Un credito d’imposta del 30% delle commissioni sulle transazioni con carte e bancomat che sarà riconosciuto alle piccole attività con ricavi e compensi entro i 400mila euro annui. Dopo le polemiche dei commercianti per l’introduzione delle sanzioni per chi non utilizza il Pos e la richiesta di abbassare le commissioni sui pagamenti elettronici, arriva il primo intervento del governo: è contenuto nell’articolo 22 della bozza definitiva del decreto fiscale che ha ottenuto la “bollinatura” da parte della Ragioneria generale dello Stato e quindi è stata trasmessa alla presidenza della Repubblica per la firma. Non è un taglio, come chiedevano gli esercenti, ma è previsto appunto un credito d’imposta che partirà dalle spese sostenute dal primo luglio 2020, quindi in concomitanza con l’entrata in vigore delle multe per chi non accetta il Pos. Le altre novità contenute nello schema finale di decreto legge vanno dal prestito per Alitalia che sale a 400 milioni fino ai 3 miliardi di tagli ai ministeri. Poi una riduzione degli acconti per le partite Iva e 5,3 miliardi nel 2020 per il fondo taglia tasse.

Il decreto fiscale introdurrà dal primo luglio 2020 le multe per i negozianti che chiedono solo i contanti. La sanzione ammonta a 30 euro più il 4% del valore della transazione per la quale sia stata rifiutata l’accettazione del pagamento con mezzi elettronici. Il 22 ottobre scorso, l’assemblea Confesercenti aveva mandato chiaro il suo messaggio: se si vuole favorire la moneta elettronica si deve agire abbassando i costi di esercizio. Quindi le commissioni bancarie, ovvero quelle applicate dall’istituto di credito all’esercente. Dal palco dell’assemblea il premier Giuseppe Conte aveva promesso un intervento in tal senso, che significa però trovare un accordo con il mondo bancario, rimanendo dentro il recinto delle regole europee. Nel frattempo, il governo ha deciso di agire con un primo intervento, inserito appunto nel decreto fiscale.

La norma prevede che, a partire dal prossimo luglio, agli esercenti spetta un credito di imposta pari al 30% delle commissioni addebitate per le transazioni effettuate mediante carte di credito, di debito o prepagate. A condizione, però, che i ricavi e compensi relativi all’anno d’imposta precedente siano di ammontare non superiore a 400mila euro. Il credito d’imposta sarà utilizzabile esclusivamente in compensazione, a decorrere dal mese successivo a quello di sostenimento della spesa e deve essere indicato nella dichiarazione dei redditi relativa al periodo d’imposta di maturazione del credito e nelle dichiarazioni dei redditi relative ai periodi d’imposta successivi fino a quello nel quale se ne conclude l’utilizzo. I costi sono calcolati per il primo anno in 26,95 milioni, che diventano poi 53,9 milioni negli anni successivi.

Il maggior gettito nel fondo taglia tasse: 53, miliardi
Il maggior gettito previsto dal decreto fiscale consentirà di appostare 5,3 miliardi nel fondo taglia tasse per il 2020. È un’altra novità prevista nella bozza finale del provvedimento. Negli anni successivi il fondo che consente la riduzione delle tasse viene incrementato di 4,4 miliardi nel 2021 e 4,2 miliardi per ciascuno degli anni successivi fino al 2025. Le risorse – viene stabilito – “sono destinate al raggiungimento degli obiettivi programmatici della manovra di finanza pubblica”.

Abbassato l’acconto per le partite Iva soggette a Isa
Per la gran parte delle partite Iva cala l’acconto Irpef, Irap e Ilor di fine anno. La norma, che vale 1,460 miliardi di euro e sposta questo ammontare al 2020, prevede che per il secondo acconto, quello che si versa tra novembre e dicembre, i soggetti sottoposti agli Isa, i nuovi indici sintetici di affidabilità che hanno sostituito gli studi di settori, versino il 50% dell’acconto dovuto e non più il 60%. Rispetto alle ultime indiscrezioni la norma non riguarda le partite Iva che applicano regimi forfettari.

Taglio da 3 miliardi alle spese dei ministeri
Un taglio alle spese dei ministeri per complessivi 3 miliardi e 89 milioni è un’altra novità prevista dalla bozza finale del decreto fiscale. Le “riduzioni alla dotazioni finanziarie” sono previste già per il 2019 dall’articolo 59 del decreto, contenente le disposizioni finanziarie. Servono a finanziare alcune misure, tra cui lo spostamento degli acconti fiscali al prossimo anno. Lo stesso articolo stabilisce che entro 20 giorni dalla pubblicazione del decreto il ministero dell’Economia può autorizzare rimodulazioni all’interno dei singoli ministeri, ma garantendo comunque i risparmi.

Il prestito per Alitalia sale a 400 milioni di euro
Non più 350, come previsto nelle bozze precedenti, ma 400 milioni di euro. Nello schema finale del decreto fiscale sale il finanziamento ad Alitalia. Un prestito della durata di 6 mesi per ”per consentire di pervenire al trasferimento dei complessi aziendali facenti capo ad Alitalia – Società Aerea Italiana – S.p.A. in amministrazione straordinaria ed alle altre società del medesimo gruppo anch’esse in amministrazione straordinaria”. Per la restituzione si applicherà un tasso Euribor a sei mesi maggiorato di 1.000 punti base.

Confermate nuove soglie di punibilità e pene più alte per evasori
Vengono invece confermate nella bozza definitiva del decreto fiscale le norme previste nelle precedenti versioni per rendere più facile l’applicazione del carcere per gli evasori fiscali: scendono le soglie di punibilità e salgono gli anni di carcere, ma a differenza delle precedenti versioni la novità scatterà subito dopo la conversione in legge del decreto – in pratica dopo l’iter legislativo e l’esame delle Camere – senza attendere i 15 giorni di vacatio legis prima previsti.

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