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6 Febbraio 2020

Ultimo aggiornamento: 10:53 del 6 Febbraio 2020

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  • 20:14 - Caso Garlasco, Marco Poggi davanti ai pm: "Mai visti filmati intimi di mia sorella Chiara" – Guarda i video

    (Adnkronos) - “Non ho mai visto video intimi di mia sorella Chiara”. Sono le parole di Marco Poggi, fratello di Chiara, uccisa a Garlasco il 13 agosto 2007, sentito dai pm come testimone lo scorso maggio in procura a Pavia nella nuova indagine sul delitto. Il 38enne è categorico, come si vede nei video esclusivi ottenuti dall’Adnkronos.

    Una piccola scrivania di legno chiaro, un computer per mettere a verbale ogni parola e una telecamera che mostra da vicino Marco Poggi mentre, per circa un'ora e mezza, risponde in procura a Pavia alle domande dei pubblici ministeri Valentina De Stefano e Giuliana Rizza, affiancate da un carabiniere. Il fratello di Chiara compare alle 9.50 al terzo piano del Palazzo di giustizia di Pavia lo scorso 6 maggio nelle veste di testimone. "Sono e mi chiamo Marco Poggi" si apre così il verbale del 38enne che, da prassi, viene avvertito che deve dire la verità per non incorrere nel reato di falso punito dal codice.

    Il nuovo faccia a faccia - nella nuova inchiesta che vede indagato Andrea Sempio, amico del fratello della vittima - inizia dalle domande sul computer di casa Poggi. Una richiesta che ha come obiettivo capire se l'indagato possa aver avuto accesso ai video intimi presenti sul pc e che per gli inquirenti rappresentano il movente del delitto di Garlasco. "Quando venivano i miei amici, di solito gli mostravo i giochi e poteva capitare che giocavano insieme o che glieli facevo provare. Quando giocavamo al computer lo facevamo in camera di Chiara perché li c'era il computer della famiglia" spiega.

    "Poteva capitare che io giocassi con il computer mentre Chiara era in casa, ma i miei amici non venivano quando c'era Chiara o i miei genitori. Poteva capitare che si incrociassero. I miei amici venivano nel pomeriggio, che io ricordi" dice facendo riferimento all'estate 2007. Marco Poggi esclude che gli amici, tra cui Sempio, usassero il suo computer in sua assenza: "a me sembra impossibile perché quando andavamo li c'ero anche io. Non posso escludere che talvolta io mi sia allontanato per andare in bagno o andare a prendere da bere, anche se non ho ricordi in tal senso". Il testimone viene messo al corrente dell'ipotesi che l'amico d'infanzia Sempio possa essere in possesso di un video intimo della sorella, ma la risposta è netta. "Mi sembra impossibile. Confermo di nuovo che io non ho visto i video. Non riesco a trovare una spiegazione".

    Una versione che non cambia anche quando la pm gli legge l'intercettazione in auto dell'indagato. "Mi sembra una follia che lui abbia detto queste parole e che dicesse che si sentiva con Chiara. Io ho ancora tutti i miei cellulari se volete ve li do e controllate. Io non ho mai avuto sul mio cellulare video di Chiara e non li ho mai mostrati a nessuno. Mi sembra folle che Andrea Sempio, sapendo già di essere indagato ed intercettato, si metta ad ascoltare podcast sull'omicidio di Chiara e a commentare".

    L'incredulità è l'emozione che sembra trasparire sul viso di Marco Poggi che risponde con lo stesso tono di voce e continuando a mantenere la stessa postura, braccia conserte e sguardo dritto. "Non mi so dare una spiegazione, se la devo dare l'unica plausibile seppure assurda, visto che nell'intercettazione si parla di una chiavetta con video intimi, è che Sempio ha preso una penna usb che c'era in camera di Chiara e se l'è portata a casa. Ripeto che io il video di Chiara e Stasi non l'ho visto e non l'ho fatto vedere ai miei amici. Mi sembra folle perché non penso che un mio amico viene a casa mia e mi ruba qualcosa, poi qualcuno se ne sarebbe accorto, Chiara se ne sarebbe accorta".

    Sono queste risposte che vengono lette dagli inquirenti come un atteggiamento "ostile", come una difesa d'ufficio dell'amico e una critica alla nuova inchiesta che mette in dubbio la colpevolezza del fidanzato Alberto Stasi, condannato in via definitiva a 16 anni di carcere per il delitto di Chiara Poggi. "Vale quello che ho detto prima. Io posso dirvi quello che ho fatto io, che non ho visto i video, non li ho fatti vedere ai miei amici, non ho neanche mai parlato con i miei amici di questi video. Non me lo spiego. (...) Ripeto che mi sembra folle, non risco a spiegarmelo, è tutto surreale" dice.

