C’era una volta una baronessa tedesca, bellissima, che viveva con il padre e una matrigna cattiva: la storia di Maria Sophia von Erthal non ha un lieto fine, ma potrebbe aver ispirato la fiaba di Biancaneve. Il museo della diocesi di Bamberga, in Baviera, ha annunciato di aver ritrovato la lapide della baronessa vissuta nel 700, che da oggi è esposta al pubblico. “Non possiamo provarlo con certezza, ma ci sono molti indizi che Sophia sia stata il modello di Biancaneve” ha detto direttore del museo, Holger Kempkens, intervistato dalla Bbc. “C’è una base storica, con aggiunta di elementi di fantasia”.

Maria Sophia von Erthal nacque in un castello a Lohr am Main, a circa cento km da Bamberga, figlia di un potente nobile locale che possedeva una fabbrica di specchi, proprio come quello ‘delle mie brame’. La ragazza aveva perso la madre da giovane e il padre aveva sposato Claudia Elisabeth von Reichenstein, nobildonna che aveva sempre preferito i suoi figli di primo letto, costringendo Maria Sophia ad allontanarsi dal castello.

Nell’immaginario collettivo il personaggio di Biancaneve è associato all’omonimo film Disney, ma la storia originale è stata scritta dai fratelli Jacob e Wilhelm Grimm nel 1812, in una raccolta di fiabe ispirate al folklore popolare. Il direttore del museo ha sottolineato che i fratelli Grimm vissero per molto tempo ad Hanau, soli 50 km dal castello di Lohr am Main. La storia della sfortunata baronessa era ben nota nell’Ottocento, perciò secondo Kempkens è ben plausibile che abbia costituito “il nucleo della storia di Biancaneve”.

Le analogie tra la fiaba e la vita della baronessa erano già state evidenziate dallo storico Karlheinz Bartels. In particolare, la figura dei sette nani sarebbe ispirata dai lavoratori delle miniere della zona: nei cunicoli infatti potevano entrare persone molto piccole, spesso bambini. Inoltre i boschi intorno al castello venivano evitati per le scorrerie dei banditi e per gli animali selvatici: un luogo inquietante, come quello in cui fugge Biancaneve per scappare al cacciatore. La baronessa però non fu salvata da nessun principe azzurro: diventò cieca da giovane e morì in convento, ormai ultrasettantenne.

La sua lapide era stata conservata in una chiesa di Bamberga e poi trasferita in un ospedale costruito dal fratello. Al momento della ristrutturazione, negli anni Settanta, era stata conservata da una famiglia che l’ha poi donata al museo. Come ha ricordato il curatore, era inusuale che le donne avessero una propria pietra tombale con un’incisione. Quella della baronessa von Erthal recita: “Nobile eroina cristiana, qui giace dopo la vittoria del destino, pronta per essere trasfigurata nella resurrezione”. Niente bacio che la risvegli dal sonno eterno, però.

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