Il settimo giorno di proteste contro carovita e corruzione, presto trasformatesi in manifestazioni antigovernative, in Libano si è aperto con l’intervento dei militari di Beirut per riaprire le principali strade bloccate dai manifestanti in tutto il Paese. Si tratta della prima volta, dall’inizio delle tensioni, che l’esercito scende in strada, dopo gli scontri tra manifestanti e polizia che, al momento, hanno causato due morti e 60 feriti. E mentre le tensioni interne continuano a crescere, nella mattinata di mercoledì un altro drone dell’esercito israeliano è caduto in territorio libanese, con Hezbollah che ha rivendicato l’abbattimento, dopo i precedenti simili di fine agosto.

Proteste a oltranza: “Non ce ne andiamo fino a quando non cade il governo”
I manifestanti fanno sapere che le proteste continueranno a oltranza, fino a quando non si attuerà un cambio al vertice dell’esecutivo: “Non lasceremo le strade fin quando non se ne saranno andati tutti questi politici”, si legge in uno striscione nel centro di Beirut. In questa situazione, scuole, banche e università resteranno chiuse e molte strade bloccate, come riporta l’agenzia Dpa. Una fonte governativa ha confermato all’agenzia che sono in corso contatti tra i leader politici rivali che starebbero lavorando a un’ipotesi di rimpasto, senza escludere la possibilità di una nuova squadra di governo.

A sostegno dei manifestanti si sono pronunciate anche alcuni vertici religiosi nazionali. Primo di tutti il vescovo greco-ortodosso di Beirut, Elias Aude. Stamani, il patriarca cattolico maronita libanese, Bishara Rai, espressione di quella che viene considerata la maggiore comunità cristiana del Libano, ha convocato nella sede del patriarcato di Bkerke, a nord-est di Beirut, una riunione straordinaria per discutere degli eventi in corso nel Paese. La discussione coinvolge tutti i membri del Consiglio dei patriarchi, una piattaforma che riunisce i vertici di tutte le chiese cristiane presenti in Libano, cattoliche e ortodosse. Citato dai media libanesi, il vescovo Aude ha detto ai giornalisti prima di entrare all’incontro di Bkerke: “A chi invita i manifestanti a riaprire le strade e tornare al lavoro chiediamo, a quale lavoro si torna se lavoro non c’è? È meglio il vuoto (istituzionale) che la situazione in cui si vive oggi”, ha aggiunto.

L’incontro ha prodotto un comunicato in cui le autorità cristiane, sia cattoliche che ortodosse, invitano il presidente della Repubblica (maronita), Michel Aoun, ad “assumere le necessarie decisioni riguardo alle richieste della gente”. Citato dalla Nna, il comunicato afferma che i patriarchi cristiani libanesi hanno “espresso solidarietà con la rivolta pacifica”: “Ci rivolgiamo al potere in carica e chiediamo che si prendano serie e coraggiose misure per portare il Paese fuori da quello di cui è testimone adesso”, ha detto Bishara Rai, definendo quello che il Libano sta vivendo dal 17 ottobre scorso come una “rivolta popolare storica e senza precedenti che richiede misure e atteggiamento eccezionali”.

Il patriarca ha esplicitamente accusato la classe politica di “devianza e corruzione”: “È ora – ha detto Rai – che lo Stato vada incontro alle legittime richieste della gente e che la vita torni alla normalità”. Rivolgendosi poi ai manifestanti, il patriarca maronita ha invitato tutti “a mantenere la purezza e il pacifismo nell’azione di protesta per evitare che qualcuno possa trarre vantaggio” da violenze e disordini.

Le proteste, che secondo alcuni media hanno coinvolto un milione di persone, sono continuate anche nella giornata di martedì, nonostante il governo del premier Saad Hariri abbia approvato lunedì un pacchetto di riforme per cercare di venire incontro alle richieste della piazza che, tra le altre cose, bloccava l’introduzione di nuove tasse per cercare di non gravare sulla popolazione, già colpita dalla crisi economica che sta affrontando il Paese. Tra le riforme proposte da Hariri, la riduzione del 50% degli stipendi dei ministri, oltre che degli attuali ed ex deputati. Prevista, inoltre, l’abolizione del ministero dell’Informazione e di una serie di altre istituzioni dello Stato. Il primo ministro libanese ha poi proposto la creazione di un panel anti-corruzione e ha promesso che non verranno imposte nuove tasse.

Drone israeliano cade in territorio libanese. Hezbollah: “Lo abbiamo abbattuto”
Mentre in tutto il Paese le proteste non accennano a diminuire, cresce la tensione tra il Libano e il vicino Israele. Un drone dell’esercito di Tel Aviv è precipitato oltreconfine, come confermato anche dall’esercito dello Stato ebraico. Le cause dello schianto, evidenzia il sito del Jerusalem Post, non sono ancora chiare, ma Hezbollah ha annunciato di averlo abbattuto nei pressi della Porta di Fatima, lungo il confine tra Israele e Libano, stando a quanto riporta l’emittente libanese Mtv. Per l’agenzia Nna, invece, il drone sarebbe stato abbattuto da un cittadino armato di fucile da caccia.

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