    E netta è la risposta di Marco Poggi sulla presunta ossessione dell'amico per la sorella. "Che io sappia Sempio non aveva alcun contatto con Chiara. Nessuno dei miei amici aveva rapporti con Chiara che io sappia, ho sempre pensato che amici come Sempio o Freddi se l'avessero incontrata per strada non l'avrebbero neanche riconosciuta e viceversa. Questa versione data dall'intercettazione non collima con quella che era la vita di Chiara, che ruotava attorno ad Alberto".

    E aggiunge: "Mi sembra anche strano che Chiara non avesse detto a me o a qualcuno che un mio amico le stava rompendo le scatole. Mi avrebbe potuto dire 'ma tu deficiente hai dato qualcosa al tuo amico?', perché non lo avrebbe fatto? Capisco la riservatezza, ma se vedi un problema la riservatezza viene un po' meno". I pubblici ministeri lo invitano a riflettere sugli indizi contro Sempio, ma Marco Poggi non indietreggia e difende la sentenza della Cassazione che ha dato risposta alla richiesta di verità e giustizia della famiglia della vittima.

    "Vi ripeto che io l'unica cosa che posso dirvi e che io non ho visto il video e non l'ho fatto vedere ai miei amici, non ne ho parlato con i miei amici". Infine l'ultimo breve riferimento a Stasi e a un incontro al cimitero, poco dopo la morte della ventiseienne, in cui il fratello fa riferimento ai video 'intimi' in relazione a una chat tra la coppia vista sul computer di famiglia. di cui vi ho parlato e la mia conversazione con Stasi al cimitero. Infine l'ultima racomandazione, prima di chiudere il verbale, il divieto di comunicare i fatti e le circostanze oggetto dell'indagine. (di Antonietta Ferrante)

  • 18:43 - Llc o linfoma a piccoli linfociti in over 80, nuovi dati su benefici di zanubrutinib

    Roma, 11 giu. (Adnkronos Salute) - Un ampio set di dati di Fase 3, su pazienti affetti da leucemia linfatica cronica o linfoma a piccoli linfociti (Llc/Sll) di età pari o superiore a 80 anni, dimostrano un beneficio duraturo con zanubrutinib dopo circa 6,5 anni di follow-up, rafforzandone il ruolo di inibitore di Btk di riferimento. Lo annuncia BeOne Medicine , informano, in una nota, che i dati, relativi a uno dei più ampi set di dati su pazienti anziani con Lllc non precedentemente trattata, saranno presentati al Congresso dell'Associazione europea di ematologia (Eha) del 2026 a Stoccolma, in Svezia.

    "Sebbene l’età mediana alla diagnosi della Llc sia di 70 anni e l’età media dell’inizio del trattamento è intorno ai 75 anni - spiega Amit Agarwal, Chief Medical Officer, Hematology, BeOne Medicines - molti studi clinici registrativi continuano a sottorappresentate i pazienti che i medici incontrano più spesso nella pratica clinica. Questi dati dimostrano che il beneficio duraturo di zanubrutinib si estende ai pazienti ottantenni, compresi quelli con caratteristiche di alto rischio. Altrettanto importante, i tassi costantemente bassi di fibrillazione atriale osservati con zanubrutinib negli studi clinici e nei dati di real word evidence rafforzano il suo favorevole profilo di tollerabilità in una popolazione più anziana, fornendo un’importante solidità alle decisioni di trattamento in prima linea e supportandone il ruolo come inibitore di Btk di base".

    L’analisi di sottogruppo dello studio Sequoia - riferisce l’azienda - ha mostrato che “l’età non rappresenta un limite al beneficio nei pazienti con Llc trattati con zanubrutinib In questa analisi dello studio, 38 pazienti di età pari o superiore a 80 anni al momento dell'arruolamento hanno ricevuto zanubrutinib. L'età mediana era di 81 anni (range, 80–87) e la popolazione presentava un rischio elevato: il 36,8% presentava del(17p) e/o mutazione TP53 e il 57,9% presentava Ighv non mutato. Al follow-up mediano di 78,8 mesi, i pazienti trattati con zanubrutinib hanno continuato a mostrare un beneficio duraturo. I punti principali sono: tasso di risposta globale (Orr) 100%, con un tasso di risposta completa del 18,4%; Sopravvivenza libera da progressione (Pfs) a 72 mesi: 63,8%; Sopravvivenza globale (Os) a 72 mesi: 759%; Il 36,8% dei pazienti rimane in trattamento con zanubrutinib; Sicurezza coerente con il profilo di sicurezza consolidato di zanubrutinib nel follow-up a lungo termine, con una tollerabilità che supporta il trattamento prolungato nei pazienti più anziani”.

