Eretico. In quasi sette anni di pontificato è questa l’accusa principale che è stata rivolta a Papa Francesco dai suoi oppositori. Oppositori che il più delle volte non sono stati solo dei laici, ovvero dei non chierici, ma piuttosto degli ecclesiastici. A iniziare da alcuni cardinali, primo tra tutti lo statunitense Raymond Leo Burke.

E perfino dal nunzio apostolico, l’arcivescovo Carlo Maria Viganò, che a Bergoglio ha chiesto addirittura le dimissioni. Ed era inevitabile che il recente Sinodo speciale dei vescovi sull’Amazzonia, che ha aperto, tra l’altro, ai preti sposati, provocasse nuove accuse nei confronti dell’ortodossia del pontificato di Francesco.

Questa volta a puntare il dito contro il Pontefice sono un centinaio di persone, sia religiose che laiche. “Noi sottoscritti chierici, studiosi e intellettuali cattolici, – si legge nel loro documento – protestiamo e condanniamo gli atti sacrileghi e superstiziosi commessi da Papa Francesco, il successore di Pietro, durante il recente Sinodo sull’Amazzonia tenutosi a Roma”. A loro giudizio, il Papa si è macchiato, infatti, di “gravi peccati” e anche chi dentro la Chiesa lo seguirà rischia “la dannazione eterna”.

Non si tratta di un’accusa generica, ma abbastanza circostanziata. Gli studiosi puntano il dito contro quelli che indicano come sei “atti sacrileghi”, tutti legati a quella che definiscono come “l’adorazione idolatrica della dea pagana Pachamama”. Si tratta della statuetta che ignoti sottrassero durante il Sinodo sull’Amazzonia dalla chiesa di Santa Maria in Traspontina, a due passi dalla Basilica di San Pietro, e gettarono nel fiume Tevere. E che fu poi ripescata dai carabinieri.

“Il 4 ottobre – scrivono i contestatori – Papa Francesco ha partecipato a un atto di adorazione idolatrica della dea pagana Pachamama. Ha permesso che questo culto avesse luogo nei Giardini Vaticani, profanando così la vicinanza delle tombe dei martiri e della chiesa dell’Apostolo Pietro. Ha partecipato a questo atto di adorazione idolatrica benedicendo un’immagine lignea della Pachamama”.

Ma le accuse non si fermano qui: “Il 7 ottobre l’idolo della Pachamama è stato posto di fronte all’altare maggiore di San Pietro e poi portato in processione nella sala del Sinodo. Papa Francesco ha recitato preghiere durante una cerimonia che ha coinvolto questa immagine e poi si è unito a questa processione. Quando le immagini in legno di questa divinità pagana sono state rimosse dalla chiesa di Santa Maria in Traspontina, dove erano state collocate sacrilegamente, e gettate nel Tevere da alcuni cattolici oltraggiati da questa profanazione della chiesa, Papa Francesco, il 25 ottobre, si è scusato per la loro rimozione e una nuova immagine di legno della Pachamama è stata restituita alla chiesa. In tal modo è incominciata un’ulteriore profanazione”.

E ancora: “Il 27 ottobre, nella messa conclusiva del Sinodo, ha ricevuto una ciotola usata nel culto idolatrico della Pachamama e l’ha collocata sull’altare. Lo stesso Papa Francesco ha confermato che queste immagini in legno sono idoli pagani. Nelle sue scuse per la rimozione di questi idoli da una Chiesa cattolica, li ha chiamati specificamente Pachamama, nome di una falsa dea della madre terra secondo una credenza religiosa pagana del Sud America”.

Ma non è tutto. Gli autori del testo anti Bergoglio contestano anche la firma e l’interpretazione del documento sulla “Fratellanza Umana” che il Pontefice ha siglato il 4 febbraio 2019 con il Grande Imam di Al-Azhar. “Questa dichiarazione – secondo gli studiosi – affermava che ‘il pluralismo e la diversità di religioni, colore, sesso, razza e linguaggio sono voluti da Dio nella sua saggezza, attraverso la quale ha creato gli esseri umani. Questa saggezza divina è la fonte da cui discende il diritto alla libertà di credo e alla libertà di essere diversi’. Il coinvolgimento di Papa Francesco nelle cerimonie idolatriche indica che egli intendeva dare a questa affermazione un senso eterodosso, il quale consente che l’adorazione pagana di idoli venga considerata un bene voluto da Dio in senso positivo”.

Ma, sottolineano ancora i firmatari del documento, “l’autorizzazione ad adorare chiunque o qualsiasi cosa diversa dall’unico vero Dio, la Santissima Trinità, è una violazione del primo comandamento”. Al di là della cronaca, la domanda è: perché tutto questo? La risposta è molto semplice. Se Bergoglio fosse eretico, decadrebbe immediatamente da Pontefice e si dovrebbe indire un nuovo conclave per l’elezione del suo successore. Il canone 1404 del Codice di diritto canonico risponde chiaramente alla domanda sull’eresia di un Papa: “La prima Sede non è giudicata da nessuno”. Il gesuita San Roberto Bellarmino nel suo grande trattato sul Romano Pontefice affronta la questione “se un Papa eretico possa essere deposto”.

La sua domanda presume che un vescovo di Roma possa diventare eretico. Dopo una lunga discussione Bellarmino conclude: “Un Papa che è eretico manifesto cessa (per sé) automaticamente di essere Papa e di comandare, così come cessa automaticamente di essere un cristiano e un membro della Chiesa. Quindi, egli può essere giudicato e punito dalla Chiesa. Questo è l’insegnamento di tutti gli antichi padri che insegnano che gli eretici manifesti perdono immediatamente qualsiasi giurisdizione”. Quindi se Bergoglio fosse eretico non sarebbe più Papa senza che alcun tribunale, canonico o mediatico, emetta la sentenza. Ed è per questo che i suoi nemici, vecchi e nuovi, continuano a usare questo argomento per attaccarlo.

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