca e le decisioni favorevoli a Nvidia sulle esportazioni di chip verso la Cina. Elizabeth Warren chiede da tempo di convocare in audizione giurata Jensen Huang, amministratore delegato di Nvidia.

    La frattura è anche generazionale e politica. Figure come James Talarico in Texas, Abdul El-Sayed in Michigan e Jon Ossoff in Georgia hanno fatto dell'opposizione al potere dei miliardari uno dei temi della campagna elettorale. E Reid Hoffman, fondatore di LinkedIn rimasto fedele ai democratici, ha già avvertito che le voci Maga della Silicon Valley non potranno più parlare a nome dell'intero settore.

    Naturalmente non tutti i democratici vogliono fermare l'AI, né il Congresso dispone di una strategia condivisa. Trump conserva il potere di veto, mentre governatori e amministratori locali possono intervenire sulle autorizzazioni. E un'economia che deve una parte importante della propria crescita agli investimenti tecnologici non può permettersi di bloccarli senza conseguenze.

    C'è poi un'ultima complicazione, che non sfugge ai diretti interessati: anche il Partito repubblicano comincia a prendere le distanze dai suoi ricchissimi sostenitori. Alcuni esponenti conservatori accusano i miliardari dell'AI di aver trascinato il partito in una battaglia impopolare, finanziando campagne e progetti che gli elettori non volevano. La Silicon Valley rischia così di ritrovarsi sgradita a entrambi gli schieramenti.

    FT cita un dirigente di una grande azienda tecnologica che ammette di voler fare "hedging", distribuire le proprie scommesse politiche, nell'eventualità che fra due anni siano i democratici a subire il contraccolpo elettorale. Una strategia comprensibile, visto che la politica americana è un tipo particolarmente volatile di investimento.

    La differenza, rispetto alle precedenti giravolte, è che stavolta non basta cambiare candidato. Bisogna convincere milioni di americani che la rivoluzione dell'AI porterà benefici anche a loro, e non soltanto a chi possiede i data center. Un'impresa forse più complicata di ottenere una cena alla Casa Bianca.

  • 19:10 - Fisco, al XV Forum di Wolters Kluwer le sfide del sistema tributario

    Roma, 6 nov. (Adnkronos) - Un sistema fiscale più semplice e prevedibile, capace di sostenere investimenti e competitività; un rapporto sempre più collaborativo tra contribuenti e Amministrazione finanziaria; nuove tecnologie e intelligenza artificiale per trasformare il lavoro dei professionisti e rendere più efficienti i processi fiscali. Sono questi i principali temi al centro del XV Forum Fiscale di Wolters Kluwer, dal titolo “Fisco, Impresa e Innovazione – Competere nel cambiamento: incentivi, compliance e intelligenza artificiale”, che ha riunito a Milano rappresentanti delle istituzioni, esperti del settore tributario, professionisti, manager e consulenti aziendali.

    Promosso da Wolters Kluwer in collaborazione con l’Ordine dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili di Milano e con il patrocinio del Consiglio Nazionale dei Dottori Commercialisti ed Esperti Contabili, il Forum si è concentrato su quattro temi: riforma fiscale e Legge di Bilancio 2027, incentivi agli investimenti, cooperative compliance e impiego dell’intelligenza artificiale nei controlli e negli adempimenti fiscali.

    «Il lavoro dei professionisti sta cambiando profondamente. Come Wolters Kluwer vogliamo aiutarli a trasformare questa evoluzione in opportunità, mettendo insieme innovazione tecnologica, competenze e contenuti autorevoli», ha commentato Giulietta Lemmi, CEO di Wolters Kluwer Italia. Il confronto ha affrontato gli ultimi passaggi della riforma fiscale e le misure previste o attese nella Legge di Bilancio 2027, sottolineando l’importanza di un quadro normativo stabile e coerente per consentire a imprese e professionisti di programmare attività e investimenti. Spazio anche agli incentivi per la modernizzazione del sistema produttivo, la digitalizzazione e gli investimenti tecnologici. Al centro dei lavori anche l’evoluzione della cooperative compliance e del Tax Control Framework, strumenti destinati a rafforzare il rapporto di fiducia e trasparenza tra Amministrazione finanziaria e contribuenti e a rendere sempre più strategico il ruolo dei professionisti nella prevenzione e gestione del rischio fiscale.

