Le scarpe da corsa mettono le ali? No ma quasi, e per questo sarebbero da vietare. Ci sta riflettendo in questi giorni la World Athletics, la Federazione mondiale che si occupa di atletica leggera: proibire oppure no le Nike Vaporfly, un modello simile a quello con cui il keniano Eliud Kipchoge lo scorso ottobre ha corso la distanza della maratona, i 42195metri, abbattendo il mostruoso muro delle due ore (precisamente 1h59’40’’)? Le Nike Vaporfly sono costruite con una speciale miscela di schiume e una piastra di carbonio nell’intersuola con cui, chi le indossa, può correre fino al 4% più veloce di chi invece usa un altro paio di scarpe da running. Troppi vantaggi e puzza di odore tecnologico per la Federazione che starebbe valutando di lasciare le Olimpiadi di Tokyo 2020 senza le “scarpe più veloci del mondo”.

La scienza nelle scarpe

La questione gira attorno alla piastra in fibra di carbonio, un materiale così leggero e rigido che agendo come garantirebbe più spinta. Lo spiega Andrea Mola, ingegnere aerospaziale e matematico alla Scuola Internazionale Superiore di Studi Avanzati di Trieste: “Quando si comprime una molla ideale le si cede dell’energia ma quando sollevo il carico lei torna alla loro forma originaria ridando indietro tutta l’energia, senza dissipazione. Questo nella sua forma ideale, una molla reale invece ne perde, per esempio sottoforma di calore. In questo senso la “molla” delle scarpe Nike nella sua fase di compressione e di rilascio perde solo il 4%, rispetto ad altre scarpe che invece ne perdono di più”. Se la molla dissipa meno energia vuol dire che ridà spinta maggiore al runner. “Se ad ogni appoggio si scarica sulla suola «100» in termini di energia, questa al momento dello stacco restituisce «96» sotto forma di spinta, grazie a una dissipazione energetica molto ridotta”. Ma la piastra da sola non basta. “È troppo rigida – chiude Mola – serve che la restituzione della forza dell’impatto al suolo sia graduale e non brusca. Per questo viene aggiunta la schiuma, la cosiddetta ZoomX, che deve essere molto leggera deve dissipare il meno possibile”. Un atleta perciò con le Vaporfly ai piedi fa meno fatica e può correre più veloce. Come in effetti è successo. Secondo uno studio del New York Times, nella seconda parte del 2019 il 41% di maratoneti che ha usato queste Nike è sceso sotto le 3 ore in maratona, un risultato decisamente importante che unisce resistenza e velocità.

I record

Un po’ come era successo con i costumoni in poliuretano nel nuoto anche qui c’è in ballo l’equilibrio tra evoluzione e doping tecnologico: secondo l’attuale norma della federazione, i prodotti per essere considerati “a norma” devono essere reperibili a tutti e non devono offrire un vantaggio “ingiusto”. Che cosa questo significhi nello specifico, resta però ancora da chiarire. Ma non solo, perché anche diversi detentori di record del mondo stanno monitorando con ansia la situazione. Se Eliud Kipchoge non ha nulla da temere, poiché l’ora e cinquantanove centrati in maratona a Vienna non è un risultato omologabile (non era una gara ufficiale, c’erano le lepri a frangergli l’aria e il terreno così come il giorno erano stati scelti ad hoc), chi trema invece sarebbe la connazionale Brigid Kosgei che con le Vaporfly ai piedi ha shockato il mondo sui 42 chilometri e 195 metri battendo un record intatto da 16 anni correndo in 2h14’04’’. Rumors dicono tuttavia che la maratoneta potrebbe essere graziata poiché indossava un paio di Vaporfly non ulteriormente personalizzate come Kipchoge, che aveva ben tre piastre di carbonio.

Gli scenari

Le scarpe usate dagli atleti professionisti, comunque, molto spesso sono costruite ad personam in base alle caratteristiche dei singoli. È possibile quindi che le Vaporfly “normali” e acquistabili negli Store vengano risparmiate dalla mano pesante della World Athletics. Oltre alla messa al bando, è possibile anche che la Federazione obblighi la Nike a ridimensionare la tecnologia inserita nelle scarpe, diminuendo per esempio la lunghezza della piastra in carbonio o la dimensione dell’intersuola, costruita con materiali in grado di offrire sempre maggiore reattività. Il responso del gruppo di lavoro della Federazione dovrebbe arrivare entro la fine di gennaio.

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