Recentemente, uno dei blogger del Fatto Quotidiano, Ivo Mej, ha pubblicato un post in cui sosteneva che nessuno è mai stato sulla Luna e che era tutta la storia degli allunaggi era solo una messa in scena. Questo ha generato molte reazioni: è intervenuto lo sbufalatore in capo, Paolo Attivissimo e molti altri, alcuni dei quali hanno sostenuto che Il Fatto non avrebbe dovuto pubblicare questo post. E’ dovuto intervenire il direttore Peter Gomez dicendo che non condivideva l’opinione di Mej, ma che la giudicava innocua e che pertanto Mej era libero di esprimerla. Il che ha generato ulteriori critiche, come succede sempre.

A mio modesto parere, Gomez ha ragione. Io credo che esista la libertà di rendersi ridicoli se uno vuole. Non è listata esplicitamente nella dichiarazione universale dei diritti dell’uomo, ma mi sembra implicita nell’articolo 19 dove si dice che ognuno deve essere libero di esprimere le proprie opinioni. Dopotutto, c’è chi di mestiere si veste da pagliaccio e si prende delle torte in faccia, rendendosi ridicolo per portare a casa uno stipendio. Mej non ha fatto una cosa molto diversa per portarsi a casa qualche click sul web.

La cosa interessante, qui, non è tanto la pagliacciata della storia del complotto lunare quanto il fatto che ci sia più d’uno che crede che non sia affatto una pagliacciata. Non pochi sono straconvinti che l’allunaggio degli anni 60 sia stato tutto una messa in scena – un film di fantascienza. E non c’è soltanto il “Lunacomplottismo” ci sono le peggiori assurdità che girano sul Web: terrapiattisti, sciachimisti, freddofusionisti, climatonegazionisti, petrolioinfinitisti e altro ancora. Non solo queste assurdità non spariscono, ma sembrano guadagnare terreno. Come siamo arrivati a questo punto?

In teoria, il metodo scientifico dovrebbe permetterci di avere idee chiare su queste cose. Ma, nella pratica, pochi di noi passano il tempo a fare esperimenti scientifici: ci dobbiamo accontentare di quello che ci dicono gli scienziati che li fanno. Il problema è che dati e i risultati potrebbero essere falsificati e quindi dobbiamo aver fiducia in quello che ci viene raccontato. Se si perde la fiducia, non possiamo più credere in niente. Se non abbiamo fiducia in quello che ci raccontano gli astronauti, non c’è nessun modo per “provare” che sulla Luna ci sono stati veramente. Allo stesso modo, se manca la fiducia, è impossibile provare al di là di ogni dubbio che uno di noi è stato, diciamo, a Pescasseroli l’anno scorso.

E’ qui che le cose stanno andando male, anzi, malissimo: la perdita di fiducia sta pervadendo l’intera società. Pur senza dar ragione ai complottisti, va anche detto che non hanno tutti i torti a non fidarsi delle fonti di informazione ufficiali. Non so se vi ricordate di una frase attribuita al collaboratore di George W. Bush, Karl Rove, durante la guerra del Golfo: “Noi creiamo la nostra realtà”. Forse Rove non ha veramente detto così, ma rende bene l’idea dello scollamento fra il mondo reale e quello che si legge sui giornali o si vede in TV.

E allora, a chi dobbiamo credere? Io continuo a pensare che, pur con tutti i suoi limiti, la scienza mantiene ancora dei buoni meccanismi di auto-correzione. Certo, gli scienziati sono esseri umani, fanno errori e alle volte anche imbrogliano. Ma, di solito, come scienziato puoi essere sicuro che i tuoi colleghi faranno del loro meglio per farti scontare i tuoi errori per tutto il resto della tua carriera, se l’avrai. Quindi, verifichiamo quello che possiamo verificare ma, per carità, non cadiamo nel complottismo per partito preso. Se poi volete continuare a credere, per esempio, che la terra è piatta, che gli allunaggi non sono mai avvenuti, o che il cambiamento climatico è il risultato di un complotto di migliaia scienziati che si sono messi d’accordo per inventarsi tutto, beh, come dicevo, rendersi ridicoli è un diritto che non si dovrebbe negare a nessuno.

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