Ci sono momenti in cui torna un po’ di ottimismo. Succede nonostante troppo spesso venga spontaneo – per lo meno a chi ha assaporato in altri tempi il piacere di fare politica – identificarsi in una vignetta disegnata da Altan qualche anno fa. Si vede un tipo accasciato su una sedia, mentre dice: “Ci sono dei momenti storici che a uno gli piacerebbe di poter dire: io non c’ero”. Capita perché siamo in ostaggio del sedicente dibattito politico di oggi, incastrato tra propalatori di odio e di bufale a buon mercato e litigiosi alleati in coalizioni cucite alla Frankenstein; così viene davvero voglia di defilarsi.

Per fortuna, senza alcun preavviso, ecco nascere qualcosa di nuovo, complice la miccia a rapida combustione garantita dai social network. Il cosiddetto “Movimento delle sardine” sta sorprendendo tutti, malgrado sia ancora in fasce: ha colto di sorpresa i suoi simpatizzanti, i suoi nemici, persino i suoi ideatori. Senza bandiere e senza simboli, se non una sardina apparentemente innocua, sta invadendo pacificamente, ma con forza, quegli spazi, virtuali e reali, in cui sembrava destinato a spadroneggiare capitan Papeete (leader leghista della destra italiana ormai fascistoide e ben poco liberale).

Andrea, Giulia, Mattia e Roberto – quattro amici, appena oltre i 30 anni – sono riusciti a portare in piazza Maggiore, a Bologna, almeno 15.000 “sardine” allergiche al salvinismo: quello sbraitato nello stesso giorno, il 14 novembre, al Paladozza, durante la presentazione della candidata destro-leghista alla presidenza della Regione Emilia-Romagna. Mattia nei giorni precedenti aveva confidato ai tre amici che non riusciva a dormire di fronte all’apparente “invincibilità”, mediatica e politica, del leader della Lega. Così nel giro di poco tempo hanno organizzato sui social una tranquilla e gioiosa manifestazione che ha raccolto a Bologna quasi il triplo dei fan di capitan Papeete.

L’altro giorno c’è stata una replica a Modena, in occasione di un altro appuntamento salviniano; presto ci saranno altri due flash mob a Reggio Emilia (sabato 23) e Rimini (domenica 24). La scelta delle sardine come simbolo si spiega così: “Volevamo dare un messaggio: staremo stretti come le sardine, perché saremo in tanti”. E un pesce silenzioso è l’ideale da contrapporre agli strillatori da comizio.

Questa esperienza proseguirà? Supererà i confini emiliani e romagnoli? Continuerà anche dopo le elezioni regionali in quella regione? Nell’area dei partiti della coalizione giallorossa molti la vedono con favore, sebbene a qualcuno sia già venuta la tentazione (sciagurata…) di metterci sopra qualche cappello. A destra, non si contano le battute di gusto più o meno cattivo: l’accusa più pacata si basa sull’illazione che dietro a quel branco di pesciolini non omologati ci sia la manina di qualche eminenza rossa. La replica dei quattro promotori: “Abbiamo chiesto a tutti da subito di slegare questo evento da ogni bandiera politica”. Poi: “Siamo partiti dal basso che più basso non si può. E per questo siamo vulnerabili. I nostri avversari lo sanno e hanno già attivato la macchina del fango”.

La mia impressione, e anche la mia speranza, è questa: sembra proprio un movimento spontaneo, nato dopo che l’ultima goccia sovranista e fascistoide ha fatto debordare l’insofferenza di tante persone, tra cui molti giovani, che non tollerano la salvinocrazia; tuttavia la maggior parte di queste persone non si sente davvero rappresentata né mobilitabile dai partiti che, nell’agone politico ufficiale, si contrappongono – tra una scazzottata e l’altra – alla marea destrorsa.

Un’amica emiliana si è fatta interprete, con un messaggio, della condivisibile meraviglia per questo inatteso exploit. Mi ha scritto Mariacristina: “A giudicare da tutto quello che vedevo e sentivo prima dell’evento bolognese (a parte gli amici che ragionano come me), avevo cominciato a pensare che la gente fosse in gran parte lobotomizzata o rimbambita da un eccesso di comunicazione fuorviante. Invece sono colpita anche dal fatto che si siano mossi pure i più giovani, quelli che sembravano impermeabili a tutto”.

A quanto pare, ci sono ancora tanti giovani, e meno giovani, pensanti. E stanno facendo politica, a modo loro. Per lo meno, vorrebbero farla ancora. Potrebbe essere una protesta effimera. O l’inizio di qualcosa di nuovo. Certo, il Movimento delle sardine rischia di sgonfiarsi subito oppure di sgretolarsi sotto il peso di un eventuale consolidamento di tipo partitico: è già successo, ultimamente la parabola dei pentastellati ne è un esempio da manuale. Di sicuro, è un segnale importante, che sarebbe un peccato ignorare o dilapidare. Perché dimostra che c’è ancora voglia di resistenza, ora e sempre.

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