Le donne bangladesi non saranno più tenute a dichiarare se sono vergini nei moduli di registrazione del matrimonio. A stabilirlo è una sentenza storica della Corte suprema del Bangladesh, che ha ordinato che la parola “vergine” nei moduli venga sostituita con la dicitura “non sposata“: “È una sentenza che ci dà la convinzione che possiamo combattere e creare ulteriori cambiamenti per le donne in futuro”, ha detto alla Reuters l’avvocato Aynun Nahar Siddiqua.

Nello specifico, come riporta la Bbc, la corte ha affermato che la parola di lingua bengali “kumari” dovrà essere rimossa dai documenti di registrazione del matrimonio. La parola è usata per descrivere le donne non sposate, ma può anche significare “vergine”. Gli avvocati dei gruppi per i diritti delle donne, che hanno presentato il caso nel 2014, hanno sostenuto con successo che i moduli per il matrimonio fossero umilianti e che violassero la privacy delle donne. Domenica il tribunale ha detto che d’ora in poi dovrà essere usata la parola bengali “obibahita“, che significa inequivocabilmente “una donna non sposata”, anziché “kumari”. Rimangono invariate le altre due opzioni previste nel modulo: “vedova” e “divorziata”.

Le modifiche dovrebbero entrare in vigore tra pochi mesi, quando il verdetto della corte verrà pubblicato ufficialmente. I gruppi per i diritti delle donne hanno accolto con favore la sentenza della Corte, che separatamente ha dichiarato che anche gli uomini d’ora in poi dovranno dichiarare il loro stato civile: “Ho condotto molti matrimoni a Dhaka e mi è stato spesso chiesto perché gli uomini hanno la libertà di non rivelare il loro status, ma le donne no”, ha detto alla Reuters il segretario Mohammad Ali Akbar Sarker. E ha aggiunto: “Suppongo che non mi verrà più posta questa domanda”.

close

Prima di continuare

Se sei qui è evidente che apprezzi il nostro giornalismo. Come sai un numero sempre più grande di persone legge Ilfattoquotidiano.it senza dover pagare nulla. L’abbiamo deciso perché siamo convinti che tutti i cittadini debbano poter ricevere un’informazione libera ed indipendente.

Purtroppo il tipo di giornalismo che cerchiamo di offrirti richiede tempo e molto denaro. I ricavi della pubblicità ci aiutano a pagare tutti i collaboratori necessari per garantire sempre lo standard di informazione che amiamo, ma non sono sufficienti per coprire i costi de ilfattoquotidiano.it.

Se ci leggi e ti piace quello che leggi puoi aiutarci a continuare il nostro lavoro per il prezzo di un cappuccino alla settimana.

Grazie,
Peter Gomez

Articolo Precedente

Dalla gioia ai lividi delle botte: le fasi della violenza domestica su una donna. Il video che fa riflettere

prev
Articolo Successivo

Formula Uno, la denuncia: “A Monza anche i disabili costretti a pagare per incontrare piloti nella Fan Zone e sperare in un autografo”

next