    "Il trattamento della Llc nei pazienti ottantenni comporta numerose considerazioni, poiché spesso presentano altre patologie concomitanti e, finora, disponiamo di scarse evidenze con dati a lungo termine a cui fare riferimento in questa popolazione”. Afferma Alessandra Tedeschi, consulente in ematologia e direttore medico del dipartimento di Ematologia presso il Niguarda Cancer Center di Milano. “Ciò che emerge da questa analisi dello studio Sequoia – dove è stata valutata l’efficacia e la sicurezza di zanubrutinib nei pazienti con età superiore a 80 anni – è che zanubrutinib ha determinato un beneficio clinico associato a risposte durature, mantenute anche dopo un lungo periodo di osservazione, nei pazienti anziani, compresi quelli con caratteristiche ad alto rischio, oltre a mostrare un profilo di sicurezza gestibile. Nel loro insieme - aggiunge - questi risultati forniscono ai medici ulteriori dati a lungo termine su cui basarsi nel trattamento di questa popolazione."

     

    La Llc è prevalentemente una malattia che colpisce gli anziani. “L'età mediana alla diagnosi è di 70 anni - si legge nella nota - circa il 69% dei nuovi casi viene diagnosticato in pazienti di età pari o superiore a 65 anni e il 36% in pazienti di età pari o superiore a 75 anni. Nonostante questa realtà demografica, gli adulti di età pari o superiore a 80 anni sono stati storicamente sottorappresentati negli studi clinici di riferimento sulla Llc, creando incertezza riguardo alla gestione ottimale dei pazienti che la maggior parte dei medici cura attualmente. Le implicazioni vanno oltre la semplice età. I pazienti affetti da Llc presentano un carico significativo di comorbilità, in particolare di malattie cardiovascolari”.

    Uno studio condotto su pazienti affetti da Llc - prosegue la nota - ha rilevato che “il 32% presentava una malattia cardiovascolare, e che la maggior parte di essi soffriva di tre o più patologie cardiovascolari distinte. Questi rischi aumentano con l'avanzare dell'età. Ad esempio, la prevalenza della fibrillazione atriale cresce notevolmente nel corso della vita, raggiungendo circa il 9% negli adulti di età pari o superiore a 80 anni. Nella Llc, anche il rischio di insorgenza di fibrillazione atriale aumenta con l'età, con il rischio più elevato nei pazienti di età pari o superiore a 75 anni”. Questa analisi di sottogruppo - secondo gli esperti - aiuta a colmare tale lacuna, fornendo dati a lungo termine sui pazienti più comunemente riscontrati nella pratica clinica.

    Le varie presentazioni dei dati dello studio Sequoia a 78 mesi e delle evidenze real word confermano zanubrutinib come l'inibitore di Btk di riferimento nella Llc - riporta la nota - L'analisi di sottogruppo sarà presentata insieme ai dati dello studio Sequoia a 78 mesi, il follow-up più lungo riportato per un inibitore di Btk di nuova generazione nella Llc in prima linea, che mostra una Pfs a 78 mesi del 71,8% con zanubrutinib rispetto al 31,0% con bendamustina-rituximab. Questi dati sono ulteriormente supportati da presentazioni di evidenze di real word provenienti da analisi che comprendono oltre 250mila pazienti, inclusa un'analisi retrospettiva di pazienti di nuova diagnosi in cui il tasso di fibrillazione atriale a un anno è risultato più basso con zanubrutinib (11%), rispetto al 13% con acalabrutinib e al 16% con ibrutinib.

    Inoltre, un'analisi basata su dati real word, che ha fatto ricorso all’analisi semantica basata sull'intelligenza artificiale - continua la nota - ha esaminato 44.451 messaggi online pubblicati da 2.699 pazienti affetti da Llc in Francia, Germania, Italia, Spagna e Regno Unito tra gennaio 2020 e dicembre 2025, al fine di individuare i fattori frequentemente associati al processo decisionale nel trattamento di prima linea dal punto di vista del paziente. I punti principali evidenziano che: Le decisioni terapeutiche sono generalmente guidate dagli ematologi; il processo decisionale condiviso resta limitato, con solo il 7% dei pazienti nel Regno Unito e l’11% in Germania che riferiscono esplicitamente un coinvolgimento nelle decisioni sul proprio trattamento. La sicurezza (22-42% delle conversazioni registrate), profilo clinico/gravità della malattia (9–25%) e l'efficacia (11-15%) sono risultate costantemente i fattori citati dai pazienti nella scelta del trattamento in tutti e cinque i Paesi. I pazienti hanno definito l'efficacia come il controllo osservabile della malattia, inclusi la remissione, la rapidità della risposta e la durata del trattamento, che consentono un ritorno alla normale vita quotidiana. Infine, che la durata del trattamento, ovvero per quanto tempo i pazienti rimangono in terapia, è tra i fattori meno frequentemente menzionati nella scelta terapeutica, citato in meno del 5% delle conversazioni in ciascun Paese.

    Questi risultati - conclude la nota - sottolineano l'importanza di un approccio terapeutico allineato a ciò che i pazienti dichiarano di valorizzare maggiormente— efficacia, sicurezza e processo decisionale condiviso — nella gestione della terapia di prima linea della Llc.

