E’ tutto confuso e incerto, nello Iowa, il giorno dopo l’avvio delle primarie democratiche: i risultati dei caucuses latitano, causa impreparazione e disorganizzazione. Una sola cosa appare certa: come quattro anni or sono, Bernie Sanders è l’incubo dell’establishment democratico. Mentre Joe Biden potrebbe già ritrovarsi all’ultima spiaggia, fra una settimana nel New Hampshire.

L’Iowa ha parlato e, anche se non è ancora chiaro e netto che cosa abbia detto, i caucuses paiono lanciare Sanders verso la nomination democratica e suonano sirena d’allarme per Joe Biden. Tengono bene Pete Buttigieg e Elizabeth Warren e fa meglio del previsto Amy Klobuchar. Gli altri cinque candidati in lizza si confermano irrilevanti. Mike Bloomberg è fuori dalla mischia perché scenderà in campo solo nel Super Martedì, il 3 marzo.

Ma sono tutte sensazioni: i dati non sono né ufficiali né definitivi, ma parziali, talora contraddittori, non sempre confrontabili. Se questi trend saranno confermati, Sanders, Buttigieg e pure la Warren ne escono bene e Sanders può cantare vittoria dove, quattro anni or sono, Hillary lo battè di poco e fra le polemiche. Resta aperto il derby a sinistra fra il senatore del Vermont e la senatrice del Massachusetts; al centro, invece, Buttigieg si prende più spazio di Biden, con la Klobuchar comunque viva.

A diffondere i dati sono le campagne di Sanders e Buttigieg, che hanno fretta di cantare vittoria e che spiegano la decisione col protrarsi dell’attesa dei risultati ufficiali, causa disguidi organizzativi e informatici. Rispetto al 2016, sono cambiate le regole dei conteggi, proprio in seguito alle proteste di Sanders, e c’è una app nuova, forse non adeguatamente testata. “Le primarie democratiche partono col piede sbagliato: la macchina organizzativa del partito va in tilt”, riferisce da Des Moines l’inviato dell’Ansa Claudio Salvalaggio.

Una buona notizia per i democratici, in questa giornata ‘nera’, viene dal sondaggio nazionale WSJ/Nbc: i candidati democratici sono tutti in vantaggio su Trump. Biden è avanti sei punti (50% contro 44%), Sanders quattro (49% a 45%), la Warren tre (48% contro 45%) e Buttigieg di uno solo (46% a 45%).

Giallo e sospetti, tra nervosismi e inefficienze

All’inizio il ritardo dei risultati sembrava un vero giallo: “Ci sono ritardi per controlli sulla qualità dei dati”, spiegavano responsabili democratici. Le campagne dei candidati sono state subito informate, senza però fugare dubbi e timori. Quella di Biden ha chiesto spiegazioni per iscritto. Che alla fine sono arrivate con un comunicato ufficiale: “Abbiamo incongruenze fra serie di dati”; esclusi, però, hackeraggi e intrusioni.

Sarah Kohles, right, helps Dorothy Schwedinger during the Democratic caucus at the UAW Hall in Dubuque, Iowa on Monday, Feb. 3, 2020. (Eileen Meslar/Telegraph Herald via AP)

Dietro le quinte, Salvalaggio racconta “scene di caos totale: presidenti di seggio che non riuscivano a parlare con la centrale, linee occupate, telefono riattaccati”. Un nervosismo frutto dall’inefficienza ma anche dell’esito dei caucuses: gli elettori democratici guardano più a sinistra del partito, che preferirebbe un candidato moderato a Sanders e alla Warren e uno meno eccentrico di Buttigieg.

Nell’incertezza generale, i candidati hanno parlato: “Stanotte è l’inizio della fine di Donald Trump, il presidente più pericoloso della storia Usa, un presidente corrotto, un bugiardo patologico”, sentenzia Sanders. “Che nottata! Andiamo in New Hampshire vittoriosi”, dice radioso Buttigieg. “Abbiamo superato le nostre aspettative”, gli fa eco la Klobuchar. “La nostra agenda non è solo quella dei democratici, è un’agenda per America“, afferma la Warren. Meno pimpante Biden, che, del resto, non lo è mai: è pronto “ad affibbiare a Trump il nomignolo di ex presidente”.

Una vittoria per Trump e per i repubblicani

Così, a sorpresa, vince Donald Trump – ed era scontato, con i due avversari che si ritrova -; ma, soprattutto, vincono i repubblicani, perché pasticci organizzativi e informatici e conseguenti ritardi nella diffusione dei risultati creano imbarazzo fra i democratici, che alla fine si rassegnano a contare i voti a mano e si espongono al pubblico ludibrio degli avversari politici.

“Crisi di nervi nel partito democratico. Non riescono a gestire i caucuses e vogliono governare. No grazie”, afferma Brad Parscale, il manager della campagna di Trump, ironizzando con un tweet sulla confusione che, ore dopo la conclusione delle assemblee per le primarie democratiche, regna nello Iowa.

Fra i repubblicani, Trump non ha problemi, contro i suoi due rivali lillipuziani: fa man bassa di suffragi e delegati sull’ex deputato Joe Walsh e all’ex governatore del Massachusetts Bill Weld. “Grande vittoria per noi stasera in Iowa”, twitta il magnate presidente.

E’ già New Hampshire ed è ancora impeachment

I candidati democratici alla Casa Bianca, o almeno quelli che sopravviveranno allo Iowa, che spesso falcidia i ranghi degli aspiranti alla nomination, guardano già al New Hampshire, dove si voterà martedì 11 febbraio. La Warren ha in programma un evento nel pomeriggio di oggi a Keen, Biden a Nashua; e pure Sanders e Buttigieg hanno appuntamenti già fissati.

I quattro senatori del lotto, la Klobuchar, Sanders e la Warren, oltre a Michael Bennett, che ci si dimentica sempre perché la sua campagna è ‘underground’, devono però fare i conti coi loro impegni istituzionali. Oggi, infatti, prosegue in Senato il processo per l’impeachment a Trump, che si concluderà domani con il verdetto – l’assoluzione è scontata -; e stasera – in Italia, saranno le tre del mattino – ci sarà il discorso sullo stato dell’Unione del presidente, di fronte al Congresso riunito in sessione plenaria.

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