Operazioni finanziarie illecite in Vaticano. Ma questa volta sotto indagine sono i controllori, ovvero la Segreteria di Stato e l’Autorità di Informazione Finanziaria. Un’inchiesta che ha lasciato sotto choc i sacri palazzi perché, per la prima volta nella storia, nel mirino dei magistrati c’è la prima sezione della Segreteria di Stato, quella che si occupa degli Affari generali, ovvero l’equivalente del ministero dell’Interno. E le denunce dalle quali è nata l’inchiesta sono state fatte da coloro che dovevano essere controllati. “Questa mattina – si legge in un comunicato della Sala Stampa della Santa Sede – sono state eseguite, presso alcuni uffici della prima sezione della Segreteria di Stato e dell’Autorità di Informazione Finanziaria dello Stato, attività di acquisizione di documenti e apparati elettronici”.

La nota vaticana precisa, inoltre, che “l’operazione, autorizzata con decreto del promotore di giustizia del Tribunale, Gian Piero Milano, e dell’aggiunto Alessandro Diddi, e di cui erano debitamente informati i superiori, si ricollega alle denunce presentate agli inizi della scorsa estate dall’Istituto per le Opere di Religione e dall’ufficio del revisore generale, riguardanti operazioni finanziarie compiute nel tempo”. Un’inchiesta che ancora una volta getta pesanti ombre sulla gestione finanziaria all’interno del Vaticano. Ma non solo. Il sequestro effettuato dai pm della Santa Sede arriva appena 24 ore dopo la notizia che lo Ior ha aderito all’area unica dei pagamenti in euro. Una decisione, precisano nella banca vaticana, “a conferma della determinazione dell’Istituto a elevare lo standard dei servizi di pagamento forniti e a operare secondo le migliori prassi di mercato”.

Nessuna traccia, invece, delle denunce presentate dallo Ior e dal revisore generale, ufficio attualmente ricoperto ad interim da Alessandro Cassinis Righini, nei confronti della Segreteria di Stato e dell’Autorità di Informazione Finanziaria. Nei sacri palazzi lo sconcerto è abbastanza diffuso. C’è chi sottolinea che “mettere sotto accusa la Segreteria di Stato significa mettere sotto accusa il Papa”. Ma è indubbio che l’operazione dei pm della Santa Sede ha avuto l’ok del sostituto della Segreteria di Stato, ovvero il ministro dell’Interno vaticano, monsignor Edgar Peña Parra. E che anche il Papa ne era informato. Proprio per contrastare gli scandali finanziari Francesco ha recentemente approvato i nuovi statuti dello Ior. La principale novità è l’introduzione di un revisore esterno, che può essere una persona fisica o una società, per la verifica dei bilanci secondo standard internazionali riconosciuti. Nel nuovo statuto Bergoglio ha voluto anche rafforzare la figura del prelato della banca vaticana affidandogli il compito di promuovere “la dimensione etica” di amministratori e dipendenti perché il loro operato sia coerente con i principi cattolici e la missione dell’Istituto, mantenendo scambi costanti con tutto il personale dello Ior.

Parlando ai suoi più stretti collaboratori il Papa ha sottolineato “i passi finora compiuti nella riforma della Curia. Tanti si domandano: quando finirà? Non finirà mai, ma i passi sono buoni. Ad esempio, i lavori di chiarimento e di trasparenza nell’economia; i lodevoli sforzi compiuti dall’ufficio del revisore generale e dall’Autorità di Informazione Finanziaria; i buoni risultati raggiunti dall’Istituto per le Opere di Religione; la nuova legge dello Stato della Città del Vaticano; il decreto sul lavoro in Vaticano, e tante altre realizzazioni meno visibili”. Ma è evidente, come dimostra questa nuova inchiesta finanziaria, che i passi da compiere sono ancora tanti.

Twitter: @FrancescoGrana

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