  • 18:38 - Caso Garlasco, Marco Poggi davanti ai pm: "Mai visti filmati intimi di mia sorella Chiara" – Guarda i video

    (Adnkronos) - “Non ho mai visto video intimi di mia sorella Chiara”. Sono le parole di Marco Poggi, fratello di Chiara, uccisa a Garlasco il 13 agosto 2007, sentito dai pm come testimone lo scorso maggio in procura a Pavia nella nuova indagine sul delitto. Il 38enne è categorico, come si vede nei video esclusivi ottenuti dall’Adnkronos.

    Una piccola scrivania di legno chiaro, un computer per mettere a verbale ogni parola e una telecamera che mostra da vicino Marco Poggi mentre, per circa un'ora e mezza, risponde in procura a Pavia alle domande dei pubblici ministeri Valentina De Stefano e Giuliana Rizza, affiancate da un carabiniere. Il fratello di Chiara compare alle 9.50 al terzo piano del Palazzo di giustizia di Pavia lo scorso 6 maggio nelle veste di testimone. "Sono e mi chiamo Marco Poggi" si apre così il verbale del 38enne che, da prassi, viene avvertito che deve dire la verità per non incorrere nel reato di falso punito dal codice.

    Il nuovo faccia a faccia - nella nuova inchiesta che vede indagato Andrea Sempio, amico del fratello della vittima - inizia dalle domande sul computer di casa Poggi. Una richiesta che ha come obiettivo capire se l'indagato possa aver avuto accesso ai video intimi presenti sul pc e che per gli inquirenti rappresentano il movente del delitto di Garlasco. "Quando venivano i miei amici, di solito gli mostravo i giochi e poteva capitare che giocavano insieme o che glieli facevo provare. Quando giocavamo al computer lo facevamo in camera di Chiara perché li c'era il computer della famiglia" spiega.

    "Poteva capitare che io giocassi con il computer mentre Chiara era in casa, ma i miei amici non venivano quando c'era Chiara o i miei genitori. Poteva capitare che si incrociassero. I miei amici venivano nel pomeriggio, che io ricordi" dice facendo riferimento all'estate 2007. Marco Poggi esclude che gli amici, tra cui Sempio, usassero il suo computer in sua assenza: "a me sembra impossibile perché quando andavamo li c'ero anche io. Non posso escludere che talvolta io mi sia allontanato per andare in bagno o andare a prendere da bere, anche se non ho ricordi in tal senso". Il testimone viene messo al corrente dell'ipotesi che l'amico d'infanzia Sempio possa essere in possesso di un video intimo della sorella, ma la risposta è netta. "Mi sembra impossibile. Confermo di nuovo che io non ho visto i video. Non riesco a trovare una spiegazione".

    Una versione che non cambia anche quando la pm gli legge l'intercettazione in auto dell'indagato. "Mi sembra una follia che lui abbia detto queste parole e che dicesse che si sentiva con Chiara. Io ho ancora tutti i miei cellulari se volete ve li do e controllate. Io non ho mai avuto sul mio cellulare video di Chiara e non li ho mai mostrati a nessuno. Mi sembra folle che Andrea Sempio, sapendo già di essere indagato ed intercettato, si metta ad ascoltare podcast sull'omicidio di Chiara e a commentare".

    L'incredulità è l'emozione che sembra trasparire sul viso di Marco Poggi che risponde con lo stesso tono di voce e continuando a mantenere la stessa postura, braccia conserte e sguardo dritto. "Non mi so dare una spiegazione, se la devo dare l'unica plausibile seppure assurda, visto che nell'intercettazione si parla di una chiavetta con video intimi, è che Sempio ha preso una penna usb che c'era in camera di Chiara e se l'è portata a casa. Ripeto che io il video di Chiara e Stasi non l'ho visto e non l'ho fatto vedere ai miei amici. Mi sembra folle perché non penso che un mio amico viene a casa mia e mi ruba qualcosa, poi qualcuno se ne sarebbe accorto, Chiara se ne sarebbe accorta".

    Sono queste risposte che vengono lette dagli inquirenti come un atteggiamento "ostile", come una difesa d'ufficio dell'amico e una critica alla nuova inchiesta che mette in dubbio la colpevolezza del fidanzato Alberto Stasi, condannato in via definitiva a 16 anni di carcere per il delitto di Chiara Poggi. "Vale quello che ho detto prima. Io posso dirvi quello che ho fatto io, che non ho visto i video, non li ho fatti vedere ai miei amici, non ho neanche mai parlato con i miei amici di questi video. Non me lo spiego. (...) Ripeto che mi sembra folle, non risco a spiegarmelo, è tutto surreale" dice.

    E netta è la risposta di Marco Poggi sulla presunta ossessione dell'amico per la sorella. "Che io sappia Sempio non aveva alcun contatto con Chiara. Nessuno dei miei amici aveva rapporti con Chiara che io sappia, ho sempre pensato che amici come Sempio o Freddi se l'avessero incontrata per strada non l'avrebbero neanche riconosciuta e viceversa. Questa versione data dall'intercettazione non collima con quella che era la vita di Chiara, che ruotava attorno ad Alberto".

