“È un atto necessario e dovuto”. Così il ministro dell’Ambiente Sergio Costa commenta la decisione del Consiglio dei Ministri di impugnare la normativa delle province di Trento e Bolzano che permette la cattura e uccisione di lupi e orsi. “Le potestà di deroga ai divieti sulla fauna selvatica – prosegue il ministro – spettano allo Stato e non possono essere demandate agli enti locali. Abbiamo chiesto alle Province di modificare la legge, ma non è stato fatto, quindi non abbiamo avuto scelta”. “Interveniamo per porre rimedio ad un vulnus normativo e chiediamo alle Province di essere responsabili, mettendo da parte la propaganda per rendersi disponibili al dialogo costruttivo”, ha detto il ministro per i Rapporti con il Parlamento Riccardo Fraccaro.

L’impugnazione era stata annunciata dal ministro Costa già a luglio, al momento dell’approvazione delle leggi. Il cui testo autorizza, in deroga alla normativa nazionale, “il prelievo, la cattura o l’uccisione di esemplari” delle specie Ursus arctos e Lupus canis (orso bruno e lupo comune), per venire incontro alle richieste dei valligiani trentini e altoatesini, preoccupati dai frequenti attacchi dei predatori ai propri allevamenti. “Sono certo che in maniera integrata e condivisa si potranno attivare tutti quegli strumenti di prevenzione fondamentali per favorire la presenza dei grandi carnivori in natura, senza pesare sulle attività zootecniche tipiche di quei territori”, ha auspicato il titolare dell’Ambiente. Una legge analoga era stata annunciata anche dalla Regione Toscana: l’assessore aveva incontrato i colleghi trentino e altoatesino in un rifugio sul Passo Pordoi. Per gli ambientalisti, peraltro, si tratta non solo di una strategia sbagliata, ma anche di un favore alla lobby dei cacciatori in vista dei prossimi appuntamenti elettorali

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