“Pieno sostegno” per arrivare alla verità sull’uccisione di Giulio Regeni, il ricercatore italiano rapito e poi trovato morto alla periferia del Cairo nel febbraio del 2016. È quanto il presidente egiziano Abdel Fattah al-Sisi ha promesso, come già successo in passato, al presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, nel corso dell’incontro tra i due nella capitale egiziana nel giorno in cui in Egitto sono arrivate anche delegazioni di Carabinieri e polizia, riavviando così i contatti tra investigatori.

Con al-Sisi “abbiamo parlato del caso Regeni, ho ricordato che tra qualche giorno è l’anniversario della scomparsa e rivolgo un pensiero affettuoso ai suoi familiari”, ha dichiarato il capo del governo italiano, dicendo che “oggi al Cairo ci sono Carabinieri e polizia e si fermeranno anche domani. È il segnale positivo che sono ripresi i contatti tra gli investigatori, confidiamo che presto riprendano anche i contatti tra le procure. L’importante è che la collaborazione riprenda, al-Sisi mi ha rassicurato che la collaborazione da parte loro sarà massima”.

Parole molto simili a quelle usate dalla presidenza egiziana che, in un comunicato, ha scritto che “l’Egitto desidera raggiungere la verità e ha confermato il pieno sostegno all’attuale cooperazione fra le autorità coinvolte in Egitto e Italia per svelare le circostanze del caso”. Nel documento diffuso dal portavoce Bassam Radi si aggiunge che “durante l’incontro sono stati discussi gli ultimi sviluppi relativi alle indagini in corso”.

La rinnovata volontà di collaborazione contrasta con le rivelazioni uscite dalle prime audizioni della neonata commissione d’inchiesta parlamentare sull’omicidio di Giulio Regeni, a metà dicembre, quando i pm romani incaricati delle indagini hanno parlato di quattro diversi depistaggi messi in atto dagli apparati egiziani, ricordando che Giulio Regeni è stato torturato più volte e che l’autopsia effettuata al Cairo riportava risultati falsi.

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