Giusto il tempo di festeggiare il predestinato Charles Leclerc che trionfa a Monza, l’ultima gioia nel tempio del motorismo nazionale ce l’aveva regalata Alonso nel 2010, e a Maranello tirano fuori un altro asso. Non parliamo di piloti o motorsport ma di prodotto, che se vogliamo è la fonte di sostentamento più consistente per le Rosse di F1. Si chiama F8 Spider la nuova nata, che va ad affiancare la Portofino nel roaster delle Ferrari scoperte, in attesa di una terza novità, che verrà svelata a strettissimo giro di posta.

La F8 Spider è una vettura che, ovviamente, attinge al corredo tecnico alla F8 Tributo, seppur rimanga il frutto di un progetto separato e sviluppato in parallelo. Va a sostituire la 488 Spider, rispetto alla quale è più leggera (pesa 20 kg in meno, 1400 totali), pur potendo contare su 50 cavalli in più e su un’aerodinamica ulteriormente perfezionata. Non si annuncia certo estrema come la 488 Pista, ma comunque si tratta di un passo avanti in termini di sportività e tecnologia.

Ma partiamo dall’estetica, curata come sempre dal Centro Stile Ferrari guidato da Flavio Manzoni. L’impostazione seguita è la stessa della F8 Tributo: linee e superfici devono rispondere prima di tutto a esigenze aerodinamiche. Del resto, quando si progetta una supercar è questa la strada che bisognerebbe seguire sempre. In questo caso, tuttavia, c’era la complicazione del tetto: elemento critico per una vettura del genere. I tecnici Ferrari hanno confermato l’orientamento degli ultimi anni, optando per una copertura rigida retrattile, sicuramente più confortevole. L’apertura e la chiusura avviene in 14 secondi, fino a una velocità di 45 orari.

Il frontale gira intorno all’S-Duct per l’ottimizzazione dei flussi aerodinamici, mentre i fari anteriori a LED sono a sviluppo orizzontale. Il cofano posteriore, quello motore, presenta un tema a Manta (o a “T”): ovvero una schiena centrale che si snoda dal lunotto e sino a sotto l’ala dello spoiler. Spoiler che, peraltro, è stato ingrandito e avvolge i doppi fari posteriori, ispirati a quelli delle prime berlinette 8 cilindri, come la 308 GTB.

Sul versante motoristico il compito era ancora più difficile, perché c’era da rendere omaggio al pluripremiato V8 di casa, vincitore dell’“International Engine of the Year” per quattro anni di seguito (dal 2016 al 2019). E anche perché di solito un otto cilindri a V, soprattutto se Ferrari, viene percepito come simbolo di prestazioni e sportività. Ebbene questo 3.9, sistemato in posizione centrale-posteriore, è in grado di erogare una potenza di 720 Cv (185 cavalli per litro) a 8.000 giri/minuto, con una coppia di 770 Newtonmetri. Il che permette di bruciare lo 0-100 in 2,9 secondi e raggiungere una velocità massima di 340 chilometri orari. I tecnici di Maranello giurano che l’erogazione è costante e progressiva, così come la fruibilità immediata e il turbo-lag praticamente inesistente. Tesi verosimile, che nondimeno verrà verificata in occasione di un futuro test drive.

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