Scontro nella notte tra una barca con 34 migranti e una nave della guardia costiera ellenica vicino all’isola di Kos. Un bimbo di tre anni ha perso la vita, tre persone sono disperse (delle quali un bimbo di 6 anni) e altre sei sono rimaste ferite (tra cui una donna incinta). Un elicottero Super Puma e una imbarcazione Frontex sono stati da subito impegnati nelle ricerche, con il supporto dei sommozzatori. I migranti non avevano i giubbotti di salvataggio, né le luci di posizione sulla barca. Questa probabilmente la ragione della collisione.

Solo nel mese di settembre ci sono stati 12mila arrivi nelle isole greche dell’Egeo settentrionale e orientale, il livello più alto degli ultimi tre anni e mezzo, ossia da quando l’Ue ha siglato l’accordo con la Turchia. La scorsa settimana il Premier ellenico, Kyriakos Mitsotakis, ha riferito ai suoi omologhi dell’Ue che andrebbero riviste le norme in materia di asilo e ha detto che i migranti economici saranno riportati in Turchia se non avranno le carte in regola per richiedere la protezione. “Se danno i loro soldi ai trafficanti che sperano di attraversare permanentemente in Europa, li perderanno – ha spiegato il portavoce del Governo, Stelios Petsas – Se raggiungeranno la Grecia, poiché non hanno diritto all’asilo, torneranno in Turchia”. E ha annunciato una forma di restrizione per il futuro, dal momento che non potranno più arrivare in Grecia e presentare domanda sperando di rimanere. Il ministero dell’Interno ha annunciato l’intenzione di espellere almeno 10mila migranti sprovvisti dei requisiti per l’asilo entro la fine del prossimo anno.

Le isole in prossimità della Turchia sono quelle più sovraffollate di migranti, circa 33mila secondo dati di Unhcr tra Lesbos, Kos, Samos e Ios. Per queste ragioni il governo di Atene sta iniziando a spostarli verso gli hotspot sulla terraferma, invitando Bruxelles a farsi partner. I primi 700 sono arrivati ieri dall’isola di Samos a Elefsina, nei pressi di Atene. Entro la fine di dicembre saranno 2mila i migranti trasferiti. Un nuovo hotspot è previsto infatti nella Grecia centrale, a Stylida, ma i residenti capeggiati dal sindaco stanno animando una serie di manifestazioni di protesta perché in quella zona c’è già l’hotspot delle Termopili che ospita 500 profughi, in maggioranza siriani.

La situazione più difficile è ancora nell’hotspot di Moria, sull’isola di Lesbo che a fronte di una capienza di 3mila persone, ne ospita il triplo. Due settimane fa, dopo l’ennesimo incendio che ha provocato una vittima, le autorità greche hanno trasferito quasi 600 migranti a Salonicco, appartenenti alle cosiddette “categorie vulnerabili”: ovvero famiglie, donne single con figli e minori non accompagnati. In quei giorni si trovava in Grecia il ministro degli Interni tedesco Horst Seehofer che si disse pronto ad aiutare “i nostri partner europei con i controlli alle frontiere esterne dell’Ue”.

Ma il timore del governo greco è che la frontiera di burro con la Turchia, sul fiume Evros, possa diventare fondamentale punto di d’accesso in Europa. Da lì transitarono i due militari greci arrestati lo scorso anno da Ankara con l’accusa di spionaggio e detenuti in Turchia per sei mesi. Da lì sono riusciti a passare centinaia di migranti che poi affrontano l’impervio viaggio lungo il costone balcanico, oltre a traffici illeciti di vario genere. Sempre da lì vanno e vengono agenti dei servizi di Turchia, Bulgaria, Russia che osservano i lavori per il gasdotto Tap e Tanap, con quest’ultimo che porterà il gas fino alla Bulgaria. Non è un caso infatti che la vicina base navale di Alexandrupolis sia stata inclusa nell’accordo tra Usa e Grecia per quattro nuovi hub militari americani in terra ellenica

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