Il Parlamento, ieri 2 dicembre, è stato impegnato in una discussione surreale sul cosiddetto fondo salva Stati, uno strumento del Mes (Meccanismo europeo di stabilità), in discussione a livello dell’Unione europea per affrontare i casi in cui uno Stato membro sia in difficoltà a far fronte ai propri debiti, rischiando così di mettere in discussione non solo la stabilità delle proprie finanze pubbliche, ma anche dell’intera area euro.

Il fondo salva Stati interviene per impedire la bancarotta dello Stato membro coprendone almeno in parte il debito in forme e modi che sono codificati nel trattato istitutivo del Mes e del Fss. Il caso della Grecia di qualche anno fa ha dimostrato che mancava a livello Ue una procedura chiara da seguire in casi del genere e, a tutela anche degli Stati in difficoltà, era opportuno definire i contorni dell’aiuto fornito dal fondo salva Stati in caso di bisogno.

Inoltre, il nuovo trattato sul Mes prevede una serie di altre regole che dovrebbero dare un maggior grado di oggettività al processo decisionale, a prescindere da quale sia il paese che usufruisce degli aiuti e quali quelli che lo forniscono. È impossibile affrontare nel merito in questa sede tutte le novità introdotte dal trattato. Rinviamo per ciò ad altri articoli sull’argomento pubblicati in questi giorni.

Qui basti dire che, nel complesso, il provvedimento va nella direzione, che ormai sembra affermarsi a più livelli nell’Ue, di favorire meccanismi europei di intervento in caso di difficoltà. Meccanismi che erano, fin dall’inizio, uno degli scopi della costruzione di un’area valutaria.

Come notato in altri interventi recenti da parte di autorevoli rappresentanti delle istituzioni europee, uno degli scopi dell’euro era arrivare a una politica fiscale, oltre che monetaria, comune, e a politiche di investimento pubblico in ricerca e sviluppo e in infrastrutture che rilanciassero la crescita in Europa, oltre che nei singoli Stati membri – le cui casse sono già troppo esangui per avviare imponenti politiche fiscali espansive -, soprattutto nei paesi nei quali maggiore è il bisogno di investimenti pubblici, ma maggiore è anche il debito.

In un precedente editoriale di questo blog ho illustrato le possibili novità più importanti che, a mio avviso, la nuova Commissione europea e anche il nuovo vertice della Bce, la francese Christine Lagarde, dovrebbero perseguire.

È chiaro ed evidente a tutti che per rilanciare la crescita nell’Ue occorrono ingenti investimenti infrastrutturali ed è altrettanto evidente che il piano Juncker della precedente Commissione europea non è stato in grado di fornire la spinta promessa. Occorrono più fondi pubblici europei e la migliore difesa salva Stati è una crescita europea sostenuta, capace di ridurre in modo significativo il debito dei singoli paesi membri facendo aumentare il Pil a ritmi più sostenuti del debito. Questa spinta non può venire dai fondi nazionali, ma deve necessariamente venire dall’Ue.

La stessa somma di denaro, infatti, se spesa dal singolo stato membro in deficit, può rendere instabili non solo le finanze dello Stato, attraverso l’aumento dello spread, ma anche dell’intera area valutaria che rischia il collasso. La stessa somma spesa, invece, dall’Ue e finanziata con debito pubblico europeo non avrebbe alcun effetto non solo sui tassi di interesse europei, ma neppure sui tassi d’interesse pagati sul debito dei singoli stati membri.

Secondo l’opposizione, ma anche secondo alcuni esponenti del governo legati al M5s quali il ministro degli Esteri Luigi Di Maio, il Mes sarebbe stato troppo blando. Occorrerebbe ben altro che il Mes per aiutare gli Stati membri in difficoltà. Ma poi, come spesso accade nei dibattiti politici, quel “ben altro” non trova una definizione precisa, ma diventa una giustificazione sufficiente per l’opposizione per accusare il Presidente del Consiglio di nefandezze inenarrabili, compreso l’alto tradimento del paese e della sua costituzione.

Secondo l’opposizione, il Premier Giuseppe Conte sarebbe stato consapevole della assoluta insufficienza del Mes e del fatto che costituirebbe in realtà uno strumento nelle mani dei paesi ricchi dell’Ue per tenere sotto controllo e trattare come territorio di conquista gli stati del sud dell’Ue. Si arriva a dire che il premier avrebbe venduto la stabilità finanziaria dell’Italia e la sua autonomia decisionale per mantenere la poltrona.

Ed è a questo punto che l’opposizione politica finisce con il ricadere nel caso delle fake news e, sicuramente, le accuse sono così gravi e alludono a fenomeni così dannosi per il paese da procurare un forte, quanto ingiustificato, allarmismo sociale, le cui conseguenze sulla stabilità economica e politica del paese sono difficilmente calcolabili e il cui impatto immediato sulla credibilità dell’intera classe politica è evidente.

Il tutto, nota il Presidente Conte, nella speranza di avere qualche consenso in più nei sondaggi e, chissà, sperare di costringere il governo a dimettersi e il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, a sciogliere le Camere e a indire nuove elezioni.

Il benaltrismo dell’opposizione è tanto più grave in quanto, se è vero che uno dei leader di opposizione, Giorgia Meloni, ha votato contro il Mes quando è stato discusso dal Parlamento in diverse sedute precedenti, l’altro leader delle opposizioni, Matteo Salvini, era addirittura vicepresidente del Consiglio quando il trattato è stato discusso e non ha mai chiarito cos’altro si dovesse fare invece di firmare il trattato, che pure il precedente governo e quello attuale hanno contribuito a emendare, consentendo il superamento di diversi punti oscuri della prima versione.

In conclusione, ci si chiede cosa sia davvero “alto tradimento”, se quello del governo che ha seguito tutte le procedure previste per l’approvazione del trattato, dando così tutta la necessaria trasparenza al processo decisionale, oppure le critiche immotivate di chi non ha provato neppure a modificare il trattato quando era al governo e poteva farlo, salvo poi accusare il governo di aver approvato il provvedimento senza dire esattamente in che modo andrebbe emendato. Questo tipo di politica arruffona e bugiarda è proprio quello di cui il paese non ha bisogno.

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