Egoismo, cinismo, spregiudicatezza non possono essere le ‘doti’ politiche di un capo del M5s”. E ancora: “Sussistono plurime violazioni del nostro statuto e codice etico”. Marcello De Vito vede il ritorno in libertà. La Cassazione ha smontato le accuse contro di lui, le stesse avanzate dalla procura di Roma che lo hanno portato in carcere il 20 marzo scorso e poi ai domiciliari il 5 luglio. L’ordinanza è stata annullata e ora il tribunale del Riesame, il 10 settembre, in mancanza di altro materiale potrebbe decidere di revocare la misura cautelare.

Il presidente dell’Assemblea capitolina, sospeso dalla prefettura in base alla legge Severino, parla al Corriere della Sera attraverso i suoi avvocati e attacca frontalmente i vertici nazionali del Movimento. In primis Luigi Di Maio, che ne aveva annunciato l’espulsione “per sempre” poche ore dopo l’arresto, ma prendendosela anche con i ministri Bonafede, Fraccaro e Toninelli, e il senatore Paragone: nelle scorse settimane è invece emerso che De Vito non è stato formalmente espulso e la sua posizione è ancora pendente davanti ai probiviri. L’unico apprezzamento arriva nei confronti della sindaca Virginia Raggi e dei colleghi in Campidoglio: “I comportamenti, in particolare nei mesi successivi all’arresto, mi sono apparsi ben più contrassegnati da prudenza, calma ed equilibrio, soprattutto da parte della sindaca Raggi. E gliene do atto”.

“Di Maio – dice De Vito – il 20 marzo ha dichiarato che mi ‘cacciava per sempre’ dal M5s senza necessità del procedimento dinnanzi ai probiviri, che dovevo starne a chilometri di distanza e, soprattutto, che se ne assumeva la responsabilità. Ha usato proprio questa parola, dal latino re-spondere. Ecco, è il momento che risponda“. Poi specifica: “Le regole valgono per tutti? Uno vale uno? Sussiste soprattutto un comportamento deludente sul piano umano da parte di un capo politico. Non si può giocare sulla pelle delle persone. Credo che anche la gestione della mia vicenda sia stata utilizzata per poi declinare una campagna elettorale contro l’avversario/alleato della Lega sui temi giustizialisti, preoccupato esclusivamente dalla perdita del consenso”.

Rispetto a una recente dichiarazione, quando parlava di “colleghi senza scrupolo”, il presidente dell’Aula Giulio Cesare risponde: “Non mi nascondo con omissis: da Bonafede a Fraccaro, da Toninelli a Paragone, sono molti gli esponenti che si sono allineati alle dichiarazioni di Di Maio e che hanno sciorinato massime per un giorno. Adesso non hanno rilasciato dichiarazioni, anche di semplice vicinanza o solidarietà. È questo oggi il Movimento? Sono questi i nostri valori?”. Atteggiamento che da qualcuno, secondo De Vito, non è stato assecondato: “In particolare Carelli e De Toma, che sono venuti a trovarmi in carcere e mi sono stati vicino. Ci tengo anche a ricordare la visita dei deputati Pd Prestipino e Giachetti e del consigliere regionale Ciani”.

Ora De Vito dice chiaramente che non vuole “fare passi indietro rispetto alle mie funzioni”. E tende una mano ai colleghi romani: “Se parlate di clima nell’ambito politico e del Movimento di cui sono parte, vi rispondo nettamente di sì”, ovvero che il clima intorno a lui cambi. “Mi aspetto – afferma – una netta inversione della valutazione che tanto sommariamente era stata data su di me. Mi aspetto fiducia, solidarietà e lealtà. Ricordo che il nostro codice prevede l’attesa dell’esito del primo grado e non è neppure il caso di menzionare le precedenti applicazioni della normativa onde invocare una legittima parità di trattamento”.

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