Eravamo più di 3.000 persone alla marcia di ieri sera per ricordare la deportazione degli ebrei genovesi durante il periodo nazifascista.

Con noi c’era anche il mio amico Gilberto, ingegnere, amante della montagna, sciatore, padre, nonno… e anche ex deportato a Buchenwald. A fianco della comunità ebraica genovese c’era anche la Comunità di Sant’Egidio e diversi rappresentati delle istituzioni.

Eravamo insieme in quella marcia per non dimenticare e guardare al futuro con speranza. La memoria è il nostro futuro.

Però, diranno molti, è importante soprattutto guardare avanti. Giustissimo. Sono totalmente d’accordo. Anzi, è fondamentale guardare avanti. In auto devi guardare avanti se non vuoi andare a sbattere.

Ogni tanto, però, un’occhiata allo specchietto retrovisore faremmo bene a darla, perché quell’auto dalle forme aggressive e con i sedili piani di odio che abbiamo sorpassato e credevamo alle nostre spalle, potrebbe tornare a guadagnare strada. Sorpassarci. Allora, la ritroveremmo davanti. Pronta a interrompere il nostro cammino giocandoci qualche nuovo scherzo.

Ma chissà… Forse sono io che esagero, che sbaglio. Un eccesso di prudenza… o di pessimismo…

Sì, è vero, sono io a sbagliare. E con me tutte quelle 3.000 persone che ieri sera erano per le strade di Genova.

Mi viene in mente, però, che se sbagliamo la colpa è tutta di quei maledetti libri di storia che occupano le nostre librerie, le nostre biblioteche. Sono loro a dire, a ripetere ossessivamente che la storia si ripete. Sempre a ripetere le stesse cose… O forse la colpa è di quella benedetta Costituzione con quel suo benedetto articolo 3! Chissà…

Forse, basterebbe cancellare la memoria per non ritrovarsi nei guai.

Sì, forse, basterebbe cancellare la memoria di tutti noi e scomparirebbero i cattivi pensieri. Il cosiddetto razzismo, ad esempio, sarebbe letto non come pericolo, ma come consiglio paterno: “Ma dai, dove vai? Attraversare il mare per andare sull’altra sponda? E perché, poi? Rischiare di affogare per finire a vendere fazzolettini di carta ai semafori? Dai retta a me: resta a casa. Moglie e buoi dei paesi tuoi.”

Vuoi vedere, allora… che forse… è per ovviare agli scherzi giocati dalla memoria che, negli anni in cui il mio amico Gilberto era adolescente, qualcuno in Germania decise di mettere al rogo tanti libri. Un bel falò di libri e di memoria!

Che tristezza incrociare gli occhi di chi è sopravvissuto a uno sterminio e dover ammettere di non essere ancora riusciti a fermare l’odio. Scusaci, se puoi, caro Gilberto. Scusateci, se potete, cari nonni.

Ps. Memoria vuol dire ricordare che solo nelle fiabe il lupo arriva vestito da lupo.

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