    E aggiunge: "Mi sembra anche strano che Chiara non avesse detto a me o a qualcuno che un mio amico le stava rompendo le scatole. Mi avrebbe potuto dire 'ma tu deficiente hai dato qualcosa al tuo amico?', perché non lo avrebbe fatto? Capisco la riservatezza, ma se vedi un problema la riservatezza viene un po' meno". I pubblici ministeri lo invitano a riflettere sugli indizi contro Sempio, ma Marco Poggi non indietreggia e difende la sentenza della Cassazione che ha dato risposta alla richiesta di verità e giustizia della famiglia della vittima.

    "Vi ripeto che io l'unica cosa che posso dirvi e che io non ho visto il video e non l'ho fatto vedere ai miei amici, non ne ho parlato con i miei amici". Infine l'ultimo breve riferimento a Stasi e a un incontro al cimitero, poco dopo la morte della ventiseienne, in cui il fratello fa riferimento ai video 'intimi' in relazione a una chat tra la coppia vista sul computer di famiglia. di cui vi ho parlato e la mia conversazione con Stasi al cimitero. Infine l'ultima racomandazione, prima di chiudere il verbale, il divieto di comunicare i fatti e le circostanze oggetto dell'indagine. (di Antonietta Ferrante)

  • 18:03 - Caso Garlasco, Marco Poggi davanti ai pm: "Mai visti filmati intimi di mia sorella Chiara" – Guarda i video

    (Adnkronos) - “Non ho mai visto video intimi di mia sorella Chiara”. Sono le parole di Marco Poggi, fratello di Chiara, uccisa a Garlasco il 13 agosto 2007, sentito dai pm come testimone lo scorso maggio in procura a Pavia nella nuova indagine sul delitto. Il 38enne è categorico, come si vede nei video esclusivi ottenuti dall’Adnkronos.

    Una piccola scrivania di legno chiaro, un computer per mettere a verbale ogni parola e una telecamera che mostra da vicino Marco Poggi mentre, per circa un'ora e mezza, risponde in procura a Pavia alle domande dei pubblici ministeri Valentina De Stefano e Giuliana Rizza, affiancate da un carabiniere. Il fratello di Chiara compare alle 9.50 al terzo piano del Palazzo di giustizia di Pavia lo scorso 6 maggio nelle veste di testimone. "Sono e mi chiamo Marco Poggi" si apre così il verbale del 38enne che, da prassi, viene avvertito che deve dire la verità per non incorrere nel reato di falso punito dal codice.

    Il nuovo faccia a faccia - nella nuova inchiesta che vede indagato Andrea Sempio, amico del fratello della vittima - inizia dalle domande sul computer di casa Poggi. Una richiesta che ha come obiettivo capire se l'indagato possa aver avuto accesso ai video intimi presenti sul pc e che per gli inquirenti rappresentano il movente del delitto di Garlasco. "Quando venivano i miei amici, di solito gli mostravo i giochi e poteva capitare che giocavano insieme o che glieli facevo provare. Quando giocavamo al computer lo facevamo in camera di Chiara perché li c'era il computer della famiglia" spiega.

    "Poteva capitare che io giocassi con il computer mentre Chiara era in casa, ma i miei amici non venivano quando c'era Chiara o i miei genitori. Poteva capitare che si incrociassero. I miei amici venivano nel pomeriggio, che io ricordi" dice facendo riferimento all'estate 2007. Marco Poggi esclude che gli amici, tra cui Sempio, usassero il suo computer in sua assenza: "a me sembra impossibile perché quando andavamo li c'ero anche io. Non posso escludere che talvolta io mi sia allontanato per andare in bagno o andare a prendere da bere, anche se non ho ricordi in tal senso". Il testimone viene messo al corrente dell'ipotesi che l'amico d'infanzia Sempio possa essere in possesso di un video intimo della sorella, ma la risposta è netta. "Mi sembra impossibile. Confermo di nuovo che io non ho visto i video. Non riesco a trovare una spiegazione".

    Una versione che non cambia anche quando la pm gli legge l'intercettazione in auto dell'indagato. "Mi sembra una follia che lui abbia detto queste parole e che dicesse che si sentiva con Chiara. Io ho ancora tutti i miei cellulari se volete ve li do e controllate. Io non ho mai avuto sul mio cellulare video di Chiara e non li ho mai mostrati a nessuno. Mi sembra folle che Andrea Sempio, sapendo già di essere indagato ed intercettato, si metta ad ascoltare podcast sull'omicidio di Chiara e a commentare".

