L’orso M49 è in fuga tra i boschi della Marzola. L’animale è stato avvistato alle 9.29 di martedì da una fototrappola che lo ha immortalato mentre si aggira tra la vegetazione dopo essere riuscito a oltrepassare il recinto del Casteller, in Trentino, dove era stato rinchiuso in seguito alla cattura avvenuta nella notte tra domenica e lunedì. In zona si è subito portato il personale forestale attivato immediatamente dopo l’evento per assicurare monitoraggio, presidio territoriale e informazione.

La caccia a M49 intanto pone il problema della gestione in caso di nuova cattura. Lunedì, infatti, si sono registrate forti tensioni tra il presidente della provincia di Trento, Maurizio Fugatti, e il ministro dell’Ambiente, Sergio Costa. Il governatore aveva annunciato che se si fosse avvicinato a zone abitate, i Forestali avrebbero potuto ucciderlo. Ma per Costa “il fatto che sia scappato dall’area attrezzata per ospitarlo non può giustificare un intervento che ne provochi la morte”.

“La nostra è una supplica affinché l’orso M49 non venga abbattuto. Non possiamo ignorare le direttive di chi ha tutti gli elementi per valutare la soluzione migliore. Inoltre, ricordiamo che l’orso non ha mai attaccato persone. Non possiamo uccidere un esemplare così raro, simbolo di un intero territorio”, afferma la senatrice M5S capogruppo in commissione ambiente, Patty L’Abbate. Mentre la pentastellata Barbara Floridia si chiede come sia possibile “valutare come unica soluzione l’abbattimento dell’orso M49? Chiedo in nome non solo del Movimento 5 Stelle ma di tutti gli animalisti e amanti della natura di non abbattere l’esemplare. Spero vivamente che il governatore Fugatti si attenga ai protocolli indicati e agisca con razionalità”.

La Consulta: “Legittime leggi provinciali”
Proprio oggi la Corte costituzionale ha dichiarato non fondata la questione di legittimità costituzionale riguardante le leggi delle Province autonome di Trento e Bolzano sulla cattura ed eventuale uccisione di orsi e lupi. La Consulta ha stabilito che “la disciplina provinciale contestata rientri nell’ambito delle competenze legislative statutariamente affidate alle due Province autonome”. “Sono pertanto legittime – prosegue l’ufficio stampa della Corte Costituzionale – le leggi provinciali di Trento (n. 9/2018) e Bolzano (n. 11/2018) che autorizzano il Presidente della Provincia ad adottare provvedimenti riguardanti il prelievo, la cattura e l’eventuale uccisione degli orsi e dei lupi, quando ricorrano le condizioni previste dalla normativa di derivazione europea in materia di conservazione degli habitat naturali. Questo potere è diretto a prevenire danni gravi alle colture, all’allevamento e a garantire la sicurezza pubblica, quando non esista altra soluzione valida, ed è subordinato al parere preventivo dell’Ispra“.

“In attesa di leggerne le motivazioni, prendiamo atto del pronunciamento”, ha commentato l’Ente nazionale protezione animali, precisando che “se qualcuno pensa che la sentenza sia una licenza di uccidere, si sbaglia di grosso”. “In particolare – prosegue la nota dell’Enpa – la Suprema Corte ha ribadito il dovere costituzionale di applicare in via obbligatoria e preventiva i metodi ecologici (con il riferimento ‘quando non esiste altra soluzione valida’)”. “Per noi – conclude Enpa – non cambia nulla. Continueremo a denunciare in ogni sede, anche nelle aule di giustizia, le situazioni di illegalità. A partire dalla vicenda dell’orso M49 che presenta tanti punti oscuri per quanto concerne non solo la cattura ma la stessa fuga”.

I veterinari: “Gestione precipitosa e fallimentare”
Intanto l’Associazione nazionale dei medici veterinari italiani bolla le operazioni di cattura come “precipitose” e “fallimentari“: “Qualunque spiegazione si vorrà dare sulle dinamiche dell’accaduto, si è trattato di clamoroso insuccesso tecnico“, ha spiegato il presidente Marco Melosi, che sottolinea almeno tre errori che evidenziano “la mancanza di un protocollo di cattura corretto” e di “una regia veterinaria specializzata”.

In primis, la motivazione per cui è stato deciso, dopo la prima cattura, di non effettuare l’anestesia sull’orso, ovvero il fatto che ‘l’animale era in salute’: “In genere – spiega il presidente Anmvi in una nota – le condizioni di salute non sono ostative”. Inoltre, precisa, “non si capisce perché sia stata presa la decisione di togliere il radio collare, rendendolo irrintracciabile”. Infine, le procedure di recinzione: “Non sembra vi sia stata sufficiente cautela per assicurare l’animale all’interno dell’area del Casteller”.

Non è il primo caso che la fuga di un animale selvatico e potenzialmente pericoloso come l’orso, “non viene gestita secondo protocollo e senza competenze specifiche di sedazione e gestione sanitaria e comportamentale”. I medici veterinari specializzati nella cattura di plantigradi seguono un protocollo collaudato in decine di azioni di recupero di orsi nei Paesi dell’Est Europa, “in grado di garantire il massimo controllo degli animali durante tutte le fasi e il loro benessere pre e post recupero”. Ma questo spesso non avviene nel nostro Paese. “In Italia – conclude Melosi – la gestione della fauna selvatica continua ad essere improntata ad un barbaro dispregio delle competenze, che va sotto la propagandistica definizione di azioni concrete”.

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