“È la più grande vittoria dagli anni ’80“, ha detto il premier festeggiando il risultato ormai consolidato con i suoi sostenitori a Londra. Il risultato migliore dei Tory dal 1987, dai tempi di Margaret Thatcher, secondo la Bbc. Boris Johnson conquista la maggioranza del seggi alla Camera dei Comuni (quando mancano i risultati di 2 circoscrizioni su 650 i Tory hanno conquistato 364 seggi, ben oltre la soglia dei 326 necessari per governare senza necessità di alleanze con altri partiti, mentre il Labour si è fermato a 203) e si appresta a completare il progetto per il quale aveva convocato le elezioni: portare a termine la Brexit.

“Realizzare la Brexit è una decisione inconfutabile, indiscutibile” del popolo britannico, ha scandito il primo ministro, rieletto nel collegio di Uxbridge sia pure con un margine limitato a 7mila voti. “Con questo voto, credo che abbiamo messo fine a tutte quelle miserabili minacce di un secondo referendum”, ha proseguito in riferimento alla promessa di una nuova consultazione sull’uscita dall’Ue fatta in campagna elettorale dal leader labourista Jeremy Corbyn. Quindi la promessa: “Metterò la parola fine a tutte le assurdità di questi tre anni e realizzerò la Brexit entro gennaio, senza se e senza ma”. “Facciamo la Brexit, ma adesso facciamo colazione”, ha concluso Johnson con una battuta.

Immediato è arrivato il commento di Bruxelles: “Mi congratulo con Boris Johnson e mi aspetto che il Parlamento britannico ratifichi il prima possibile l’accordo” negoziato sulla Brexit, ha detto il presidente del Consiglio Ue Charles Michel. La Ue “è pronta a discutere gli aspetti operativi” delle relazioni future, ha aggiunto, spiegando che i leader avranno una discussione sulla Brexit oggi.

Con il voto di ieri “abbiamo provocato un terremoto, ora dobbiamo raccogliere la sfida”, aveva detto Johnson nella notte in un discorso pronunciato davanti ad alcuni suoi collaboratori, secondo quanto riportato dalla Bbc. “Dobbiamo capire adesso che terremoto abbiamo provocato – aveva affermato – Abbiamo cambiato la mappa politica di questo Paese. Dobbiamo affrontare le conseguenze, cambiare il nostro stesso partito, essere all’altezza degli eventi. Dobbiamo raccogliere la sfida che il popolo britannico ci ha consegnato”.

Corbyn difende il programma Labour e guida la “fase di riflessione” – Il grande sconfitto, Jeremy Corbyn, non annuncia le dimissioni immediate da leader del Labour dopo quello che ammette essere stato un risultato “molto deludente“. Corbyn, rieletto deputato per la decima volta nel collegio londinese di Islington Nord, annuncia che non guiderà più il partito “in un’altra elezione”, ma che resta in Parlamento e per il momento si propone di “guidare il Labour in una fase di riflessione” sull’esito del voto, in vista di una prevedibile rinnovamento dei vertici.

Nel tradizionale discorso seguito alla sua proclamazione, Corbyn, 70 anni, difende il manifesto elettorale laburista presentato sotto la sua leadership come un programma “di speranza, di cambiamento e contro l’ingiustizia”. E si dice convinto che le soluzioni radicali indicate in quel programma siano “popolari” e siano destinate a tornare al centro del dibattito politico. Nello stesso tempo spiega il risultato elettorale di ieri come una conseguenza della “polarizzazione” del consenso determinata dalla Brexit. Non senza aggiungere che tuttavia la Brexit “che Boris Johnson si propone” di realizzare non potrà risolvere i problemi né cancellare le istanze di giustizia sociali nel Paese.

La disfatta di Dup e Libdem – La leader dei LibDem Jo Swinson, che non è stata rieletta nel collegio di Dumbartonshire East, in Scozia, ha annunciato le sue dimissioni dalla guida del partito. Lo ha annunciato la presidente dei liberaldemocratici Sal Brinton che assumerà la leadership assieme a Ed Davey fino alle elezioni di un nuovo capo il prossimo anno. “Voglio ringraziare Jo Swinson per la sua guida onesta e coraggiosa”, ha scritto Brinton sottolineando che i Libdem hanno “preso più voti del 2017”.

Disfatta anche per altri leader anti Brexit. Nigel Dodds, il leader di Westminster del Democratic Unionist Party (Dup) dell’Irlanda del Nord, che sostenne il precedente governo conservatore, ha perso il suo posto a Belfast. L’ex procuratore generale conservatore Dominic Grieve, che ha guidato i tentativi di dare più voce al Parlamento su come e quando la Gran Bretagna deve lasciare l’Unione europea, non ha ottenuto il seggio da parlamentare indipendente. Grieve era stato espulso dal partito conservatore per essersi ribellato alla Brexit. Anche altri due espulsi, l’ex ministro del governo David Gauke e Anne Milton, non sono stati rieletti come indipendenti. Un’altra importante avversaria della Brexit all’interno dei conservatori, Anna Soubry, non è riuscita a vincere le elezioni come membro del suo nuovo partito. Infine l’ex candidato conservatore a sindaco di Londra Zac Goldsmith, fratello di Jemimah Goldsmith, ex moglie del primo ministro pakistano Imran Khan, ha perso il suo seggio nella capitale.

I record del nuovo Parlamento – Le elezioni segnano due record nella storia del Regno Unito. Il primo, per il numero di donne al Parlamento: 218 deputate, un terzo del totale. Il Labour si conferma il partito più al femminile con 104 elette, anche se in calo rispetto al 2017 quando furono 119. Tra i Tory sono invece 86 le deputate, in significativo aumento rispetto alle 67 del 2017. Il secondo perché quella che esce dalle urne è la House of Commons più multietnica di sempre, con un parlamentare su dieci che appartiene a una minoranza etnica. Dieci anni fa, rileva il think thank British Future, la proporzione era uno su quaranta. I deputati “non bianchi” saranno 65 contro i 52 del 2017. Tra questi, 22 sono conservatori, 41 laburisti e 2 Libdem. Tutti sono stati eletti in Inghilterra.

Trump: “Ora un nuovo accordo commerciale” – Il presidente americano Donald Trump è tornato si è congratulato con Boris Johnson per la sua “grandissima vittoria!”. A poche ore di distanza da un primo tweet sulle elezioni nel Regno Unito Trump ha scritto: “Adesso Gran Bretagna e Usa sono libere di mettere a punto un grande nuovo accordo commerciale dopo la Brexit. Questo accordo ha il potenziale per essere il più redditizio di qualsiasi accordo mai siglato con l’Ue”.

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