Via libera senza sorprese in terza e definitiva lettura alla legge attuativa sul recesso del Regno Unito dall’Unione europea. Con 330 sì e 231 no il testo approvato ai Comuni ramo del Parlamento ormai dominato dai conservatori di BorisJohnson – passa ora alla Camera dei Lord, già ammonita da Downing Street a non frapporre ostacoli dell’ultimo minuto, in un iter in teoria scontato per il governo Tory di Boris Johnson, che ha fissato il divorzio da Bruxelles il 31 gennaio. Poi toccherà alla ratifica dell’Europarlamento, il 29 gennaio. A fare discutere, oltre alla bocciatura dell’emendamento sull’obbligo del ricongiungimento famigliare dei minori non accompagnati, anche il no all’emendamento ‘New Clause 10’ – 344 voti favorevoli e 254 contrari – col quale il governo sarebbe stato obbligato ad aprire i negoziati con l’Europa per mantenere in vita dopo il 2020 – quando Brexit entrà in vigore – il progetto Erasmus+, che ha permesso a centinaia di migliaia di studenti in tutta Europa di trascorrere un periodo di formazione nei paesi comunitari.

Da Downing Street, però, spiegano che il voto dei Comuni non segna la parola fine del programma: si tratta, dicono, di un tecnicismo relativo alla formulazione della legge di divorzio dall’Ue e il sottosegretario all’Istruzione e l’università britannico Chris Skidmore su Twitter ha precisato che la partecipazione al programma “farà parte dei nostri negoziati futuri con l’Unione europea. Diamo grande valore agli scambi internazionali tra studenti”.

La decisione della Camera bassa è stata aspramente criticata sui social, ma non è stato l’unico voto a scatenare le polemiche. Con 348 sì e 252 no, i Comuni hanno anche negato ai minori rifugiati non accompagnati di ricongiungersi ai famigliari arrivati nel Regno Unito. Oggi è atteso l’ok finale dei Comuni della ratifica, prima del passaggio di rito dell’iter della legge la settimana prossima alla Camera dei Lord, che molto probabilmente sarà in linea con quanto espresso dai Comuni. Stando ai dati per l’anno 2017/2018 pubblicati su Skuola.net, gli universitari italiani che sono andati in Erasmus in Uk sono 3.172 (su un totale di 38.271), rendendolo il quarto paese più scelto dopo Spagna, Francia e Germania; mentre l’Italia ha accolto 1.174 studenti del Regno Unito (su 26.706 totali). Per quanto riguarda invece l’anno 2019/2020, sono partiti verso la Gran Bretagna (di nuovo al quarto posto tra le preferenze) in 3.084.

Il voto sull’Erasmus era annunciato, sullo sfondo della promessa del premier Tory di mettere fine alla libertà di movimento automatica con l’uscita dall’Ue e di cambiare in generale le regole del gioco sull’immigrazione (e anche quelle per chi viaggia), con una sostanziale equiparazione fra europei e non e un sistema a punti per il filtro degli ingressi basato in futuro come in Australia sull’esclusiva valutazione delle qualità degli aspiranti. Migliaia i commenti critici sui social da parte di accademici e docenti: per Paul Bernal, professore di legge della University of East Anglia, “chiunque conosca l’Erasmus sa quanto questa decisione si diabolicamente stupida, miope e controproducente”, mentre per l’autore e critico Peter Jukes, “l’attacco prima ai bambini rifugiati poi all’Erasmus conferma che Johnson vuole condurre le battaglie dell’estrema destra e specialmente contro i giovani perché sono quelli più lontani dai suoi valori”. Tra le centinaia di interventi social anche quello di Molly Scott, eurodeputata britannnica dei Verdi: per lei il voto che non rinnova il finanziamento del programma Eramus rappresenta “una tragedia per i giovani e la perdita di una enorme opportunità per le future generazioni“.

Il via libera della Camera dei Comuni – La maggioranza è stata ancora più ampia di quella che il Partito Conservatore di Johnson si è garantito in Parlamento alle elezioni di dicembre. In precedenza, in tre giorni di dibattito ripreso dopo la pausa natalizia, i deputati avevano respinto tutti gli emendamenti presentati dalle forze di opposizione al testo (il Withdrawal Eu Agreement Bill). L’ultimo bocciato, a larghissima maggioranza, è stato quello proposto dagli indipendentisti scozzesi dell’Snp che pretendevano di far decadere la legge a causa del voto contrario alla Brexit ribadito ieri dal Parlamento locale di Edimburgo. Questa divaricazione è stata denunciata in coda al dibattito come l’avvio di “una crisi costituzionale” dal capogruppo dell’Snp a Westminster, Ian Blackford, il quale ha ripetuto che la Scozia “non può essere trascinata fuori dall’Ue contro la sua volontà”, ha sfidato Johnson a “rispettare la democrazia” fra le contestazioni dei banchi Tory ed è tornato a invocare un futuro secondo referendum sulla secessione da Londra indicando l’obiettivo di “una Scozia indipendente europea”.

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