Mi stavo chiedendo quale fosse l’esempio migliore per spiegare, in parole comprensibili, cosa sia la coazione a ripetere di cui parla Freud. Poi, ieri, il segretario del Pd mi ha facilitato il compito.

Abbiamo atteso per un anno le dichiarazioni di Zingaretti, immaginando chissà quali alchimie per ridare al Pd quell’afflato di sinistra che potesse risollevarlo dallo stato di informe inconsistenza e marginalità nella quale anni di renzismo lo hanno relegato. Quei piccoli punti di percentuale che lo davano in risalita erano una cambiale firmata in bianco, crediti sulla fiducia fisiognomica data ad un uomo che pareva un pacato pensatore intento silenziosamente ad elaborare un programma progressista di risalita della china.

E invece no. Eccola lì la coazione a ripetere, quella spinta ripetitiva e demonica verso l’autodistruzione che esce allo scoperto sotto forma di un tragico appello: “Renzi, aiutaci tu!”.

Zingaretti, che per elaborare questa complessa proposta politica ci ha messo un anno, getta via l’occasione di fare pulizia e manutenzione alla macchina, preferendo caricare gli sfasciacarrozze di professione, numerosi, desiderosi di riprendere il volante dell’autobus e di nuovo farlo precipitare in una scarpata.

E così via, verso il baratro! Sorridete! Vai con la foto di gruppo con questi che temevano le elezioni imminenti come il Cristo mietitore, ai quali non pare vero che qualcuno gli offra un nuovo giro di giostra. Eppure sarebbe bastato non dico il pugno di Clint Eastwood, ma la lucidità del buon padre di famiglia che si fa due conti per capire che un’occasione così ghiotta non si sarebbe mai più ripresentata. Un bel repulisti da tutto ciò che ancora odora di Leopolda e forse, dico forse, tutta quella marea di gente che le tante notti elettorali dei 4 si è messa a correre dietro a Telemaco con la zappa e il forcone in mano, sarebbe tornata a casa.

Riprendersi in casa il renzismo significa riaccogliere quel parente che ti ha svuotato il frigo, distrutto la tv, schiantato l’automobile e affittato il garage agli amici che lo hanno tramutato in una sala incisioni per gruppi locali lasciandoti, tra l’altro, una montagna di debiti.

Prepariamoci di nuovo a vedere sfilare lo stato maggior della Leopolda. Già li vedo, cinti di nuovo spirito operaio, guardare dritto negli occhi quei lavoratori gabbati col Jobs act gridando “ora completeremo l’opera!”. Oppure rivolgersi agli insegnanti massacrati e de localizzati con la “buona scuola’ con un “dove eravamo rimasti?”. Quanto gongola Salvini nel sapere che nelle prime file del fronte che lo sfiderà ritroverà quelle facce!

Zingaretti non vede, o finge di non vedere, che sta per mettersi in casa chi ha un’enorme responsabilità dell’esodo di massa verso le rassicuranti parole della Lega. Una transumanza di tutti quelli che sono stati accusati di essere “fascisti” e “populisti” dal renzismo, ideologia di potere priva di quei mezzi necessari a comprendere, leggere e interpretare fenomeni quali povertà, disoccupazione, effetti del Jobs act.

Pronti dunque a ripetere il canovaccio! Fui facile profeta quando scrivevo che, quando qualcuno avrà stabilizzato la situazione a sinistra che il renzismo ha mandato in malora, quest’ultimo tornerà.

Tornerà in sordina e riprenderà il fitto lavoro di inciuci e trame con sodali e fedelissimi fatti arrivare in parlamento con le liste bloccate, per poi fare nuovamente secco il leader di turno, come avvenne con Letta, e riprendersi quel posto dal quale si è ritenuto ingiustamente esiliato.

Bravo, Zingaretti. La miglior garanzia per Salvini, sei tu.

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