Le considerazioni più fresche questa volta sono quelle di seconda mano. Pensa l’Automobile Club d’Italia nel suo ultimo bollettino “Auto-Trend” a sconfortare definitivamente i nemici del diesel, fatalmente anche fautori di una campagna di Ecobonus abbastanza inutile. Il mercato dell’usato a luglio 2019 ha registrato 279.973 passaggi di proprietà di autovetture, in aumento del 3,6% rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso.

Ragionare degli effetti di una crisi ormai pressante porta però fuoristrada. Il vero risultato clamoroso non sta nella crescita delle auto di seconda mano, ma nel poco spazio che concedono alle polemiche. Qui, le motorizzazioni diesel sono protagoniste assolute, con un aumento del 5,4% e una percentuale del 59.3% sul totale. Il gasolio sembra aver perso poco e nulla rispetto alla quota del 61% targata 2018. Un paradosso del sistema creato dalla scarsa efficacia di norme mal costruite tecnicamente.

Non c’è altro modo di raccontarlo, se è vero che nello stesso mese di luglio i privati hanno acquistato per il 44,8% auto nuove a benzina, erano il 33,1% a luglio 2018, mentre le diesel crollano al 37,2%: dodici mesi prima erano al 51,1%. Il mondo di seconda mano sta salvando quello delle auto di prima, anche sul fronte delle emissioni, e sono i dati forniti dall’Associazione delle case Estere che operano in Italia, Unrae, a dirlo.

Se non ci fosse la compensazione di vetture diesel, l’aumento della domanda di nuove vetture a benzina avrebbe effetti ancora più dirompenti sulla lotta alle emissioni di CO2, che non a caso hanno raggiunto a luglio 119,7 grammi per km di media ponderata per auto circolante, con un incremento del 4% rispetto allo stesso mese di un anno fa. Dobbiamo ringraziare l’auto usata nonostante l’età media degli esemplari in vendita sia di 8.2 anni, un dato inquietante.

Dobbiamo in qualche modo tener conto che almeno questa offerta corrisponde ai consumi reali e alle esigenze pratiche degli automobilisti, che in Italia a luglio hanno acquistato 940 vetture elettriche, un incremento del 45% che ha valore esclusivamente politico, ma per nulla realistico. Sommando all’elettrico “puro” le vendite di veicoli ibridi plug-in, cioè quelli benzina/diesel con batterie ricaricabili alla presa di corrente, non si arriva all’1% del totale. Il ché, detto in soldoni, significa il fallimento del sistema di Ecobonus voluti dall’attuale Governo, costruiti con un grado di imperizia tale da escludere dalle agevolazioni per 4 mila euro, soltanto perché superano di poco il limite di 70 g/km di CO2, le più moderne vetture ibride destinate alla clientela famigliare con un budget di acquisto medio basso. Un errore clamoroso, se consideriamo come il prezzo medio delle auto usate sul mercato sia di 13.530 euro.

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