Con ArcelorMittal “non si è mai nemmeno parlato di una transazione economica” per la riconsegna degli impianti Ilva. Fonti del ministero dello Sviluppo Economico negano l’arrivo di una lettera della multinazionale dell’acciaio nella quale sarebbe stato proposto un accordo – rigettato dal governo – sulla base di 1 miliardo di euro per abbandonare l’Italia e chiudere la partita nelle aule di tribunale.

Una richiesta “urgente” di chiarimenti è giunta dalla Uilm al premier Giuseppe Conte e al ministro Stefano Patuanelli: “Questa ulteriore notizia da parte di alcune autorevoli fonti di stampa – dice il segretario Rocco Palombella – si inserisce in un clima già fortemente teso e pesante che si respira all’interno degli stabilimenti italiani del gruppo. Non si può giocare sulla pelle di 20mila lavoratori”.

Nella somma offerta da Mittal – secondo quanto apprende Il Fatto Quotidiano – sarebbero contemplati 500 milioni come penale per ricostruire i magazzini dei materiali svuotati in questi mesi, 90 milioni di fideiussione depositati al momento della firma e la rinuncia a qualsiasi pretesa sui circa 400 milioni di investimenti ambientali già fatti. Al governo, però, non basta. L’esecutivo vorrebbe che siano aggiunti altri 350 milioni a copertura delle mancate manutenzioni e 500 milioni a titolo di penale per aver violato il contratto.

L’accordo ancora non c’è, ma nei palazzi romani non si esclude che una somma tra gli 1,3 e 1,5 miliardi possa accontentare tutti consentendo di sciogliere il contratto e chiudere il procedimento civile aperto a Milano. A quel punto, l’Ilva tornerebbe nelle mani dello Stato dopo 25 anni e, oltre a un prestito ponte da 400 milioni per la gestione ordinaria, bisognerebbe individuare un dirigente esperto di siderurgia per il rilancio degli impianti.

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