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Produzione industriale, a maggio +0,9%. “Rimbalzo maggiore del previsto ma il trend di fondo resta debole”

L'indice Istat mostra che la crescita mensile riguarda tutti i settori con l’esclusione dell’energia ed è più accentuata per i beni strumentali. Paolo Mameli, senior economist della direzione studi e ricerche di Intesa Sanpaolo: "La volatilità registrata nel bimestre aprile-maggio potrebbe essere dovuta a fattori una tantum, di calendario e climatici"
Produzione industriale, a maggio +0,9%. “Rimbalzo maggiore del previsto ma il trend di fondo resta debole”
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Dopo i cali di marzo e aprile, a maggio la produzione industriale è rimbalzata più del previsto. Secondo l’Istat l’indice destagionalizzato è aumentato dello 0,9% rispetto ad aprile. Rispetto al maggio 2018 invece è calato dello 0,7%. Nella media del trimestre marzo-maggio, il livello destagionalizzato della produzione diminuisce dello 0,1% rispetto al trimestre precedente.

“Il dato è significativamente migliore del previsto”, ha commentato Paolo Mameli, senior economist della direzione studi e ricerche di Intesa Sanpaolo. Tuttavia, “la volatilità su base congiunturale registrata nel bimestre aprile-maggio potrebbe essere dovuta a fattori una tantum, al netto dei quali il trend di fondo per l’attività produttiva nell’industria resta debole“. L’andamento congiunturale di maggio “è simile a quello osservato negli altri principali Paesi dell’area euro (Germania: +0,7% m/m, Francia: +2,1% m/m), il che segnala che la volatilità registrata nel bimestre aprile-maggio possa essere dovuta a fattori di calendario e climatici“, aggiunge Mameli. L’industria dunque “dovrebbe comunque aver frenato il pil nel 2° trimestre” e serve “una decisa accelerazione nella seconda metà dell’anno per evitare una crescita piatta quest’anno”.

L’indice destagionalizzato mensile mostra un aumento congiunturale sostenuto per i beni strumentali (+1,9%) e un più modesto incremento per i beni di consumo (+0,9%) e i beni intermedi (+0,6%), mentre diminuisce il comparto dell’energia (-2,1%). I settori di attività economica che registrano variazioni tendenziali positive sono le industrie alimentari, bevande e tabacco e le altre industrie (+2,8% per entrambi i settori), la fabbricazione di apparecchiature elettriche e apparecchiature per uso domestico non elettriche (+1,4%). Le flessioni più ampie si registrano nelle industrie tessili, abbigliamento, pelli e accessori (-4,9%), nell’industria del legno, carta e stampa (-3,7%) e nella fabbricazione di articoli in gomma e materie plastiche, altri prodotti della lavorazione di minerali non metalliferi (-3,1%).

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