Da una parte il ministro Stefano Patuanelli che invoca “l’unità del Paese” per salvare l’ex Ilva e il futuro dei suoi operai, dopo che ArcelorMittal – ha sottolineato il ministro – “ha detto chiaramente che non è in grado di portare a termine il loro piano industriale” per il rilancio. Dall’altra la Lega che rumoreggia in Aula e protesta, tra striscioni e cori ‘Elezioni, elezioni”. Questo quanto avvenuto nel corso dell’informativa del ministro per lo Sviluppo economico alla Camera dei deputati “Arcelor Mittal non si impegna a produrre più di 4 milioni di tonnellate e chiede 5mila esuberi”, ha ricordato, al di là di questioni collaterali come il nodo relativo allo scudo penale. “Questo il governo non può accettarlo”, ha commentato. Per poi lanciare il suo appello di fronte ai parlamentari: “Chiedo un atto di responsabilità a tutte le forze politiche per risolvere questa vertenza con il sistema Paese. La politica non va fatta con tweet, ma con serietà, noi ci mettiamo la faccia. Ma la risposta deve essere unitaria e univoca. Negli altri Paesi si fa così, non accusandosi”, ha rivendicato. Invano. Perché dalla Lega non sono mancate le proteste e i brusii durante il suo intervento. Tensioni culminate con l’attacco di Riccardo Molinari.

Poco prima, lo stesso Patuanelli, aveva anche precisato come si risolse la battaglia per aggiudicarsi l’acciaieria più grande d’Europa. Il piano di Acciaitalia, il consorzio che perse la gara per l’ex Ilva, “è stato giudicato migliore per piano industriale e piano ambientale”, ha precisato il ministro. Ma “la cordata guidata da ArcelorMittal ha vinto perché è stata ritenuta migliore la sua offerta” nella “parte relativa al prezzo”

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