Cinque dirigenti vaticani sono stati sospesi a seguito dell’inchiesta sulle operazioni finanziarie illecite in Vaticano. Appena 24 ore dopo i sequestri effettuati dai pm della Santa Sede su documenti e apparati elettronici negli uffici della prima sezione della Segreteria di Stato e dell’Autorità di Informazione Finanziaria, il Vaticano ha sospeso “cautelativamente dal servizio” due dirigenti apicali e tre dipendenti. Si tratta di monsignor Mauro Carlino, recentemente nominato da Papa Francesco capo ufficio informazione e documentazione della Segreteria di Stato; Tommaso Di Ruzza, direttore dell’Autorità d’Informazione Finanziaria, genero dell’ex governatore di Bankitalia Antonio Fazio, di cui ha sposato la figlia Valeria Maria; Vincenzo Mauriello, minutante dell’ufficio del protocollo della Segreteria di Stato; Fabrizio Tirabassi, minutante dell’ufficio amministrativo della Segreteria di Stato; e Caterina Sansone, addetta di amministrazione della Segreteria di Stato.

“I suddetti – si legge in una nota firmata dal comandante della Gendarmeria, Domenico Giani, affissa in tutti gli accessi del Vaticano e inviata a tutto il personale – potranno accedere nello Stato esclusivamente per recarsi presso la Direzione Sanità ed Igiene per i servizi connessi, ovvero se autorizzati dalla magistratura vaticana. Monsignor Mauro Carlino continuerà a risiedere presso la Domus Sanctae Marthae”. Al centro delle indagini ci sono alcune compravendite immobiliari milionarie all’estero, in particolare immobili di pregio a Londra, e alcune “strane” società inglesi che avrebbero partecipato al business. Tirabassi gestisce gli investimenti finanziari nella Segreteria di Stato, nell’ufficio amministrativo, posizione molto delicata occupandosi tra l’altro dell’Obolo di San Pietro, che ha visto il suo storico numero uno, monsignor Alberto Perlasca, traslocare il 26 luglio 2019, quando Bergoglio l’ha rimosso nominandolo promotore di giustizia presso il Tribunale della Segnatura Apostolica.

In Vaticano bocche cucite e sconcerto per quanto sta avvenendo. Gli investigatori starebbero inoltre analizzando proprio alcuni flussi finanziari sui conti su cui transita appunto l’Obolo di San Pietro, l’insieme delle offerte di denaro fatte dai fedeli e inviate al Papa per essere redistribuite a sostegno della missione della Chiesa e delle opere di carità. Ma anche e soprattutto per il sostentamento dell’apparato vaticano. Nel 2015 i conti e gli investimenti da fondi provenienti dall’Obolo avevano raggiunto la somma record di quasi 400 milioni di euro. Ogni conto e spostamento di denaro adesso è stato messo sotto esame dagli inquirenti per vedere se alcune irregolarità ipotizzate nascondono qualcosa di più grave. Nella Santa Sede si limitano a ribadire che l’inchiesta “si ricollega alle denunce presentate agli inizi della scorsa estate dall’Istituto per le Opere di Religione e dall’ufficio del revisore generale, riguardanti operazioni finanziarie compiute nel tempo”.

Non è un caso se recentemente Francesco ha approvato i nuovi statuti dello Ior. La principale novità è proprio l’introduzione di un revisore esterno, che può essere una persona fisica o una società, per la verifica dei bilanci secondo standard internazionali riconosciuti. Nel nuovo statuto Bergoglio ha voluto anche rafforzare la figura del prelato della banca vaticana affidandogli il compito di promuovere “la dimensione etica” di amministratori e dipendenti perché il loro operato sia coerente con i principi cattolici e la missione dell’Istituto, mantenendo scambi costanti con tutto il personale dello Ior.

Twitter: @FrancescoGrana

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