di Alessandro Verona*

Minacce verbali, minacce di violenza e anche di morte. Da mesi i lavoratori che assistiamo con il nostro progetto sanitario mobile nei ghetti della provincia di Foggia, in massima parte migranti dell’Africa subsahariana, ci riferiscono crescenti intimidazioni da parte di italiani. “L’aria è cambiata, vi ammazziamo tutti”, ci hanno raccontato di aver sentito in questi mesi quando transitano a Foggia, a piedi o in bicicletta, sulla via del lavoro.

Negli ultimi dieci giorni dalle minacce si è passati ai fatti. Una serie di eventi gravissimi e violenti, ripetuti, alla stessa ora dell’alba e nella stessa zona della prima periferia di Foggia, un’area dove abitano diversi lavoratori africani. Il 13 luglio due braccianti vengono colpiti alla testa da pietre lanciate da un’auto. Il 15 luglio, con la stessa dinamica, nella stessa area e sempre all’alba, vengono colpite tre persone, tutte alla testa.

Il 17 luglio, di nuovo nella medesima zona e all’alba, mentre si reca al lavoro in motorino, un lavoratore viene speronato da un’auto. Nell’impatto perde un dente e si procura una ferita lacerocontusa al labbro inferiore. Mentre è riverso a terra sente una persona scendere dall’auto e colpire con forza il motorino. Il 23 luglio, tre persone in bicicletta, ognuna in viaggio per conto proprio verso il lavoro, vengono colpite alla testa ad altezze diverse della stessa strada statale. Un ragazzo gambiano di 22 anni è ora ricoverato in ospedale, con una frattura scomposta orbitozigomatica con evidente lesione cutanea ed edema palpebrale. Al momento è in attesa di sottoporsi ad operazione chirurgica.

Intersos continua a fornire assistenza al ragazzo e agli abitanti del luogo dove dimora con altri lavoratori, tutti ugualmente spaventati, indignati, preoccupati per se stessi e per gli altri. Già lo scorso anno si sono verificate aggressioni simili, con lancio di bottiglie d’acqua da auto in corsa, sistematicamente denunciate delle vittime. E di nuovo durante lo scorso mese di giugno. Queste violenze sono state inflitte sempre al sorgere del sole, sempre e soltanto a spese di lavoratori africani. Le vittime hanno riferito che i responsabili sono italiani.

Le persone aggredite, dopo aver ricevuto le cure ospedaliere, sono assistite da Intersos per l’aspetto sanitario, da Asgi per l’aspetto legale, e da Cgil. Sono fortemente scosse, così come il resto della comunità dei lavoratori, che vive nella preoccupazione di questo clima persecutorio che si aggiunge alla precarietà dello sfruttamento lavorativo e delle difficili condizioni abitative, alle quali le istituzioni non offrono valide alternative.

Questi episodi sono dei chiari segnali, molto preoccupanti, che hanno riscosso poca attenzione, così come poca attenzione anche da parte dei media è stata data all’omicidio di Daniel Nyarko, 51 anni, cittadino ghanese, ucciso il 28 marzo scorso con due colpi di arma da fuoco, sparati da ignoti, pochi chilometri ad est di Borgo Mezzanone, mentre tornava a casa in bicicletta dopo aver fatto la spesa. Era custode di una masseria che, ci ha riferito la comunità ghanese, in passato aveva difeso da tentativi di furto, facendo arrestare i ladri.

Oltre ad interrompere questa violenza di stampo razzista perseguendo gli aggressori, deve essere condannata anche la narrazione politica discriminatoria e strumentale su cui si generano queste brutalità, in clima sempre più inumano. È importante che anche la società civile dia un forte segnale di solidarietà alla comunità dei lavoratori migranti, sempre più isolata e in difficoltà.

* Referente Medico Unità Migrazioni di Intersos

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