Il governo punta a recuperare dal contrasto alle false compensazioni tra crediti e debiti su fisco e previdenza una cifra compresa tra uno e due miliardi di euro. Una cifra ben più bassa, dunque, rispetto ai 5-7 miliardi sperati dal leader M5s Luigi Di Maio. E’ emerso da una riunione che si è tenuta lunedì mattina alla Ragioneria dello Stato, alla quale hanno partecipato anche i vertici dell’Inps. Fonti vicine al dossier hanno riferito che non è in discussione il mantenimento della norma sulle compensazioni, ma si lavora a un rinforzo dei controlli tramite una piattaforma per lo scambio dei dati. L’Inps appare “fiducioso” sulla possibilità di incamerare fino a due miliardi, ma la Ragioneria resta più prudente. Intanto Repubblica spiega nel dettaglio quale è il piano concordato da Di Maio con il presidente Inps Pasquale Tridico.

Il punto di partenza è che tra 2012 e 2018 “la massa di compensazioni richieste dalle imprese è cresciuta da 7,85 miliardi a 13,66 miliardi, il 74% in più”. Vale a dire che sempre più aziende hanno saldato i debiti con l’Inps e l’Inail coprendoli con i crediti fiscali vantati nei confronti dello Stato. Il problema è che “imprese e contribuenti disonesti possono dichiarare crediti inesistenti per coprire i loro debiti”. E queste frodi sono difficili da scoprire perché, strano ma vero, oggi le banche dati di Inps e Inail non comunicano con quelle dell‘Agenzia delle entrate. Risultato: se la compensazione è indebita, l’Agenzia se ne accorge solo a posteriori. E nel frattempo l’azienda risulta in regola e riesce a ottenere senza problemi il Durc, documento necessario per partecipare agli appalti pubblici.

L’idea, dunque, è quella di creare una piattaforma che consenta di condividere i dati e “usare la blockchain per bollinare crediti e debiti”. Oltre a prevedere la sospensione della licenza a commercialisti e consulenti del lavoro che danno il via libera a crediti inesistenti.

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