La riforma della processo penale, quella del processo civile, il sistema di elezione al Consiglio superiore della magistratura. Sono i temi sul tavolo del vertice sulla giustizia che si è tenuto alla Camera dei deputati. Seduti attorno a un tavolo ci sono il guardasigilli, Alfonso Bonafede, e i rappresentati dei partiti di maggioranza: il capigruppo Pd alla Camera Graziano Delrio, i renziani Maria Elena Boschi e Davide Faraone, i capigruppo M5S Francsco D’Uva e Gian Luca Perilli, quelli di Leu Federico Fornaro e Loredana De Petris. Presenti anche la responsabile giustizia del Pd, Roberta Pinotti, Pietro Grasso, e il sottosegretario alla Giustizia Andrea Giorgis. Oggetto del summit: la riforma della giustizia. Che il guardasigilli intende spacchettare in due disegni di legge: in uno ci sarà la materia penale e la legge elettorale del Csm, nell’altro le norme sul processo civile.

Il ministro: “Buon clima, distanze su prescrizione”
“Ho voluto questo incontro per avere un primo momento di condivisione degli obiettivi e dei contenuti della riforma”, ha detto il ministro Bonafede al termine del vertice. “Il clima è stato estremamente positivo e molto costruttivo con l’unico obiettivo di arrivare al dimezzamento dei tempi processi. Siamo al lavoro – ha sottolineato – I cittadini sappiano che il Governo e la maggioranza considerano questa riforma una priorità. L’obiettivo sarà raggiunto, speriamo nei tempi più celeri possibile”. Spiegando di aver “esposto i contenuti” e che “tutti i gruppi parlamentari manderanno il proprio contributo nei prossimi giorni”, Bonafede ha aggiunto: “Sappiamo che ci sono divergenze sulla prescrizione, quello che ci siamo detti è di andare avanti per dimezzare i tempi del processo”. Un ‘nodo’ confermato anche dall’ex presidente del Senato, Pietro Grasso, e dal vicecapogruppo Pd alla Camera Michele Bordo.

I tempi e la legge sul Csm
L’obiettivo del ministro – che nel pomeriggio ha inviato le bozze dei ddl agli alleati di governo – è arrivare all’approvazione del ddl sul processo penale entro fine dicembre. Anche perché l’1 gennaio 2020 entra in vigore la riforma della prescrizione con lo stop dopo il primo grado. Un nodo che separa il Movimento 5 stelle dal Pd e dai renziani, come di fatto confermato da Bonafede dopo il faccia a faccia. Un nodo difficile da contestare apertamente visto che era lo stesso problema contestato dai leghisti di Matteo Salvini. È per questo motivo che fino ad oggi dal Pd si dicono contrari “solo” alla legge elettorale sul Csm che nella formulazione di Bonafede prevede il sorteggio in una prima fase. “L’obiettivo da cui non si può arretrare è la lotta alle degenerazioni delle correnti della magistratura, che sono inaccettabili. Per me lo strumento utile è il sorteggio, ma stasera ci confronteremo”, ha detto il guardasigilli.

Il nodo sulla prescrizione
Sempre Bonafede, però, prima del vertice, aveva messo le mani avanti su un’ipotetico rinvio dell’entrata in vigore della riforma della prescrizione: “Non capisco perché ritardare l’entrata in vigore della riforma della prescrizione. Nessun cittadino lo capisce, visto che vogliamo fare una riforma che renda il processo breve. La prescrizione non è all’ordine del giorno, è una legge già approvata su cui registro diversità di opinioni che rispetto. Ma adesso, in virtù di quelle norme, siamo d’accordo nel collaborare perché il processo abbia una durata breve”, ha ripetuto parlando di una “svolta culturale” perché per la prima volta “la magistratura viene fortemente responsabilizzata sulla durata dei processi”.

La questione delle intercettazioni
Non sarà sicuramente all’ordine del giorno, invece, la riforma delle intercettazioni: dall’entourage di via Arenula hanno già fatto sapere di avere una nuova legge pronta per sostituira la vecchia di Andrea Orlando. L’entrata in vigore della riforma del Pd è stata sospesa e rinviata più volte: l’ultima proroga scade a fine anno. Per allora, in teoria, le forze della maggioranza dovrebbero trovare un accordo ma la strada appare in salita: la legge che Bonafede vuole cancellare era stata comunque varata dal suo predecessore e oggi plenipotenziario per il Pd sul fronte della giustizia. E si tratta di una legge distante anni luce dalla concezione dei 5 stelle. Allo stato, dunque, l’ipotesi più concreta è quella di una nuova proroga. Per allora, però, dovrebbe già essere stata approvata la riforma del processo penale. Almeno nei piani del guardasigilli.

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