    L'incredulità è l'emozione che sembra trasparire sul viso di Marco Poggi che risponde con lo stesso tono di voce e continuando a mantenere la stessa postura, braccia conserte e sguardo dritto. "Non mi so dare una spiegazione, se la devo dare l'unica plausibile seppure assurda, visto che nell'intercettazione si parla di una chiavetta con video intimi, è che Sempio ha preso una penna usb che c'era in camera di Chiara e se l'è portata a casa. Ripeto che io il video di Chiara e Stasi non l'ho visto e non l'ho fatto vedere ai miei amici. Mi sembra folle perché non penso che un mio amico viene a casa mia e mi ruba qualcosa, poi qualcuno se ne sarebbe accorto, Chiara se ne sarebbe accorta".

    Sono queste risposte che vengono lette dagli inquirenti come un atteggiamento "ostile", come una difesa d'ufficio dell'amico e una critica alla nuova inchiesta che mette in dubbio la colpevolezza del fidanzato Alberto Stasi, condannato in via definitiva a 16 anni di carcere per il delitto di Chiara Poggi. "Vale quello che ho detto prima. Io posso dirvi quello che ho fatto io, che non ho visto i video, non li ho fatti vedere ai miei amici, non ho neanche mai parlato con i miei amici di questi video. Non me lo spiego. (...) Ripeto che mi sembra folle, non risco a spiegarmelo, è tutto surreale" dice.

    E netta è la risposta di Marco Poggi sulla presunta ossessione dell'amico per la sorella. "Che io sappia Sempio non aveva alcun contatto con Chiara. Nessuno dei miei amici aveva rapporti con Chiara che io sappia, ho sempre pensato che amici come Sempio o Freddi se l'avessero incontrata per strada non l'avrebbero neanche riconosciuta e viceversa. Questa versione data dall'intercettazione non collima con quella che era la vita di Chiara, che ruotava attorno ad Alberto".

    E aggiunge: "Mi sembra anche strano che Chiara non avesse detto a me o a qualcuno che un mio amico le stava rompendo le scatole. Mi avrebbe potuto dire 'ma tu deficiente hai dato qualcosa al tuo amico?', perché non lo avrebbe fatto? Capisco la riservatezza, ma se vedi un problema la riservatezza viene un po' meno". I pubblici ministeri lo invitano a riflettere sugli indizi contro Sempio, ma Marco Poggi non indietreggia e difende la sentenza della Cassazione che ha dato risposta alla richiesta di verità e giustizia della famiglia della vittima.

    "Vi ripeto che io l'unica cosa che posso dirvi e che io non ho visto il video e non l'ho fatto vedere ai miei amici, non ne ho parlato con i miei amici". Infine l'ultimo breve riferimento a Stasi e a un incontro al cimitero, poco dopo la morte della ventiseienne, in cui il fratello fa riferimento ai video 'intimi' in relazione a una chat tra la coppia vista sul computer di famiglia. di cui vi ho parlato e la mia conversazione con Stasi al cimitero. Infine l'ultima racomandazione, prima di chiudere il verbale, il divieto di comunicare i fatti e le circostanze oggetto dell'indagine. (di Antonietta Ferrante)

  • 17:40 - ICSC: al via Cultura Missione Comune, 50 milioni di euro di finanziamenti per il patrimonio culturale pubblico

    Roma, 11 giu. (Adnkronos) - L'Istituto per il Credito Sportivo e Culturale S.p.A rafforza il supporto agli Enti territoriali attraverso un Plafond da 50 milioni di euro dedicato a interventi di valorizzazione del patrimonio culturale pubblico. Con l’iniziativa “Cultura Missione Comune 2026”, la Banca punta ad attivare oltre 130 milioni di euro di investimenti nei territori, accompagnando Comuni, Province, Città Metropolitane e Regioni nella realizzazione di progetti capaci di generare crescita, occupazione, attrattività territoriale. L'iniziativa è realizzata grazie al supporto del Ministero della Cultura, attraverso le risorse del Fondo per la Cultura, gestito da ICSC, che consentono l'integrale abbattimento degli oneri finanziari sui finanziamenti concessi agli Enti territoriali.

    "Finanziare la cultura in modo capillare, dal centro alle periferie, attraverso gli enti locali - ha dichiarato il Ministro della Cultura, Alessandro Giuli - significa investire nella vitalità dei territori e nella loro capacità di valorizzare il patrimonio che custodiscono. Grazie a questo progetto, che si inserisce nel quadro del Piano Olivetti, l'immenso patrimonio culturale italiano può rafforzare il proprio ruolo di motore di crescita economica e sociale. L’iniziativa sosterrà inoltre il recupero delle nostre bellezze artistiche attraverso le risorse messe a disposizione dall'Istituto per il Credito Sportivo e Culturale, partner strategico del Ministero in questa importante azione a favore delle comunità locali", ha concluso il Ministro.

