Manchester, 22 maggio 2017. L’Europa è sotto l’incubo dell’Isis: al concerto di Ariana Grande l’esplosione di un kamikaze uccide 22 persone e ne ferisce tantissime. Qualche giorno dopo, un bar di Pioltello gestito da un marocchino viene bruciato. Perché? Perché sui social e in tv, in un servizio di Mattino 5, era stata rilanciata la notizia falsa che nel bar alcuni musulmani avevano festeggiato la strage.

“Fiutata l’aria – racconta Leonardo Bianchi su ViceSilvia Sardone (Forza Italia) rilancia il servizio di Mattino 5 sul proprio profilo Facebook (salvo poi rimuoverlo) con questo testo: ‘In provincia di Milano sembra ci siano stati festeggiamenti da parte di immigrati islamici per l’attentato di Manchester. Se fosse confermato sarebbe gravissimo e confermerebbe che anche nel nostro paese c’è un estremismo forte e radicato. Se anche per te è una vergogna condividi’.”

La sindaca di Pioltello, Ivonne Cosciotti, disse che, per una non-notizia “ora gli stessi titolari del bar hanno paura a uscire”.

Roma, maggio 2015, scoppia il caso del “rom polivalente”. Un uomo appare in due programmi di Paolo Del Debbio – “Quinta Colonna” e “Dalla vostra parte” – dicendo di essere la prima volta un ladro rom in grado di rubare un’auto sotto il naso del proprietario, e la volta dopo un islamista che festeggia le stragi di cristiani in Siria. “Striscia la Notizia” rintraccia il ragazzo che – racconta Libero il 13 maggio 2015 – spiega come la jeep mostrata “era dell’operatore venuto a fare il servizio, che ha prestato la sua auto per fare questa fantomatica truffa“. Mentre, nel secondo video in cui si era finto un musulmano estremista, “sarebbe stato l’inviato a suggerirgli le frasi”.

Questi due episodi fanno parte di quello che Umberto Eco chiamava “la costruzione del nemico”. Per attuarla non è necessario ricorrere ai falsi: è sufficiente che tu ogni sera, ogni settimana, racconti l’emigrazione solo come problema, come crimine, come degrado, come “invasione”. Se dissodi il terreno della paura per anni, dopo un po’ i presunti nemici diventano bersagli. Se oggi assistiamo a episodi quotidiani di razzismo, da chi non vuole la parrucchiera di colore a chi prende a calci un bambino, è perché il terreno è stato dissodato dalla tv molto tempo prima che la ‘Bestia’ di Salvini, pagata sino ad agosto 2019 da tutti noi, ne riscuotesse i frutti e li amplificasse.

E’ lo stesso meccanismo che nei Balcani vent’anni fa ha trasformato i vicini di casa in nemici da sterminare. E anche lì la tv fu la miccia che accese la santabarbara. Con una differenza: nel 24 maggio 2011, la tv statale serba si è scusata con gli spettatori, dichiarando che i programmi sono stati costantemente e pesantemente dirottati dal regime con l’obiettivo di screditare i suoi oppositori politici ed etnici “che sono stati oggetto – diceva – di insulti, calunnie e di quelli che ora verrebbero definiti discorsi di odio”.

Oggi la lista dei personaggi tv che dovrebbero scusarsi per i ‘danni collaterali’ che hanno causato è molto lunga e sono le facce di quella tv populista che tace sull’invasione della ‘ndrangheta, ma ogni sera criminalizza gli immigrati o parla del fascismo ospitando in studio i fascisti stessi.

Forse le Sardine non diventeranno un partito, ma sono riuscite a rispondere alla ‘Bestia’ creando un bacino di ascolto che oggi può contrastare la disinformazione e la propaganda sovranista. Come? Ad esempio dedicando una giornata alle ‘vittime della Bestia’: da Yassin, il ragazzo di Bologna additato al pubblico disprezzo, alla professoressa siciliana sospesa perché lasciò libertà di espressione ai suoi studenti, all’anziano ammanettato per 40 minuti perché esponeva un lenzuolo contro la “marmaglia fascista”, sino al titolare del bar che è stato bruciato a Pioltello.

Fra le vittime ci sono anche le donne migranti della nave Diciotti. Erano state tutte violentate dai trafficanti. Solo il più codardo degli ‘utilizzatori finali’ avrebbe avuto il coraggio di ‘usarle’, di tenerle in mare una settimana per montare la propria “battaglia contro l’Europa”.

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