Da quasi dieci anni ilfattoquotidiano.it pubblica le notizie e le inchieste nella parte destra del sito e le opinioni in quella sinistra. Nella colonna dei blog vengono ospitati punti di vista di ogni tipo anche in contrasto con i nostri. Più di ottocento blogger scrivono a loro piacimento di argomenti più disparati, senza subire censure. Le regole da seguire per scrivere in un blog sono minime: non incitare all’odio, alla violenza, al razzismo, al sessismo, a pratiche dannose e poco altro.

Per il resto tutti i blogger sono liberi di dire quello che vogliono. I lettori sanno bene, perché è stato più volte chiarito, che i blog non rappresentano la nostra linea editoriale, ma sono una piazza dove ci si confronta e si dibatte. Una piazza di cui siamo orgogliosi perché dimostra che qui pratichiamo davvero la libertà di parola e di opinione. Purtroppo in Italia questo concetto liberale è difficile da comprendere.

È accaduto anche oggi quando un nostro blogger, Ivo Mej, che solitamente si occupa di politica, ha deciso di recensire un documentario che nega il primo sbarco sulla luna. Una tesi che a noi pare francamente surreale. Nel post il blogger dice però di pensarla come l’autore del documentario.

Bene, se il post avesse negato l’Olocauso, incitando così l’odio razziale, o avesse sostenuto tesi negazioniste rispetto a malattie come l’Aids, non sarebbe stato pubblicato. Ma affermare la “mia opinione è che lo sbarco non sia avvenuto”, non rappresenta un rischio per nessuno. Se non per l’autore del post che verrà da molti considerato un tipo un po’ eccentrico (per usare un eufemismo). Dire: “io non ci credo”, non significa infatti fare disinformazione scientifica. E chi lo sostiene non ha letto il post.

Eppure accuse di questo tipo non sono mancate. E se è umanamente comprensibile che il debunker Paolo Attivissimo, da me più volte in passato pubblicamente citato ed elogiato, se la sia presa perché il documentario recensito lo attacca frontalmente e abbia chiesto una mia smentita (cosa posso dire? Che qui in redazione tutti crediamo al contrario di Ivo Mej che l’uomo sia andato sulla luna?), a me pare però sbagliato che si sia rifiutato di replicare con una lettera con la seguente motivazione: io non ti regalo clic.

Vorrei chiarire a Attivissimo che un sito che fa 150 milioni di pagine viste al mese se offre la possibilità di intervenire o replicare (possibilità che offriamo sempre a tutti) non lo fa per fare traffico. Ma per permettere a chi vuole di argomentare le sue ragioni.

Di una cosa sono inoltre convinto. Scorrendo le critiche mi sono reso conto che molti hanno nei confronti della scienza lo stesso atteggiamento dei fanatici religiosi. Se Mej dice “io non ci credo”, la reazione, fortunatamente solo a parole, è analoga a quella di un estremista islamico nei confronti di chi dice “Dio non esiste”.

Credo che sia sbagliato. Se si hanno delle buone ragioni, non si reagisce dicendo tu non hai diritto di parola perché non ci credi, ma si dimostra coi fatti (la scienza è proprio questo) perché quella posizione è sbagliata.

Non replico invece qui alle contumelie di esponenti politici, iscritti a partiti, o di un paio di colleghi che sanno perfettamente cosa sono i blog e cosa sono gli articoli. Le loro parole sono animate solo dal desiderio di farci del male. Ma non ce ne lamentiamo, perché difenderemo sempre anche il loro diritto di parlare, e noi di dimostrare con i nostri articoli come facciamo giornalismo. Anche per questo pubblichiamo oggi una delle interviste che abbiamo preparato in vista del 20 luglio.

Giorno del primo sbarco sulla Luna.

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