    “Cultura Missione Comune è una iniziativa di collaborazione tra il Ministero della Cultura e ICSC: una partnership istituzionale fondata sulla condivisione di obiettivi strategici e sulla capacità di integrare risorse, competenze e strumenti finanziari al servizio della tutela e valorizzazione del patrimonio culturale pubblico, riconosciuto come una componente strutturale della capacità di crescita del Paese”- ha dichiarato Antonella Baldino, Amministratore Delegato dell’Istituto per il Credito Sportivo e Culturale - “La sinergia con il Ministero si traduce in una architettura di policy, capace di orientare gli investimenti culturali verso obiettivi di competitività territoriale di lungo periodo, rafforzando il legame tra patrimonio, comunità e sviluppo. È in questo quadro che ICSC conferma il proprio ruolo di piattaforma finanziaria di sistema: partner delle amministrazioni locali e degli enti territoriali nella progettazione e nell'attuazione di interventi ad alto moltiplicatore economico e sociale”.

    La misura finanzia interventi di tutela, protezione, conservazione, recupero, valorizzazione e digitalizzazione del patrimonio culturale pubblico materiale e immateriale. Cultura Missione Comune 2026 si integra, inoltre, con gli altri strumenti di sostegno agli investimenti disponibili per gli Enti territoriali, tra cui i bandi regionali, i contributi per investimenti e le opere pubbliche destinate allo sviluppo del patrimonio culturale.

    Attiva fino al 30 settembre, l'iniziativa consente agli Enti territoriali di accedere a mutui a tasso fisso con integrale abbattimento del tasso d'interesse per finanziamenti fino a 10 anni. È prevista inoltre la possibilità di estendere la durata del piano di rimborso fino a 25 anni, favorendo la sostenibilità economico-finanziaria anche degli interventi di maggiore dimensione. Gli importi massimi finanziabili sono definiti in funzione della tipologia e della dimensione dell'ente beneficiario: fino a 2 milioni di euro per i Comuni con popolazione fino a 5.000 abitanti, fino a 4 milioni di euro per i Comuni di medie dimensioni, le Unioni di Comuni e i Comuni in forma associata e fino a 6 milioni di euro per Comuni capoluogo, Città Metropolitane, Province e Regioni.

    Una iniziativa che mira a valorizzare la collaborazione tra istituzioni locali e sistema finanziario, e che, negli anni, ha dimostrato di rappresentare una leva efficace a supporto delle politiche di investimento pubbliche nei territori. Tra il 2021 e il 2025, attraverso Cultura Missione Comune, ICSC ha contribuito alla realizzazione di oltre 300 milioni di euro di investimenti destinati alla tutela e alla valorizzazione del patrimonio culturale generando benefici sociali stimati complessivamente in oltre 1 miliardo di euro.

  • 17:26 - Ia con l’ecografo aiuta a ridurre rischi del parto, sistema presentato al convegno Aiic

    Torino, 11 giu. (Adnkronos Salute) - Ridurre il numero di cesarei non necessari, diminuire i rischi per madre e neonato e contenere i costi sanitari integrando nell’ecografo l’intelligenza artificiale (Ai) che fornisce il valore del rischio con un codice colore simile a quello di un semaforo. È l’obiettivo del sistema sviluppato per la stima automatica con Ai la probabilità di successo del parto vaginale operativo, mediante ventosa, presentato al Convegno dell’ingegneria clinica (Aiic), in corso a Torino. “Lo standard tradizionalmente utilizzato per valutare la posizione e la progressione della testa fetale nel canale del parto è l’esplorazione vaginale digitale. La pratica presenta importanti limiti: è soggettiva, operatore-dipendente e associata a un tasso di errore che può raggiungere l80%. Decisioni cliniche non corrette possono tradursi in un aumento dei tagli cesarei non necessari, con conseguenze sia per la salute materno-fetale sia per la sostenibilità del sistema sanitario”. Ha spiegato Chiara Botrugno, ingegnere biomedico dell’Istituto di Fisiologia clinica di Lecce, all’Adnkronos Salute, in rappresentanza del team composto da ricercatori del Cnr-Ifc e ginecologi dell’azienda ospedaliera di Lecce, in cooperazione con Università di Parma e di Amolab, spin-off dell’Università di Lecce, che ha sviluppato l’algoritmo.

    “Negli ultimi anni - illustra Botrugno - l’ecografia intraparto è stata progressivamente riconosciuta come il gold standard per la valutazione della progressione del travaglio. Pur essendo più accurata e meno invasiva, rimane comunque una metodica operatore-dipendente, soggettiva e non automatizzata. Per rispondere a queste criticità, con Amolab è stata sviluppata una nuova generazione di ecografia intraparto basata sull’analisi automatica delle immagini ecografiche di progressione del parto, rendendo la valutazione oggettiva, standardizzata, non invasiva e altamente accurata. L’output del sistema è rappresentato da un codice colore intuitivo, assimilabile a un semaforo clinico (Delivery Color Code), che consente una rapida stratificazione del rischio e supporta il processo decisionale tra parto operativo e taglio cesareo”. Nel dettaglio, “con il protocollo che ha incluso 180 acquisizioni ecografiche transperineali - ottenute durante il secondo stadio del travaglio in pazienti con gravidanza singola e presentazione cefalica, in assenza di controindicazioni al parto operativo - è stato sviluppato e validato un sistema intelligente ibrido per la classificazione del rischio e la predizione dell’esito del parto operativo. L’elemento innovativo principale consiste nell’integrazione delle capacità predittive dell’Ai con un modello interpretabile basato sulla logica che utilizza algoritmi automatici indipendenti per valutare la probabilità biologica di successo del parto operativo attraverso funzioni di appartenenza e regole decisionali costruite su un ampio dataset clinico”.

