L’incontro con le Forze Armate scatena le polemiche al liceo “Marco Polo” di Venezia. Nei giorni scorsi, in previsione del 4 Novembre, giorno in cui si celebra la fine della Grande Guerra ma anche la Giornata dell’Unità Nazionale e delle Forze Armate, la scuola ha organizzato un incontro con due donne appartenenti alle forze dell’ordine. Un appuntamento che ha trovato l’opposizione di un gruppo di docenti pacifisti che oltre a boicottare l’assemblea ha coinvolto anche alcuni studenti in questa protesta.

L’atteggiamento dei professori non è passato inosservato all’assessore all’Istruzione della Regione Veneto, Elena Donazzan, che ha chiesto al Ministero di inviare degli ispettori nella scuola e ha scritto una lettera al dirigente dell’ufficio scolastico regionale, Augusto Celada: “Il preside ha creato un momento di confronto con due donne militari, ma un gruppo di docenti ostili nei confronti di chiunque vesta una divisa si è opposto alla decisione del dirigente”, spiega Donazzan. Secondo l’assessore si tratta di docenti a capo di una campagna per una scuola smilitarizzata: “Gente che sostiene che nessuno con la divisa, salvo la polizia quando parla di mafia, debba entrare in classe – continua – I professori che hanno protestato si sono opposti perché l’incontro non è stato approvato dal collegio docenti. Una scusa per creare caos. Si tratta di insegnanti sovversivi. Hanno fatto un’azione politicizzata trascinando anche qualche ragazzo in questa battaglia. Va detto che una delle due era della Guardia di Finanza che non mi risulta sia impiegata in operazioni di guerra. Qualcuno dovrebbe spiegarlo a questi ragazzi e a questi docenti”.

L’incontro si è svolto regolarmente, ma un certo numero di classi non ha partecipato. “Quanto è accaduto al liceo Marco Polo – spiega Donazzan – è pericoloso. Questa scuola non è nuova a pressioni psicologiche da parte di alcuni docenti. Ho chiesto al Ministero di intervenire e vi sarà un’interrogazione parlamentare sulla questione perché si tratta di fatti gravi. Questi professori sono dei sovversivi e quanto accaduto richiama le dinamiche degli Anni 70, quando Padova era la capitale delle Brigate Rosse. Non vorrei che questi docenti fossero figli di quell’epoca, quando si decideva chi doveva entrare in classe e chi no”.

Intanto, proprio a Venezia ha preso avvio la campagna “Per una scuola libera da guerre e militarismi” voluta da un gruppo di associazioni che, partendo dal capoluogo veneto, intendono portare il messaggio a livello nazionale. Il gruppo ha steso una sorta di manifesto con le sei regole da applicare per quei docenti che non vogliono militari a contatto con dei ragazzi. Nel documento, che anticipa le regole con cui “escludere dall’offerta formativa ogni attività” in cui sia previsto l’incontro con i militari, si parla di scuole sempre più “militarizzate a causa dell’aumento di eventi che coinvolgono membri delle forze armate e realtà promotrici della carriera militare in Italia e all’estero”.

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