“La manovra del governo giallorosso si profila come la più restrittiva dai tempi del governo Letta: è restrittiva per 8 miliardi di euro“. Parola del direttore del Centro studi di Confindustria, Andrea Montanino, che lunedì ha presentato il rapporto ‘Dove va l’economia italiana e gli scenari di politica economica’. “Se guardiamo alle risorse che vengono tolte o date all’economia reale”, ha spiegato l’ex dirigente generale del Tesoro, al netto di quelle necessarie per sterilizzare l’aumento dell’Iva, il saldo è negativo per 0,5 punti di pil: “C’è uno 0,3% del pil di impieghi all’economia reale ma uno 0,8% di misure correttive, restrittive”. Il giudizio – che “non vuole essere un giudizio negativo”, ha precisato Montanino, perché “la precedente legge di bilancio aveva lasciato una ipoteca forte sui conti pubblici” – parte dai numeri.

L’Italia stando al rapporto Csc “è ancora sulla soglia della crescita zero” e “rischia di cadere in recessione in caso di nuovi shock”. Il Pil è previsto fermo nel 2019 e in crescita dello 0,4% nel 2020 se l’Iva non aumenta: stima inferiore a quella del governo che prevede un +0,6 per cento. Il ministro dell’Economia Roberto Gualtieri intervenendo alla presentazione ha detto che “è evidente che dal punto di vista della struttura dei numeri di base il rapporto presenta alcuni elementi datati, su scenari pre-Nadef” perché contempla anche lo scenario di non disattivazione delle clausole Iva, che invece verranno disinnescate. Secondo il titolare di via XX Settembre, la stima del pil 2020 allo 0,6% indicata nella Nadef è “equilibrata e prudente”. Gualtieri ha anche specificato le sue parole su una possibile rimodulazione delle aliquote Iva, a gettito invariato: “Quello di cui ho parlato è a gettito zero, quindi perfettamente compatibile con la totale disattivazione. Stavo commentando una ricerca interessante sugli effetti redistributivi di una limitata rimodulazione. Sarei prudente a considerare un commento a una ricerca come indicazione di policy, il governo parlerà con la legge di bilancio”.

Il giudizio di Confindustria sul carattere “restrittivo” della legge di Bilancio prossima ventura nasce dal fatto che il deficit 2020 è previsto in salita dall’1,4% tendenziale al 2,2%, per cui la manovra “sarà espansiva per 0,8 punti di Pil pari a 15,3 miliardi“, ma la parte di manovra che inciderà effettivamente sull’economia reale “si otterrebbe escludendo i 23,1 miliardi necessari ad annullare la clausola di salvaguardia”. Il deficit tendenziale con gli aumenti Iva sarebbe del 2,7%: ridurlo a 2,2 richiede dunque “una manovra netta restrittiva per 0,5 punti di Pil, pari a circa 8 miliardi”. Ma raggiungere il 2,2 appare “problematico”: secondo il rapporto “le coperture indicate nella Nadef non appaiono esaustive. Per la metà infatti sono riconducibili agli effetti di misure di contrasto all’evasione che per definizione sono incerte o di tagli di spesa rinviati a un’azione di revisione in corso d’anno”, spiega ancora il Csc.

Alla luce della crescita “sovrastimata” e del rapporto deficit/pil che “rimane identico per tre anni consecutivi nonostante la riduzione della spesa per interessi nel 2020” rendendo “difficile mettere il debito pubblico su un sentiero di riduzione”, “è molto elevato il rischio che il rapporto debito/Pil non scenda” e quindi il rischio “di non rispettare la parte preventiva del patto di stabilità e crescita“. Di conseguenza “la Commissione europea potrebbe richiedere una correzione già a novembre oppure l’anno prossimo”. Sul 2021 pesa poi il fatto che la sterilizzazione della clausola di salvaguardia non sembra essere strutturale: significa che l’anno prossimo occorrerà recuperare ancora 28,8 miliardi.

Tuttavia, concede il Csc, “nonostante l’economia italiana sia ferma da più di un anno i conti pubblici non ne stanno risentendo”. Alcuni fattori, dall’aumento delle entrate tributarie ed extratributarie ai positivi effetti della fatturazione elettronica fino al calo dello spread e ai risparmi su quota 100 e reddito di cittadinanza, “hanno influito sui risultati di quest’anno che appaiono migliori di quanto indicato nella NaDef di inizio ottobre”: questo “permette di avere un deficit tendenziale per il 2020 che, anche senza aumento Iva, rimarrà sotto soglia 3% del Pil”. E “il 2020 potrebbe rappresentare un anno di svolta per l’economia italiana a patto che il dividendo dei tassi di interesse ai minimi storici venga utilizzato per ricreare il clima di fiducia, rilanciare investimenti privati, avviare la riduzione del peso fiscale sui lavoratori e porre il debito pubblico su un sentiero decrescente, in attesa di un rasserenamento dello scenario geoeconomico”.

Oggi anche Istat ha evidenziato che l’indicatore che anticipa l’andamento dell’economia per i prossimi mesi “ha mantenuto un profilo negativo, suggerendo il proseguimento della fase di debolezza dei livelli produttivi”. La revisione dei conti economici “ha lievemente modificato il profilo del Pil che ora evidenzia un marginale incremento congiunturale sia nel primo sia nel secondo trimestre (+0,1%). Tuttavia, a luglio, l’indice della produzione industriale ha registrato la seconda flessione congiunturale consecutiva”.

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