    Il sistema genera 3 possibili livelli di rischio del parto operativo: rosso, elevata probabilità di fallimento; giallo, situazione intermedia o incerta e verde, elevata probabilità di successo. “I risultati ottenuti hanno mostrato una capacità discriminativa fino al 97% per la classe di rischio più elevata - precisa l’ingegnere - In particolare, l’analisi ha evidenziato l’assenza di casi in cui un parto realmente sicuro sia stato classificato come ad alto rischio, un dato di estrema rilevanza clinica ai fini della sicurezza decisionale. Il sistema proposto - conclude - consente di passare da una valutazione soggettiva manuale a una classificazione del rischio oggettiva, standardizzata e riproducibile, fondata su parametri ecografici e migliorare il processo decisionale durante il travaglio, promuovendo percorsi assistenziali più sicuri, efficaci e meno invasivi”.

  • 17:25 - Controllo delle infezioni ospedaliere, il modello Alice aiuta il clinico

    Torino, 11 giu. (Adnkronos Salute) - “Strumenti in grado di aggregare, strutturare e sintetizzare le informazioni cliniche in modo efficace, supportando il medico nel processo decisionale con l’obiettivo non di sostituire il giudizio clinico, ma potenziarlo attraverso una stratificazione intelligente dei dati disponibili”. Così Giuseppe Pisasale, Asp di Siracusa, spiega all’Adnkronos Salute le finalità del progetto Alice – Ai Laboratory for Infection Control and Epidemiology presentato al convegno Aiic- Associazione italiana ingegneria clinica, in corso a Torino.

    “Nella pratica clinica quotidiana - chiarisce Pisasale - il personale medico si trova frequentemente nella condizione di dover gestire una quantità estremamente elevata di informazioni relative ai pazienti. Tali dati includono esami di laboratorio, referti strumentali, note infermieristiche e informazioni cliniche eterogenee, spesso distribuite su più sistemi informativi o documenti non strutturati. L’estrazione di informazioni clinicamente rilevanti da questa mole di dati rappresenta un’attività complessa e dispendiosa in termini di tempo, in particolare nelle terapie intensive. Questo può comportare un ritardo nell’identificazione di elementi critici, con potenziali conseguenze sulla tempestività delle decisioni terapeutiche. Un ulteriore problema - aggiunge - è rappresentato dalla variabilità nella capacità di sintesi e analisi dei dati, che può essere influenzata da fattori come il carico di lavoro, lo stress clinico e la disponibilità di tempo. In alcuni casi, ciò può portare a un utilizzo prudenziale di terapie di antibiotici ampio spettro, in assenza di una chiara identificazione eziologica dell’infezione. Questa scelta, sebbene clinicamente giustificata in fase iniziale, può contribuire a fenomeni di resistenza antimicrobica e a una gestione meno ottimale del paziente”.

    In questo contesto, “il sistema proposto - illustra Pisasale - integra i dati provenienti da fonti eterogenee, incluse trascrizioni di note cliniche, referti diagnostici e risultati di laboratorio e, attraverso tecniche di elaborazione avanzata, tali informazioni vengono analizzate e riorganizzate in modo strutturato, consentendo di evidenziare gli elementi clinicamente più rilevanti per il singolo caso. Un aspetto centrale dell’approccio è la capacità di adattare la presentazione dell’informazione al destinatario, consentendo una stratificazione dei dati in funzione del ruolo e delle esigenze specifiche dell’utilizzatore finale, quindi non solo per il medico, ma anche per il ricercatore. In questo modo, il sistema può fornire una sintesi clinica orientata al supporto decisionale, facilitando l’interpretazione rapida dei dati complessi”. Dal punto di vista clinico, “un tale approccio può contribuire a migliorare la tempestività diagnostica, ridurre il rischio di omissione di informazioni rilevanti e supportare una scelta terapeutica più mirata - rimarca l’esperto - Inoltre, la possibilità di aggregare e analizzare i dati a livello di reparto può favorire l’identificazione di pattern epidemiologici, come la presenza di infezioni ricorrenti o cluster di patogeni all’interno di una stessa unità operativa, con potenziali ricadute sulla gestione delle infezioni nosocomiali e sulle strategie di controllo”.

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