Dopo sette mesi di stallo e diversi rinvii, prima per il cambio di governo, poi perché ostaggio dei veti tra partiti per la scelta dei nomi per le presidenze, si è insediata la Commissione Regeni, con l’elezione del deputato di LeU-Si Erasmo Palazzotto come presidente dell’organismo.
La commissione era stata istituita (su spinta dello stesso parlamentare, ndr) lo scorso 30 aprile, nel tentativo di mantenere viva l’attenzione sul caso dell’omicidio del giovane ricercatore italiano, ucciso in Egitto nel 2016, di fronte ai silenzi e ai depistaggi del Cairo e alla mancata collaborazione da parte del regime di Al Sisi e della magistratura egiziana. E già allora non erano mancate le polemiche, con l‘Aula quasi vuota per la discussione generale e poi la successiva approvazione, con l’astensione di Forza Italia. I lavori però erano rimasti bloccati, in assenza di un accordo tra le forze di maggioranza e con altri due nodi da sciogliere, relativi alle altre presidenze da scegliere per la commissione Banche e quella relativa al caso Forteto. Fino al via libera con l’elezione di Palazzotto, che ha ricevuto 11 voti favorevoli e 8 astensioni. Suoi vice saranno Debora Serracchiani (Pd) e Paolo Trancassini (Fdi), mentre Massimo Ungaro (IV) e Roberto Turri (Lega) saranno i segretari.
La commissione avrà adesso un anno di tempo per concludere i suoi lavori, con poteri simili a quelli della magistratura: “La Commissione comincia a lavorare da oggi, stiamo già procedendo a fare il lavoro propedeutico per iniziare i lavori il prima possibile e per recuperare il tempo perduto perché la ricerca della verità e di giustizia per l’uccisione di Giulio Regeni devono essere una priorità per questo Paese”, ha rivendicato il neo presidente. Per poi sottolineare: “L’idea con cui siamo arrivati a definire questa proposta di Commissione è quella di ricostruire in primo luogo la verità storica e politica sull’uccisione di Giulio Regeni. La ricerca dei responsabili e la pena per i responsabili è un lavoro che spetta alla magistratura, che non vogliamo intralciare e con la quale saremo in coordinamento. Noi abbiamo il compito di ricostruire il contesto e la verità su quello che è accaduto”. Mentre di fronte al calendario delle audizioni e alla possibilità che vengano ascoltati anche ex ministri degli Esteri o altre autorità per accertare anche responsabilità politiche, Palazzotto ha tagliato corto: “Dateci tempo, il programma sarà fatto a partire dal primo ufficio di presidenza che mi sono premurato di convocare il primo possibile. Sceglieremo le priorità sui filoni d’indagine, per poi arrivare a chiudere il nostro lavoro nei 12 mesi previsti”.
Resta il nodo dei rapporti con l’Egitto, per la scarsa cooperazione e le mancate risposte alle rogatorie. Ma Palazzotto insiste: “Troveremo sicuramente la strada anche per cooperare con l’Autorità egiziana, in primo luogo sul piano politico e diplomatico, che è il compito in primo luogo del Parlamento”
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