Buon compleanno grande Tina Turner. Hai l’età di mio padre, ma io ti immagino sempre come ti ho vista per la prima volta in tv quando, senza Internet né cellulari, era Dee Jay television, primo storico e avveniristico programma televisivo, a portare in provincia la musica d’oltre confine e io, ragazzina, attendevo questo appuntamento quotidiano avida di canzoni e novità.

Erano anni patinati, anni di pura, vera, reale musica pop nonché dei migliori videoclip, realizzati con grandi investimenti e produzioni grandiose. E con Video sing a song potevi anche imparare un po’ di inglese. A quell’epoca mi sei apparsa per la prima volta, non sapevo niente della tua storia e niente del mondo alla mia età, e a quel tempo, moretta, sgraziata e impacciata come si sente qualsiasi adolescente che si rispetti, veneravo Madonna e Patsy Kensit, mie icone di bellezza, di biondezza, di esilità, occhioni blu e lineamenti delicati.

Quando arrivavi tu sullo schermo, perforandolo dirompente come solo tu sapevi essere, io ero quasi indispettita. Tu con quella criniera tremenda, con quella bocca grande, con quella voce graffiante e potente mentre cantavi Private dancer. Tu attrice, regina in Mad Max, ambientato in un futuro post apocalittico, in un ruolo che ti si cuciva addosso perfettamente. Tu sul palco con una corporatura quasi tozza, ti muovevi primitiva e ancestrale, femminile e naturalmente esplosiva senza ammiccamenti, o meglio eri potente anche in quelli e il tuo ballo, le movenze, le espressioni del tuo viso, i tuoi abiti, i tacchi, i tuoi muscoli, erano una testimonianza di energia ammaliante e magnetismo allo stato puro, qualità che a quell’epoca non potevo comprendere.

E non potevo nemmeno capire quanto più bella eri tu, già 40enne, rispetto a tante piccole lolite. E stupita, pur non desiderandolo, imparavo le tue canzoni, quelle che ero riuscita a conoscere in tv appunto. Niente sapevo dei tuoi dolori, niente del tuo passato, niente di tutto quello che ho scoperto poi. Panterona dalla voce unica e inconfondibile, chi poteva immaginare che dietro quell’ostentata fierezza ci fosse stato un sofferto riscatto dalle violenze domestiche, chi poteva saperlo.

Ed è difficile capacitarsene anche ora che, in occasione della scomparsa del grandissimo maestro Antonello Falqui, facendo incetta di tutti i video ricordi e delle sue trasmissioni trasmesse su Rai Play ti ho trovata, Tina. Giovanissima, magrissima, slanciata, con la chioma liscia e scura, accanto a quell’amore tuo che tanto ti ha fatto soffrire, eri lì con un abitino strepitoso e le gambe bellissime nel 1971, nella puntata di Teatro 10 dove con Ike cantavi Take you higher e Proud Mary scatenandoti insieme alle coriste ballerine dal fisico spettacolare come il tuo.

Stupendi tutti, tu con gli occhi come diamanti neri, tanta energia senza il peso degli anni, circondata da una band afro composta da cioccolatini talentuosi e incantevoli. E sono rimasta incantata in effetti. Ma non avrei dovuto stupirmi perché la tua eleganza era commisurata a quella di tanta bella tv del passato che molto rimpiango.

Hai avuto tanti doni dalla vita, un successo planetario, riconoscimenti, l’affetto e la stima del pubblico e della critica, eppure anche tu, vulnerabile essere umano, hai dovuto tirare fuori tutta la tua forza per fare fronte, oltre che alle violenze e poi alle malattie, anche a quel terribile dramma della morte del tuo primo figlio, suicida lo scorso anno.

Ti ammiro Tina. Quando ti vidi cantare insieme agli artisti di Usa for Africa avrei dovuto immaginare che tutto quello che di bello ti stava capitando, quel successo planetario da solista che dagli anni Ottanta in poi non ti ha più abbandonato, tu te lo eri conquistato e preso con orgoglio e talento, con la bellezza della tua persona che si è più volte rialzata, risollevata, come quando hai affrontato il tuo male, come quando non ce la facevi più e invece ce l’hai fatta.

Grandissima Tina, buon compleanno, mille di questi giorni, splendida donna.

Sostieni ilfattoquotidiano.it: mai come in questo momento abbiamo bisogno di te.

In queste settimane di pandemia noi giornalisti, se facciamo con coscienza il nostro lavoro, svolgiamo un servizio pubblico. Anche per questo ogni giorno qui a ilfattoquotidiano.it siamo orgogliosi di offrire gratuitamente a tutti i cittadini centinaia di nuovi contenuti: notizie, approfondimenti esclusivi, interviste agli esperti, inchieste, video e tanto altro. Tutto questo lavoro però ha un grande costo economico. La pubblicità, in un periodo in cui l'economia è ferma, offre dei ricavi limitati. Non in linea con il boom di accessi. Per questo chiedo a chi legge queste righe di sostenerci. Di darci un contributo minimo, pari al prezzo di un cappuccino alla settimana, fondamentale per il nostro lavoro.
Diventate utenti sostenitori cliccando qui.
Grazie Peter Gomez

ilFattoquotidiano.it
Sostieni adesso Pagamenti disponibili
Articolo Precedente

Luigi Cinque è uno degli artisti italiani più interessanti. E a 66 anni è ancora un vulcano

next
Articolo Successivo

Cesare Cremonini: “Occorrono leggi più efficaci perché ogni tanto la libertà di parola sui social può essere dannosa”

next