Nubi si addensano sulla Direzione generale della condizione abitativa del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti. Sembrerebbe che sia in corso una profonda riorganizzazione interna del Ministero. Non è una novità, ma ora arrivano segnali preoccupanti. Andiamo con ordine.

Nel giugno 2019, le organizzazioni sindacali Unione Inquilini, Sunia, Sicet, Uniat inviano all’ex ministro Danilo Toninelli una lettera in merito alla bozza del Dpcm “Regolamento di organizzazione del Ministero delle infrastrutture e trasporti”.

La bozza prevedeva di fatto il superamento della Direzione generale della condizione abitativa per inserirla nel nuovo mega “Dipartimento per lo sviluppo delle costruzioni edili e idriche, le risorse umane, strumentali e informatiche”. In tale Dipartimento, la prima Direzione, quella generale, dovrebbe svolgere le funzioni di un considerevole numero di attività, tra le quali le politiche abitative e l’edilizia agevolata e sovvenzionata, che andrebbero a sommarsi ad altre attività quali l’edilizia giudiziaria, l’edilizia per le forze armate, i servizi idrici, le zone sismiche, l’abusivismo.

Di fatto si passerebbe da una Direzione di settore alla marginalizzazione di un tema, quello abitativo, che dovrebbe rappresentare un intervento centrale tenuto conto delle famiglie nelle graduatorie e sotto sfratto. Le politiche abitative sarebbero, in questo modo, derubricate a questione non prioritaria nell’agenda politica del governo, annegate all’interno di un mega Dipartimento.

Eppure lo stesso governo Conte-bis è nato sulla base di un programma che, al punto 8, cita l’impegno ad affrontare la precarietà abitativa con l’aumento dell’offerta di alloggi di edilizia residenziale pubblica attraverso il riuso dell’esistente inutilizzato. Un punto che aveva sollevato speranze e aspettative. Sulla base della proposta programmatica e della lettera dei sindacati inquilini sembrava che il Regolamento avesse subito uno stop. Invece no!

Con la Direttiva dipartimentale 24 gennaio 2020 n. 1, il programma innovativo “Qualità dell’Abitare” da 853 milioni di euro è stato attribuito proprio alla Direzione generale per l’edilizia statale e gli interventi speciali, che si occupa di carceri e caserme, sottraendolo alla Direzione generale della condizione abitativa.

È la conferma che il Dpcm, che recava il “Regolamento” di riorganizzazione ministeriale, sta andando avanti. Anzi è stato anticipato dalla decisione di far gestire il Piano di rinascita urbana alla Direzione edilizia statale e non alla Direzione della condizione abitativa. Un brutto segnale che rischia di aggravare il disagio abitativo e che segna forse la fine delle politiche abitative.

Ministra Paola De Micheli, è necessario chiarire quanto sta succedendo al Ministero delle infrastrutture in materia di riorganizzazione e smentire il ridimensionamento della Direzione condizione abitativa, necessaria e centrale per sostenere quanto previsto dal programma di governo e, di conseguenza, rivedere la decisione di dare la gestione delle risorse previste per il Piano di rinascita urbana alla Direzione generale edilizia statale.

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