Eliminare le forze curde, “minaccia per la sicurezza nazionale“. La Turchia sta inviando, da giorni, lungo il confine siriano, truppe e mezzi blindati. E ora il presidente Recep Tayyip Erdogan annuncia un’offensiva contro le milizie curde che porterà i soldati a invadere la zona di Siria, a est dell’Eufrate, in mano ai curdi dopo le vittorie sullo Stato islamico. Le parole di Erdogan arrivano proprio mentre ad Ankara è in corso una riunione (iniziata ieri e che dovrebbe concludersi domani), tra funzionari turchi e americani per la creazione di una safe zone nella Siria Settentrionale.

La proposta avanzata dal ministro della Difesa, Fikri Işık, è quella di dar vita a un’area “cuscinetto” profonda 32 chilometri, controllata unicamente dai soldati turchi. Di contro, gli Stati Uniti, alleati delle Forze democratiche siriane (guidate dai battaglioni curdi, le Ypg), hanno messo sul tavolo l’opzione di una “zona sicura” da 15 chilometri, lunga 140, e presidiata sia da turchi sia da americani. E se le posizioni tra i due Stati sono ancora lontane, ci ha pensato Erdogan, in un discorso fatto alla tv nazionale, a spingere per una soluzione più drastica: “”Abbiamo il diritto di eliminare tutte le minacce contro la nostra sicurezza nazionale. Dio volendo, lo faremo a breve, portando il processo già avviato (con la precedente offensiva in territorio curdo, ndr) al prossimo stadio. Russia e Usa sono già stati avvisati”.

Gli Stati Uniti, tuttavia, hanno fatto sapere, per bocca del segretario alla Difesa, Mark Esper, che un attacco “unilaterale” da parte della Turchia contro i curdi in Siria sarebbe “inaccettabile”. La nuova operazione militare seguirebbe quelle già avviate nel 2016 (Scudo dell’Eufrate) e nel 2018 (Ramoscello d’ulivo): la prima consegnò ai ribelli siriani del Free Syrian Army, armati e supportati da Ankara, le città di Jarabulus, Al-Rai, Dabiq e Al-Bab; la seconda il cantone di Afrin. La Turchia considera le milizie delle Ypg terroriste al pari del Pkk, il Partio dei lavoratori del Kurdistan.

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