Con quel titolo, ‘La patata bollente‘, e con il suo articolo in prima pagina ha “offeso la reputazione di Virginia Raggi“: con questa motivazione il Gup di Catania ha disposto il rinvio a giudizio per Vittorio Feltri, con l’accusa di “diffamazione aggravata“. La querela era partita dalla stessa sindaca di Roma due anni fa: “Molti ricorderanno – ha scritto su Facebook dopo aver saputo della decisione del Tribunale – un raffinatissimo titolo che mi dedicò il quotidiano Libero, ‘La patata bollente. E un articolo di Feltri condito dai più beceri insulti volgari, sessisti rivolti alla mia persona: nessun diritto di cronaca esercitato né di critica politica. Semplicemente parole vomitevoli“.

Feltri è imputato, in qualità di “direttore editoriale e di autore del pezzo”, per avere “offeso la reputazione” della sindaca con l’articolo apparso sulla prima pagina di Libero del 10 febbraio 2017 con il titolo “Patata bollente” preceduto dall’occhiello “La vita agrodolce della Raggi” e seguito dal catenaccio: “La sindaca di Roma nell’occhio del ciclone per le sue vicende comunali e personali. La sua storia ricorda l’epopea di Berlusconi con le Olgettine, che finì malissimo”. Con lui è stato rinviato a giudizio, per omesso controllo, anche il direttore responsabile del quotidiano, Pietro Senaldi. La prima udienza del processo si terrà il 15 settembre 2020 davanti alla terza sezione penale del Tribunale monocratico di Catania. Il provvedimento è stato emesso mercoledì dal Gup Luca Lorenzetti che ha accolto la richiesta di rinviare i due giornalisti a giudizio avanzata dalla Procura di Catania. La competenza è radicata nel capoluogo etneo perché è la città in cui è stata stampata per prima la copia del quotidiano. Il pezzo fu anche ripreso sul sito libero.it e sulla pagina Facebook e sul profilo Twitter del quotidiano.

Raggi ha poi aggiunto sui social: “Avevo annunciato che avrei querelato il giornale e i suoi responsabili per diffamazione. L’ho fatto e oggi voglio darvi un aggiornamento: mi sono costituita parte civile ed il Gup di Catania ieri ha accolto la richiesta della Procura e ha disposto il rinvio a giudizio per il direttore Feltri e per il direttore responsabile Senaldi. Andranno a processo per rispondere di diffamazione aggravata”. La sindaca lo descrive come un grande risultato: “Non tanto per me, ma per tutte le donne e tutti gli uomini che non si rassegnano a un clima maschilista, a una retorica fatta di insulti o di squallida ironia. E il mio pensiero va a tutti coloro, donne e uomini, che hanno subito violenze favorite proprio da quel clima. Gli pseudo-intellettuali, i politici e alcuni giornalisti che fanno da megafono ai peggiori luoghi comuni, nella speranza di vendere qualche copia o conquistare qualche voto in più, arrivano persino a infangare la memoria di figure istituzionali come Nilde Iotti o a insultare le donne emiliane e romagnole. Patata bollente e tubero incandescente mi scrivevano..io non dimentico… vediamo come finirà in Tribunale questa vicenda”.

È arrivata anche la riposta di Feltri: “Personalmente con ‘La patata bollente’ non c’entro e non penso di aver mancato di rispetto alla sindaca. Io ho scritto un pezzo dove mettevo in rilievo alcune contraddizioni, senza attacchi sul piano personale. Non posso parlare di un titolo che non ho fatto io e non posso risponderne io. Spesso mi arrivano querele come se fossi io il direttore responsabile”. Sulla decisione del Gup di Catania è intervenuta anche la vicepresidente del senato, Paola Taverna, che su Facebook ha definito il rinvio a giudizio “un’occasione importante per tutte le donne. Ogni giorno tante di noi sono costrette a subire commenti e insulti sessisti e volgari, per strada o spesso sul web, ma è arrivato il momento di dire basta“. “Il caso di Virginia Raggi è ancor più grave perché espressione del più becero sessismo da parte di chi si cela dietro il diritto di cronaca o di critica politica“, ha aggiunto l’esponente M5s.

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“Patata Bollente”, Feltri rinviato a giudizio risponde alla sindaca Raggi: “Nessuna offesa, è espressione di uso comune”

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