Il dito e la luna. Siamo stati due anni a contare le buche di Roma, così concentrati sui vuoti tecnici della Capitale e le incompetenze di chi la governa, da non accorgerci delle voragini dentro cui sprofonda l’Italia e con lei noi. Come un grande effetto ottico che devia la vista e anche le percezioni, la grande guerra (in qualche caso più che meritoria) mossa contro la giunta Raggi, ha coperto, nascosto, fatto ignorare, tenuto in freezer lo scandalo dentro cui oggi ci siamo infilati. Non c’è un ponte che si tenga in piedi, non un costone di montagna che non annunci una strada che non si interrompa.

Ci siamo accorti tutto a un tratto che Autostrade, il maggiore concessionario privato italiano, leggeva i report che segnalavano pericolo e poi li richiudeva. Chi controllava? Vattelapesca! E Anas, che ha condannato la Sicilia e tre quarti del Meridione a tenersi la ruggine o, al più, chiudere o sbarrare la via al passaggio? Chi è che si è scandalizzato? Quanti di noi hanno protestato e quanti hanno dormito? Abbiamo trascorso più tempo a segnalare la goffaggine dell’ex ministro Toninelli che i ladrocini di chi lo aveva preceduto, dell’ignavia dei supertecnici, della irresponsabilità dei super commissari. Chi chiede il conto del Mose di Venezia lasciato al destino di un’opera immaginata male e venuta su peggio, chi chiede il conto del tempo passato a contenderci la grande Tav, il futuro alle porte!, piuttosto che impiegarlo a comprendere le ragioni delle mille opere, grandi e piccole, rimaste al palo? Quanti programmi, e inchieste, e confronti e polemiche.

Quello era il dito.

Poi la luna? Il ponte Morandi cascato sulla testa di Genova per incuria. Quanti sono stati i cittadini e i leaders politici, gli opinionisti, i mecenati e gli uomini di cultura, i professionisti, l’élite e le masse, a invocare la rescissione del contratto per grave inadempienza? Voci isolate, a volte imbarazzate. Un colpetto di tosse e via.

Adesso che con le piogge torrenziali e neo tropicali tutto casca giù, adesso che ci accorgiamo di non avere progetti esecutivi e cantierabili, ma solo promesse, capitoli di spesa senza computi metrici, adesso vorremmo fare in fretta, concludere magari tutto con un decreto legge.

L’acqua è l’oro blu, si dice. Siamo inzuppati d’acqua, bagnati dalla testa ai piedi, eppure intere zone d’Italia devono fare i conti con i razionamenti idrici. Ci allaghiamo e l’acqua che riceviamo nemmeno riusciamo a mantenerla nei nostri invasi, la sprechiamo in condotte bucate molto più delle strade di Roma. Seguiamo il filo illogico delle nostre ossessioni dentro le quali però ci perdiamo. Poi forse imprechiamo. Infine, rassegnati e persi, ritorniamo alle nostre polemiche quotidiane. Puntare al dito e non mirare alla luna.

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