Per ammissione dello stesso ministro dell’Economia Roberto Gualtieri la questione delle clausole di azione collettiva nei titoli di Stato è “una cosa molto tecnica“. Ma è uno dei punti cruciali citati dal premier Giuseppe Conte nella sua informativa alle Camere. E su questo il titolare del Tesoro ha detto di aver ottenuto l’apertura a modifiche rispetto a quanto concordato lo scorso giugno, quando l’Eurogruppo e i capi di Stato hanno dato il via libera preliminare alla riforma del Meccanismo europeo di stabilità. “Abbiamo ottenuto una cosa importante, che è la possibilità di una subaggregazione dei titoli, un meccanismo che rende le single limb cacs più simili alle double limb. Un meccanismo intermedio che per l’Italia era importante e che sarà esplicitamente menzionato nelle conclusioni” del presidente dell’Eurogruppo Mario Centeno. Il quale ha confermato che sul tema si tornerà nell’incontro di gennaio. Anche se poco dopo il direttore esecutivo del Mes, Klaus Regling, ha affermato che “l’accordo politico di passare alle single limb non è in discussione”.

La riforma del Mes, nella versione concordata a giugno, prevede che dal 2022 le clausole di azione collettiva annesse ai titoli di Stato europei a partire dal 2013 siano sostituite da clausole single limb. Quelle attuali, note come “dual limb“, prevedono che per arrivare alla ristrutturazione del debito occorra un voto a maggioranza qualificata da parte dei detentori di ogni singola serie di titoli emessi e un altro voto per tutte le serie insieme. Con le single limb, per cambiare le condizioni di rimborso sarebbe invece sufficiente un unico voto complessivo, dribblando quello per singola emissione. Questo ridurrebbe il rischio di holdout, cioè della formazione di minoranze di blocco che si mettono di traverso e non consentono la modifica delle condizioni. Come è accaduto all’Argentina con i “fondi avvoltoio”.

L’Italia ha chiesto e ottenuto che venga esplicitamente menzionata la possibilità di prevedere in determinati casi, all’interno delle Single limb cacs, delle “subaggregazioni“. Gruppi di titoli simili – nel caso della Penisola potrebbe trattarsi per esempio di emissioni omogenee come quelle dei Btp Italia – potrebbero quindi essere aggregati in modo da chiamare al voto solo i loro detentori. Un elemento di “flessibilità” che consentirebbe di differenziare le posizioni dei diversi bondholders. Una soluzione, ha spiegato Conte in Parlamento, che “mantiene l’elasticità del modello dual limb” ed è particolarmente adatta “alle specificità del debito italiano, composto da una molteplicità di strumenti diversi per caratteristiche finanziarie, per scadenza, per indicizzazioni e per tipologie di investitori”.

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