“Servono nuove regole sulle intercettazioni“. Poco dopo la mezzanotte, al termine di 8 ore di Consiglio dei ministri che hanno sancito la mancata intesa sulla riforma della giustizia, fonti della Lega lasciavano trapelare alle agenzie di stampa dichiarazioni durissime, in cui spiegavano i motivi della “distanza” tra loro e i Cinquestelle. Richieste di circostanza come “tempi certi per la giustizia”, “garanzie per gli italiani”. Poi appunto una chiara e netta: “Nuove regole per le intercettazioni”. Un tema che nella riforma messa a punto dal ministro della Giustizia, Alfonso Bonafede, neanche compare. Ma il Carroccio preme affinché si intervenga, anche pesantemente. Ufficialmente Matteo Salvini invoca il bavaglio. Per quelle intercettazioni, dice lui, che riguardano “il gossip“, usando argomentazione e retorica che i 5 Stelle in Commissione Giustizia definiscono “di berlusconiana memoria che non ci appartengono”. Per introdurre modifiche e accorgimenti alla legge Orlando, tra l’altro Bonafede si è già mosso e ha avviato da qualche settimana un confronto con magistrati, avvocati e giornalisti per un testo condiviso. Allora perché Salvini e il Carroccio hanno tutta questa fretta, tanto da mettere le intercettazioni come condizione sine qua non per trovare un’intesa?

Poco più di una settimana fa, il 22 luglio scorso, i pm di Roma depositavano l’informativa della Dia di Trapani nell’ambito dell’inchiesta che vede l’ex sottosegretario leghista Armando Siri indagato per corruzione. All’interno, le intercettazioni in cui l’imprenditore Paolo Arata raccontava le sue manovre per inserire Siri nel governo e poi per far approvare gli incentivi al mini-eolico. E ancora le chiamate al cardinale Burke per chiedere di raccomandare il figlio al futuro sottosegretario del Carroccio Giancarlo Giorgetti. Nel frattempo la procura di Milano continua a indagare sui presunti fondi russi alla Lega: ed è un altro filone aperto, quello dell’incontro al Metropol, che certamente non si esaurisce con la registrazione in diretta. “Se sui giornali escono intercettazioni senza rilevanza penale sull’amante di tizio o di Caio si fa gossip. E se qualcuno lo vuole compri i giornali di gossip“, dichiara oggi Salvini a SkyTg24. Sicuramente sui giornali non vorrebbe più leggere intercettazioni scomode riguardanti la sua Lega.

L’obiettivo del Carroccio è quello di rendere più complicato diffondere le intercettazioni, non solo quelle che non hanno nulla a che vedere con le inchieste. Una misura anche più stringente della riforma Orlando che aveva messo il bavaglio all’informazione e scandalizzato anche i magistrati, con le dure critiche dell’Anm. Il M5s ha sospeso la sua entrata in vigore fino alle fine di quest’anno, quando scadrà anche l’ultima proroga: senza modifiche, dal 2020 sarà la polizia a decidere cosa è rilevante o meno. Nel frattempo il Guardasigilli ha avviato il tavolo per mettere mano alla materia, convocando magistrati, avvocati e giornalisti che diranno no ai bavagli“, come ha chiarito il presidente dell’Ordine Carlo Verna. La riforma delle intercettazioni “per me è dare uno schiaffo ai cittadini onesti, pensando, dopo tutti gli scandali che ci sono stati, che si possa imbavagliare l’informazione. E tutto questo non ha nulla a che fare con la riduzione dei tempi della giustizia“, afferma oggi Bonafede in una diretta Facebook. Poi, rivolto alla Lega, aggiunge: “Sono aperto a tutte le proposte ma non stanno governando con Berlusconi“.

Giulia Bongiorno, ministro alla Pubblica amministrazione e consigliera di Salvini in ambito giuridico, in un’intervista al Corriere della Sera ha confermato la volontà della Lega di limitare la diffusione delle intercettazioni: “Su questo argomento ho avuto veri e propri scontri con Silvio Berlusconi, ho sempre detto che le intercettazioni sono indispensabili. Non vogliamo né cancellarle e neanche negare il diritto di cronaca. Vogliamo però che si creino degli archivi riservati che chiudano una volta per tutte il mercato dell’intercettazione gossip”, ha dichiarato. Continua a stupire anche la tempistica, come ha sottolineato in una nota la giunta dell’Unione delle camere penali (Ucpi), voce degli avvocati: “La Lega esprime dissenso dalla riforma Bonafede sul processo penale, perché non c’è la separazione delle carriere, né la riforma delle intercettazioni. Ci limitiamo qui ad osservare che si tratta di temi sin dal primo giorno del tutto estranei alla logica ed alle finalità della legge delega, che non intendeva ‘riformare il processo penale’ ma più semplicemente intervenire per ridurre i tempi dei processi“. Il Carroccio però vuole “tempi certi” anche sulle intercettazioni.

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