Non si arresta a Bogotà la mobilitazione di piazza contro le politiche del governo di destra del presidente Ivan Duque. I manifestanti venerdì notte hanno sfidato il coprifuoco imposto dal presidente e richiesto dal sindaco della capitale Enrique Penalosa “per garantire la sicurezza di tutti gli abitanti della città”: in centinaia sono scesi in strada per ripetere il “cacerolazo” con pentole e coperchi, il secondo dopo quello di giovedì sera nella maggior parte delle città colombiane. Di questi una cinquantina di persone hanno intonato l’inno nazionale di fronte alla residenza del capo dello Stato nel cord della capitale per poi disperdersi un’ora dopo l’inizio del coprifuoco imposto alle 21. Altre 300 persone, invece, hanno protestato sull’autostrada principale che attraversa Bogotà. Per cercare di riportare la calma Duque venerdì sera ha annunciato l’avvio di un “dialogo nazionale a partire dalla prossima settimana che rafforzerà l’attuale programma di politica sociale, lavorando in modo unito con una visione a medio e lungo termine, che ci consentirà di colmare le lacune sociali”.

Ad aumentare la tensione nel Paese anche l’attacco con bombole di gas contro una stazione di polizia a Santander de Quilichao, nel dipartimento di Cauca, nel sud-ovest del Paese, che ha provocato la morte di tre poliziotti e il ferimento di altri sette. Lo ha reso noto il segretario del municipio Jaime Asprilla all’agenzia Efe, escludendo l’ipotesi che l’assalto, avvenuto verso le 21, ore locali, di venerdì sera, sia legato alle protesta di queste ore contro Duque. Le autorità puntano il dito contro gruppi armati che operano a Cauca, regione strategica per il traffico di marijuana e di cocaina, di cui la Colombia è il maggiore produttore mondiale. “È un attacco di gruppi organizzati che hanno mezzi e sono legati al tema della droga“, ha continuato il funzionario comunale. Il capo dello stato ha condannato su Twitter questo “attacco terroristico codardo”, ordinando “alle forze dell’ordine di identificare i responsabili” ed esprimendo solidarietà ai “parenti di questi eroi”.

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