“Se lei avesse un sacchetto di cocaina, fuori qui al Festival di Venezia, saprebbe venderlo. Se avesse un sacchetto di diamanti non ce la farebbe”. Roberto Saviano mini show. Ecco ZeroZeroZero formato serie tv, dirige Stefano Sollima, producono Sky e Cattleya, e lo scrittore campano non si ferma più. In standby lo scontro social con l’oramai ex-ministro della “malavita”, oggi tocca al tema cruciale che innerva, senza praticamente mai vedersi, le prime due puntate della serie presentate Fuori Concorso a Venezia 76: la cocaina.

L’elenco aggiornato dei prezzi al chilogrammo, racconta in conferenza stampa Saviano, è questo: “Quando parte dalla Colombia 2mila euro, in Messico arriva a 15mila, poi negli Stati Uniti 27mila, in Italia 54mila e in Inghilterra 70mila”. E ancora: “Da un chilo tagliato con schifezze se ne ricavano tre o quattro e se con un chilo se ne fanno 3mila dosi in certe periferie con il calcio per i cani si arriva a trecentomila dosi”.

Ecco, ora cancellate tutti i dati di cronaca ed immergetevi nelle tenebre create da Sollima (autore anche della sceneggiatura con Leonardo Fasoli e Mauricio Katz). Già perché rispettando lo schema di massima del libro di Saviano, la serie ZeroZeroZero segue, tra continui flashback e flashforward il singolo viaggio di un imponente carico di cocaina, dal Messico alla Calabria degli ‘ndranghetisti, passando per i “broker” statunitensi. Un viaggio che sembra un incubo nero, nerissimo.

L’apertura è tutta per un vecchio boss della ‘ndrangheta che riemerge da un bunker immerso nelle profondità dei monti calabresi. C’è qualche problemino da risolvere con i boss minori rispetto al nuovo carico di droga che farà arrivare dal Messico. Intanto gli stessi intoppi sembrano esserci per l’accordo che lega i narcos con l’intermediario statunitense Lynwood (Gabriel Byrne). In mezzo un team militare d’élite dell’esercito messicano che al suo interno non sembra avere tutti i componenti pronti a sacrificarsi perché i criminali vengano arrestati e il traffico di stupefacenti bloccato. Fermiamoci ovviamente qui.

Ciò che emerge dalle prime puntate dalla serie è questa granulosa densità del male che Sollima spennella sopra alla storia come fosse una melassa nella quale tutti rimangono invischiati come mosche. Non esiste una classica dicotomia tra buoni e cattivi con relativi eroi e vittime. In ZeroZeroZero tutti i personaggi, figuriamoci i buoni, hanno una parte di marcio che puzza lontano miglia. E se il primo episodio offre subito una ventina di minuti adrenalinici fatti di inseguimenti e pura action per poi arenarsi leggermente in necessari approfondimenti dei legami di famiglia (per la precisione si parla di eredi al di là e al di qua dell’Atlantico); è con il secondo episodio, interamente dedicato alla parte messicana con attori meno conosciuti, a far saltare il banco.

Sollima cancella i punti di fuga morali ed umani e lascia intravedere un flebilissimo filo di luce solo nel giovane Chris Lynwood (Dane Dehaan, il James Dean di Life). Il tratteggio del sistema di potere è implacabile. La smania criminale di sovrastare i rivali è addirittura globale. La cocaina è ovunque. Lasciamo concludere Saviano: “La legalizzazione potrebbe interrompere questa massa di guadagni alla base del sistema capitalistico contemporaneo e distruggerlo”. Colonna sonora originale ultra post rock e iperpresente di Mogwai. ZeroZeroZero si vedrà su Sky nel 2020.

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