    Particolare attenzione è stata dedicata all’impatto dell’intelligenza artificiale sulle professioni tributarie. Dall’analisi dei dati alla gestione degli adempimenti e dei controlli, le nuove tecnologie possono migliorare l’efficienza, ridurre le attività ripetitive e consentire ai professionisti di concentrarsi maggiormente sulla consulenza ad alto valore aggiunto, mantenendo centrale la supervisione umana.

    «La professione sta cambiando rapidamente e il Forum Fiscale riunisce istituzioni, imprese e professionisti per contribuire a guidare questa trasformazione. In Wolters Kluwer, il nostro ruolo è supportarli con tecnologia e una profonda conoscenza del settore, affinché possano trasformare l’evoluzione normativa e l’intelligenza artificiale in un vantaggio», ha dichiarato Sergio Liscia, Vice President & General Manager di Wolters Kluwer Tax & Accounting Europe South Region.

    In questo scenario, Wolters Kluwer accompagna l’evoluzione delle professioni attraverso un ecosistema che integra software, intelligenza artificiale e contenuti specialistici. Genya supporta la gestione e l’automazione delle attività professionali; Libra by Wolters Kluwer, il workspace basato sull’intelligenza artificiale, consente di interagire in modo più rapido e intelligente con contenuti, dati e workflow professionali; One FISCALE offre informazione, interpretazione e aggiornamento normativo in ambito tributario. A completare questo impegno, le iniziative di ricerca Barometro dei Commercialisti e Future Ready Accountant, dedicate all’analisi dell’evoluzione della professione e dell’impatto crescente dell’intelligenza artificiale sul lavoro di studi e imprese. L’edizione 2026 del Forum Fiscale è stata inoltre l’occasione per celebrare il 50° anniversario de Il fisco, da cinquant’anni punto di riferimento per l’informazione e l’approfondimento tributario in Italia.

  • 18:51 - Imprese, Corvi (Unifarco): "L'azienda è delle persone, sì a cultura dell'errore per continuare a innovare"

    Roma, 6 nov. (Adnkronos/Labitalia) - “Le responsabilità sono comuni per il bene dell'impresa. L'azienda non è secondo me né dei proprietari, men che meno dei manager: l'azienda è fatta dalle persone. La responsabilità della proprietà è quella di garantire la continuità dei valori, che è la cosa principale soprattutto per noi imprenditori di prima generazione. Dobbiamo trasmettere al nostro management e alle persone che lavorano con noi l'importanza dei valori che sono serviti a creare quell'impresa, quella continuità che non deve essere persa. Ovviamente poi il management ha una responsabilità importante in quella che è la gestione, nella capacità di innovare e nella capacità di sbagliare. Questa è un'altra cosa secondo me molto importante che noi come imprenditori dobbiamo garantire, direi quasi incentivare: la capacità delle persone di provare a fare delle cose, con dati e piani ben precisi, ma senza avere il timore o la paura folle di sbagliare, perché questo porta all'immobilismo, a fare quello che si è sempre fatto e a stratificare attività che poi diventano pesanti". Così Luigi Corvi, co-fondatore e presidente Unifarco, intervenendo nel corso della prima giornata di lavori del Festival dell’Impresa 2026, in svolgimento dal 6 all’8 novembre a Bergamo e promosso da ItalyPost con Confindustria Bergamo tra i promotori.

    "Non c'è più quel cambio di comportamento necessario al giorno d'oggi, visto che tutto si evolve velocemente e quello che era vincente solo quattro o cinque anni fa oggi non lo è più. Bisogna sempre cercare l'innovazione e fare quel passo in avanti. Per quello che riguarda il manager, la sua capacità di parlare con l'imprenditore non è scontata: ci sono dirigenti che hanno grande esperienza di multinazionali e non hanno imparato ad avere a che fare con una proprietà. Lavorare a stretto contatto con i proprietari di un'azienda può anche essere complesso, ma ritengo che sia una grande sfida per entrambe le categorie", aggiunge.

    "Unifarco è sempre stata un'azienda molto innovatrice, ‘ossessionata’ dal rapporto col proprio cliente e dalla qualità del prodotto. In questi casi nulla è cambiato rispetto a prima: ovviamente cambiano i competitor e gli scenari, ma ritengo comunque che un'azienda che si pone sempre questi grandi punti di riferimento, che sono la qualità del prodotto e la manifattura da un lato e il cliente dall'altro, non possa sbagliare. Solo in questo modo, ponendo grande attenzione a queste due aree, si può innovare, modificare e adattarsi a un mercato che chiaramente è cambiato”, conclude.

Adn Kronos www.adnkronos.com
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